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"Sono contento, mamma mia come sono contento". Non sono le prime,

scontate parole di Giacomo Galanda tornato biancorosso. Ma è

l´esternazione di gioia genuina e sincera di Gianfranco Castiglioni,

felice per aver fatto questo regalo alla sua Varese, che si culla

nell´entusiasmo rinnovato di tutti i tifosi. Una città che non vede

l´ora di riabbracciare il suo eroe, uno di quelli che sette anni fa

aveva consegnato a questa gente il sogno più bello: una Stella.

Certo, i tempi sono cambiati e le persone pure, ma tutti,

nell´apprendere del ritorno a Varese di Galanda, hanno ripensato a

quell´11 maggio 1999. Anche lui: "Il ricordo di quella stagione con i

Roosters - dice "Gek" - rimarrà sempre impresso nella mente e nel

cuore: sono cose che non si cancelleranno mai. Una banda di ragazzini

terribili ha insegnato a tutta Italia che si poteva vincere con una

buona dose di entusiasmo e di faccia tosta. Un anno perfetto, che

ricorderò come il più bello della mia carriera: mi ha lanciato nel

grande basket e verso una serie di successi e soddisfazioni che non

osavo nemmeno immaginare. Vincere a Varese è stata una soddisfazione

unica e particolare".

Cosa ha avuto di speciale quell´anno?

Come la città ha festeggiato la vittoria, una gioia che non posso

descrivere e che ancora mette i brividi. I festeggiamenti durati

settimane, mesi, anzi: che durano ancora. Ogni volta che sono tornato

a giocare a Varese da avversario guardavo lassù, verso il soffittto,

e vedevo ancora le stelline che erano state lanciate quella sera

sulla folla in festa. Alcune non erano cadute e sono rimaste lì.

Guardarle ogni volta era un piccolo orgoglio personale.

Ora il ritorno a Varese: certo, i tempi e le persone sono cambiate.

Cosa si aspetta da questa stagione?

Torno con grande, grandissimo entusiasmo. Ma è importante che la mia

immagine non resti legata a quella del 1999. Sono un giocatore

diverso, così come è diverso tutto il basket italiano. L´obiettivo

sarà quello di creare un bel gruppo, dalla forte personalità, in

grado di esaltarsi nei momenti positivi e di affrontare a testa alta

quelli difficili. Vogliamo costruire una squadra vera: l´ambiente è

quello giusto, i tifosi ci aiuteranno, sono fiducioso.

Che idea si è fatto della squadra?

So che devono arrivare altri giocatori, ma l´ossatura è quella dello

scorso anno. Nell´ultima stagione ho visto che la Whirlpool ha patito

qualche alto e basso di troppo: è partita bene, ma poi si è persa un

po´ per strada, pur avendo delle ottime potenzialità. Errori da non

ripetere.

Cosa l´ha convinta ad accettare l´offerta di Varese?

Il grande entusiasmo con cui la società mi ha cercato e voluto: con

questa premessa è sempre più facile far bene.

Sapeva che, prima o poi, sarebbe tornato?

Solitamente quando lascio una squadra non mi guardo mai indietro. Mi

concentro sul futuro, sulla nuova realtà in cui sto per andare. Ma

con Varese è stato diverso: Varese non l´ho proprio mai cancellata

dal cuore.

La trattativa è stata piuttosto breve: ha deciso in un attimo?

Varese mi aveva già cercato tempo fa, ma io avevo un contratto con

Milano da rispettare e una stagione da finire. Ci siamo lasciati con

la promessa di risentirci a stagione finita. Una volta che la mia

strada e quella di Milano si sono divise, ho scelto Varese in un attimo.

A Varese ritroverà luoghi e persone ancora cari. Quali ricorda con

più affetto?

Senz´altro la birreria La Botte, luogo unico, che non è mai cambiato

negli anni e che ritroverò identico. Come persona non posso che

citare capitan De Pol e il grande Sandro Galleani: lui è davvero

un´istituzione a Varese. E poi tanti posti che ho amato e che non

vedo l´ora di tornare a frequentare, amici che ho lasciato e che

ritroverò. Anche se il mio distacco con la città di Varese non è

stato traumatico: appena potevo tornavo a fare un giro, sono capitato

spesso da queste parti. Quello che invece mi è mancato è ciò che era

legato alla pallacanestro: il mio posto in spogliatoio, l´odore del

palazzetto. Alla prima partita, finalmente, andrò a fare

riscaldamento dalla parte giusta.

A Varese troverà Ruben Magnano. Ha già avuto modo di conoscerlo?

Lo conosco perché ci ha battuti nella finale olimpica ad Atene. E poi

l´ho incontrato sui campi in Italia. Certo, è difficile parlare di un

allenatore prima di avere lavorato un po´ con lui. Tra coach e

giocatore si instaurano ogni volta dei rapporti particolari, sempre

diversi. Vedremo. La mia conoscenza si limita a quanto mi ha detto De

Pol, ma avrò modo di approfondirla. So che è un vincente, uno molto

bravo a gestire gruppi di giocatori forti. Di sicuro posso dire che

io gli allenatori li odio tutti, perché mi fanno sgobbare. E da

quanto mi hanno detto, Magnano è uno che in palestra ci dà dentro

parecchio...

Francesco Caielli

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