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Gianni Chiapparo: "Impauriti e molli, abbiamo realizzato i nostri incubi"


Lucaweb

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di Francesco Caielli

La partita più brutta dell´anno. A Biella Varese era chiamata a dare

delle risposte, confermare quanto di buono aveva messo in mostra

nelle ultime settimane e mostrare ulteriori progressi. Magnano e i

suoi uomini invece hanno messo in mostra il loro volto peggiore: ai

duecento tifosi presenti sugli spalti del palazzetto piemontese, e a

quelli seduti davanti agli schermi di Sky è tornata in mente la

squadra sciagurata dello scorso anno. Quella che si scioglieva

davanti alla prima difficoltà, quella che lontano da Masnago non

sapeva giocare, quella composta da tanti solisti freddi e senza

cuore. E a tutti è corso lungo la schiena un brivido di terrore. Si

può perdere una partita, specie su un campo caldo e difficile come

quello di Biella (resta da capire, allora, quali siano i campi

facili), non si può perdere senza lottare. A Biella Varese ha preso

una batosta storica, per le dimensioni e per il modo con cui è

maturata. Una batosta che fa male, e che fa riflettere.

Ruben Magnano, in conferenza stampa, non è stato in grado di fornire

spiegazioni circa la partitaccia giocata dai suoi. Prova a farlo

Gianni Chiapparo: "E indubbio che domenica si sia vista la peggior

Varese della stagione. Una partita brutta: non abbiamo praticamente

mai difeso, se non qualche minuto nel secondo quarto. Però non siamo

mai riusciti a prendere in mano il ritmo della gara, mai abbiamo dato

l´impressione di poterla svoltare a nostro favore".

E´ possibile trovare delle motivazioni?

Ho visto i giocatori molto tesi, preoccupati, a volte anche smarriti.

Non sembravano quelli che ho avuto modo di conoscere in questi mesi,

quelli che anche il pubblico ha ammirato nelle altre sette partite di

campionato. Abbiamo avuto paura di Biella. Siamo entrati in campo con

il terrore che loro si mettessero a giocare come sanno, che ci

massacrassero con il tiro da fuori, che venissero fuori le loro

grandi individualità. Cose che sono puntualmente avvenute, perché noi

non abbiamo fatto nulla per impedirlo. Quando hai paura di qualcosa

hai due scelte: o combatti e cerchi di sconfiggere ciò che ti

spaventa, oppure ti nascondi in un angolo e speri che tutto vada

bene. Noi abbiamo fatto la seconda cosa.

Può essere questa paura l´unico motivo per cui la squadra ha giocato

così?

Siamo entrati in campo con l´atteggiamento sbagliato, e non siamo

riusciti a cambiarlo nel corso della partita. E poi paghiamo una

rilassatezza generale, che si è notata nelle ultime due settimane di

allenamento.

Si è abbassato il livello degli allenamenti?

Attenzione, non fraintendete. La quantità di lavoro che la squadra

sostiene giornalmente è sempre la stessa: i ragazzi, tutti, si

allenano tantissimo. La qualità, invece, a mio avviso si è un po´

abbassata.

C´è di che preoccuparsi?

Certamente si. Perché sulla nostra strada incontreremo tantissime

squadre come Biella, che non regalano nulla e sono pericolosissime,

abili a sfruttare ogni tua debolezza. Con l´atteggiamento che abbiamo

avuto domenica continueremo a prendere scoppole: a Capo d´Orlando, a

Scafati, a Montegranaro, a Teramo, a Udine.

Qual è la ricetta per invertire subito la rotta?

Dobbiamo recuperare lo spirito di sacrificio che domenica scorsa

abbiamo dimenticato a casa. Bastava vedere le facce dei giocatori:

svuotate, spente, assenti. Dobbiamo smettere di avere paura dei

nostri avversari, chiunque essi siano. Io sono fiducioso: non mi sono

esaltato dopo le quattro vittorie in fila, non mi deprimo adesso.

Però sono amareggiato: perché a Biella abbiamo perso senza lottare. E

questo non lo posso accettare.

Francesco Caielli

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