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"Varese può osare, lo dimostra la Vidivici"


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di Massimo Turconi

Se fosse un film, sarebbe "Gek bacia tutti...".

Titolo parafrasato dalla famosa pellicola di Giovanni Veronesi e buono per descrivere il "nirvana" che Giacomino Galanda ha ritrovato sotto il Sacro Monte. Galanda manda baci e ringraziamenti per la felice scelta estiva e il mondo del basket, all'unanimità, ricambia con pari gesti d'affetto, congratulazioni, ideali strette di mano e un briciolo di stupore per il brillantissimo avvio di campionato prodotto dal lungo udinese. Bastava sentire, domenica scorsa, in sala stampa i commenti ammirati di coach Franco Ciani. Oppure, in tribuna, quelli dei colleghi livornesi i quali, dopo l'ennesima tripla realizzata da Galanda, per gli ascoltatori di una radio labronica, un po' a malincuore esclamavano: "Sì, Galanda, a Varese, è proprio rinato!".

"Sono troppo "vecchio" del mestiere per non sapere che dietro tutti questi complimenti c'è sempre un pizzico di esagerazione che - dice con un certo distacco Galanda -, è parte integrante del mondo dello sport. In questo ambiente un giorno sei un fenomeno e quello dopo non conti più nulla perché, si sa, coerenza e obiettività di giudizio a volte sballano. Ma questi sono gli aspetti che, per certi versi, rendono gradevole e stimolante il nostro ambiente. Nello sport sai che non puoi mai sederti e dire: «Ah, quanto sono bravo. In ogni partita, competizione o stagione sai che devi ripartire e rimetterti in gioco. Sai pure che non ti sarà dato il tempo per cullare vittorie e successi di ieri».

- Però è innegabile che il Galanda, che stiamo vedendo a Varese, è abbastanza diverso da quello che, lo scorso anno, vagava per il parquet milanese...

«Probabilmente è vero ma non nelle valutazioni che giudico, appunto, "esagerate". Nell'anno trascorso all'Armani Jeans il commento più delicato, che ascoltai nei miei confronti, fu di un "Galanda ormai bollito". In realtà, così come non mi sentivo cotto lo scorso anno, non credo adesso di essere diventato una "stella". Semplicemente, nella vita di un atleta, può capitare di infilare un'annata negativa o di trovarsi in un contesto non esattamente perfetto. Poi, se proprio vogliamo spaccare il capello in quattro, nel giudicare la mia stagione milanese bisognerebbe allargare il quadro e, per esempio, dire che la mia

avventura in Eurolega fu di alto livello anche sotto il profilo dei "freddi numeri". Comunque - taglia corto Giacomo -. Milano ormai è acqua passata e io sono strafelice di aver scelto la Whirlpool e grato ai dirigenti per l'opportunità offerta: Varese, senza essere una sorta " fonte miracolosa", resta un ambiente nel quale lavorare è facile, bello e coinvolgente. Ad ogni modo sono consapevole che l'argomento "rinascita" di Galanda rappresenterà il tormentone della stagione».

- Dopo dodici giornate un quinto, sesto posto in classifica che rispecchia la terza fila nella sua... griglia di partenza.

"Premetto che, per puro amore di contraddittorio, avevo indicato Varese in terza fila per dare un pronostico diverso di quello del vostro caporedattore Giancarlo Pigionatti. Detto questo, giudico positivamente il cammino della nostra squadra anche se rimane il rammarico per quel cattivo inizio, peraltro fortemente "viziato" dal calendario. Sono sicuro che se gli appuntamenti contro Fortitudo, Milano e Treviso fossero stati più sgranati, adesso ci troveremmo a discutere di una classifica diversa. Certamente migliore. Tuttavia, sono contento perché il gruppo ha via, via dimostrato solidità psicologica e, a parte gli episodi di contro Biella e Livorno, anche, una buona attitudine mentale, ovvero identità tecnica, coesione e costante voglia di migliorare».

- Avete la convinzione che, in un campionato così livellato, con un atteggiamento mentale diverso le vostre prospettive potrebbero mutare totalmente..

«Sì. Qualche volta in spogliatoio ne abbiamo anche parlato ma - scherza Galanda -, il problema è che ne parlano anche i nostri avversari. Voglio dire che, con questo equilibrio, tutte le squadre sentono possibile la grande impresa e di conseguenza aumentano il livello di ambizione. Noi puntiamo ai playoff e, a mio parere, tutto quello che potrà arrivare in più, sarà legato alla capacità di migliorare il nostro livello mentale e di gioco. L'esempio viene proprio dalla Vidivici. Bologna, organico alla mano, probabilmente non è la squadra migliore ma è quella che gioca meglio e in modo più continuo. Varese ha le qualità per arrivare agli stessi livelli ma deve migliorare ancora tanto. E può farlo tranquillamente».

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