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Mrsic: "Questo pubblico merita più rispetto"


Lucaweb

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Scritto da:Francesco Caielli

Un raggio di sole in una serata da tregenda. Una faccia amica e

indimenticata, alla quale sono legati i ricordi più belli della

storia recente della Pallacanestro Varese. A guardare i biancorossi

di Magnano assistere inermi alla grandinata milanese c´era uno degli

ex più amati da tutti i tifosi varesini: Veljiko Mrsic, scudetto con

i Roosters nel `99, seduto accanto all´ex compagno e grande amico

Cecco Vescovi. Fa sempre piacere rivedere al PalaWhirlpool i

protagonisti degli allori più belli, testimoni vivi e tangibili di un

passato di cui andare orgogliosi e da coltivare ogni giorno per

impostare un futuro migliore. Sarebbe stato ancora più bello vedere

il buon Veljiko premiato in mezzo al campo prima della partita. Come

si faceva qualche tempo fa con gli ex più illustri, magari

regalandogli la sua maglia di un tempo. Fortuna che i tifosi lo hanno

visto, e non gli hanno fatto mancare il suo vecchio coro.

Ed è proprio a quei tifosi che Mrsic sente ancora suoi che è andato

il suo primo pensiero: <<Quello di Varese è un pubblico unico. E´

stato bellissimo tornare in quella che sento ancora come la mia casa

e vedere questa gente splendida. Ve lo dice uno che ha girato

l´Europa: è raro trovare una tifoseria così calda, civile e attaccata

alla propria squadra. Ancora una volta hanno dimostrato tutto il loro

amore per questi colori e questa maglia: loro per Varese danno tutto,

sia che la squadra vinca, sia che perda e giochi male>>.

In effetti sabato i tifosi hanno dato una notevole dimostrazione di

attaccamento e civiltà. Non è facile tifare così fino alla fine per

una squadra che nel primo quarto è sul 4 a 36...

E´ proprio quello che intendevo dire. Qualunque altra tifoseria se ne

sarebbe andata o avrebbe fatto casino. E avrebbe avuto anche ragione.

Invece loro no, hanno cantato e tifato fino alla fine.

E´ la terza volta che vedi la Varese di quest´anno: a Bologna fu un

meno 30, a Forlì con Siena meno 20. Ora Milano. Sarai tu che porti male?

Però sono migliorato... con l´Armani abbiamo perso solo di 13! La

prossima volta che vedrò Varese andremo ai supplementari. Comunque se

giustifico le sconfitte con Fortitudo e Montepaschi, non posso

perdonare quella nel derby. Negli altri due casi si vedeva che la

squadra stava attraversando un periodo di forma precaria, ed erano

partite che si potevano tutto sommato anche perdere. Ma con Milano,

no. Si vedeva chiaramente che alcuni giocatori si sentivano già in

vacanza, e non vedevano l´ora di tornarsene a casa. Hanno giudicato -

sbagliando - i playoff ormai irraggiungibili, e non hanno giocato.

Questo atteggiamento è imperdonabile. Non ci si può permettere di

comportarsi così vestendo la maglia di Varese, per di più in una

partita particolare come il derby. Questo pubblico merita più rispetto.

Tornerai presto da queste parti? Quali sono i tuoi programmi per il

futuro?

Voglio diventare un allenatore. Sto seguendo i corsi per prendere il

patentino, e alla fine dell´estate dovrei essere pronto per sedermi

in panchina.

Su quale?

Ancora non lo so. Per un anno mi sono riposato, staccando

completamente dal basket professionistico. Ho visto un sacco di

partite, mi sono divertito. Ma dalla prossima stagione voglio

iniziare una nuova vita, in un ruolo per me completamente nuovo.

Spagna, Croazia, Italia? Chi può dirlo?

Mrsic allenatore, un destino già scritto. L´intelligenza e la classe

immensa che metteva in mostra quando giocava gli erano valsi

l´appellativo di "coach in campo". Chiunque avrebbe scommesso su un

suo futuro in panchina. E l´accostamento - ardito ma nemmeno così

tanto - affascina e gela il sangue di ogni tifoso: Varese?

Sarebbe un sogno, dico solo questo. Ogni allenatore vorrebbe lavorare

in una piazza storica come Varese, con un pubblico così caldo. Per me

sarebbe addirittura fantastico, perché sono ancora legatissimo alla

vostra città. Su quella panchina si sono succeduti i più grandi, su

tutti il leggendario professore Aza Nikolic. Ma è presto per

parlarne, vedremo...

Francesco Caielli

Edited by Lucaweb
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