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Andrea Meneghin:"Lascio il parquet, è la cosa più giusta"


Lucaweb

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di Francesco Caielli

Ci speravano tutti. Tutti, nel loro intimo, sognavano che Andrea

Meneghin sarebbe tornato a giocare a pallacanestro - anche solo per

poco, anche solo qualche minuto - per la sua Varese. Troppi anni sono

passati, troppe storie sono state raccontate e scritte: il Menego, il

suo numero undici, la sua classe fanno parte del patrimonio e del

panorama della città. Impossibile pensare a una squadra senza di lui.

Invece Andrea non giocherà. Una scelta difficile ma presa con grande

serenità e dignità, una scelta dettata da una condizione fisica che

non gli avrebbe permesso di essere quello di sempre. "E´ la decisione

migliore - confessa sorridendo il Menego - è la cosa più giusta". E

nel vedere i suoi occhi traboccare tranquillità, in un attimo, ci si

convince che ha ragione lui. "Ho parlato con la società - continua -

e gli ho comunicato la mia decisione. Fino all´ultimo loro hanno

sperato in un mio eventuale rientro, mi hanno aspettato, hanno

lasciato aperte le porte. Di questo li ringrazio, ma non ce la

faccio. E´ meglio così, per tutti". Nella mente passano veloci e

beffarde le mille immagini che legano la storia di Varese al Menego,

i suoi numeri, i suoi canestri. E piano piano la gola si chiude in un

groppo maligno di tristezza che non lascia parlare né respirare. Si

chiude una delle carriere più belle che la pallacanestro abbia mai

raccontato: sono quelle notizie che nessuno vorrebbe mai sentire,

quelle notizie che ti svuotano, ti rovinano la giornata e ti lasciano

in bocca un gusto amaro e insopportabile. Ma Andrea Meneghin e la

pallacanestro continueranno a vivere in simbiosi e a camminare a

braccetto, convinti entrambi che l´uno non può proprio fare a meno

dell´altra. "Mi piacerebbe continuare - spiega Andrea -, vorrei

restare nell´ambiente. Mi affascina l´idea di intraprendere una

carriera di allenatore, chissà... Ho chiesto alla società di essere

inserito nei quadri tecnici: per seguire di persona gli allenamenti

di Magnano e imparare qualcosa da un tecnico serio e meticoloso nella

preparazione del lavoro e delle partite. Il mio ruolo è ancora tutto

da definire, ne parleremo nei prossimi giorni". Decisione che viene

accettata con serenità anche da chi il Menego lo ha davvero visto

crescere. Gianni Chiapparo non nasconde la sua tristezza, ma

comprende e apprezza la scelta del suo Andrea: "E´ una decisione sua,

una scelta di vita. Il ragazzo ci ha pensato e ha valutato ogni

possibilità: se è giunto a questa conclusione significa che era la

cosa più giusta. Da un lato non posso che essere molto dispiaciuto,

come è ovvio che sia: ho iniziato a lavorare con lui che era un

ragazzino e l´ho sempre seguito nella sua straordinaria carriera.

D´altro canto sono felice della sua decisione di restare con noi, di

non chiudere con il basket, di provare a fare l´allenatore".

Ed ecco che come per incanto, nello spazio di un attimo, quella che

pareva la notizia più brutta si trasforma in una storia bellissima,

da raccontare e da vivere.

Varese questa mattina si è svegliata più tranquilla, un po´ più

serena. Potrà continuare a coccolarsi il figlio che ama più di ogni

altro, sapendolo ancora felice.

Francesco Caielli

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