Lucaweb Posted June 15, 2008 Posted June 15, 2008 "Sono contento, mamma mia come sono contento". Non sono le prime, scontate parole di Giacomo Galanda tornato biancorosso. Ma è l´esternazione di gioia genuina e sincera di Gianfranco Castiglioni, felice per aver fatto questo regalo alla sua Varese, che si culla nell´entusiasmo rinnovato di tutti i tifosi. Una città che non vede l´ora di riabbracciare il suo eroe, uno di quelli che sette anni fa aveva consegnato a questa gente il sogno più bello: una Stella. Certo, i tempi sono cambiati e le persone pure, ma tutti, nell´apprendere del ritorno a Varese di Galanda, hanno ripensato a quell´11 maggio 1999. Anche lui: "Il ricordo di quella stagione con i Roosters - dice "Gek" - rimarrà sempre impresso nella mente e nel cuore: sono cose che non si cancelleranno mai. Una banda di ragazzini terribili ha insegnato a tutta Italia che si poteva vincere con una buona dose di entusiasmo e di faccia tosta. Un anno perfetto, che ricorderò come il più bello della mia carriera: mi ha lanciato nel grande basket e verso una serie di successi e soddisfazioni che non osavo nemmeno immaginare. Vincere a Varese è stata una soddisfazione unica e particolare". Cosa ha avuto di speciale quell´anno? Come la città ha festeggiato la vittoria, una gioia che non posso descrivere e che ancora mette i brividi. I festeggiamenti durati settimane, mesi, anzi: che durano ancora. Ogni volta che sono tornato a giocare a Varese da avversario guardavo lassù, verso il soffittto, e vedevo ancora le stelline che erano state lanciate quella sera sulla folla in festa. Alcune non erano cadute e sono rimaste lì. Guardarle ogni volta era un piccolo orgoglio personale. Ora il ritorno a Varese: certo, i tempi e le persone sono cambiate. Cosa si aspetta da questa stagione? Torno con grande, grandissimo entusiasmo. Ma è importante che la mia immagine non resti legata a quella del 1999. Sono un giocatore diverso, così come è diverso tutto il basket italiano. L´obiettivo sarà quello di creare un bel gruppo, dalla forte personalità, in grado di esaltarsi nei momenti positivi e di affrontare a testa alta quelli difficili. Vogliamo costruire una squadra vera: l´ambiente è quello giusto, i tifosi ci aiuteranno, sono fiducioso. Che idea si è fatto della squadra? So che devono arrivare altri giocatori, ma l´ossatura è quella dello scorso anno. Nell´ultima stagione ho visto che la Whirlpool ha patito qualche alto e basso di troppo: è partita bene, ma poi si è persa un po´ per strada, pur avendo delle ottime potenzialità. Errori da non ripetere. Cosa l´ha convinta ad accettare l´offerta di Varese? Il grande entusiasmo con cui la società mi ha cercato e voluto: con questa premessa è sempre più facile far bene. Sapeva che, prima o poi, sarebbe tornato? Solitamente quando lascio una squadra non mi guardo mai indietro. Mi concentro sul futuro, sulla nuova realtà in cui sto per andare. Ma con Varese è stato diverso: Varese non l´ho proprio mai cancellata dal cuore. La trattativa è stata piuttosto breve: ha deciso in un attimo? Varese mi aveva già cercato tempo fa, ma io avevo un contratto con Milano da rispettare e una stagione da finire. Ci siamo lasciati con la promessa di risentirci a stagione finita. Una volta che la mia strada e quella di Milano si sono divise, ho scelto Varese in un attimo. A Varese ritroverà luoghi e persone ancora cari. Quali ricorda con più affetto? Senz´altro la birreria La Botte, luogo unico, che non è mai cambiato negli anni e che ritroverò identico. Come persona non posso che citare capitan De Pol e il grande Sandro Galleani: lui è davvero un´istituzione a Varese. E poi tanti posti che ho amato e che non vedo l´ora di tornare a frequentare, amici che ho lasciato e che ritroverò. Anche se il mio distacco con la città di Varese non è stato traumatico: appena potevo tornavo a fare un giro, sono capitato spesso da queste parti. Quello che invece mi è mancato è ciò che era legato alla pallacanestro: il mio posto in spogliatoio, l´odore del palazzetto. Alla prima partita, finalmente, andrò a fare riscaldamento dalla parte giusta. A Varese troverà Ruben Magnano. Ha già avuto modo di conoscerlo? Lo conosco perché ci ha battuti nella finale olimpica ad Atene. E poi l´ho incontrato sui campi in Italia. Certo, è difficile parlare di un allenatore prima di avere lavorato un po´ con lui. Tra coach e giocatore si instaurano ogni volta dei rapporti particolari, sempre diversi. Vedremo. La mia conoscenza si limita a quanto mi ha detto De Pol, ma avrò modo di approfondirla. So che è un vincente, uno molto bravo a gestire gruppi di giocatori forti. Di sicuro posso dire che io gli allenatori li odio tutti, perché mi fanno sgobbare. E da quanto mi hanno detto, Magnano è uno che in palestra ci dà dentro parecchio... Francesco Caielli
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