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"C'era confusione in campo e non si capiva nulla"


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di Samuele Giardina

VARESE Luogo: l’aerostato (alias palasport) di Capo d’Orlando. Il momento: gli ultimi nove secondi di una gara da lui stesso appena pareggiata con due tiri liberi. Il finale: di quelli un po’ così. Alvin Young palla in mano passa la metà campo e Aleksandar Capin lo manda alla sua destra perché lì, teoria, ci sarebbe dovuto essere un raddoppio. Risultato: tutto ciò non succede e nulla può anche la chiusura di Howell a protezione del canestro perché Young segna in acrobazia e Varese perde. Un pasticciaccio. A mente fredda, una cassata siciliana con due zeta.

Aleksandar Capin, è possibile un’analisi riguardo gli ultimi nove secondi di Capo d’Orlando?

Non lo so, davvero non lo so. E’ stato una specie di black-out, forse abbiamo perso concentrazione, forse non ci siamo capiti, di sicuro abbiamo sbagliato pagandone le conseguenze.

Eppure era appena stato chiamato un timeout.

Devo ripetermi, c’è stato un black-out che ha coinvolto tutti. Sicuramente sarebbe stato meglio se fossimo riusciti a raddoppiarlo facendogli così interrompere il palleggio, meglio se appena passata la metà campo. Però è andata diversamente anche perché Alvin Young è stato molto bravo e veloce; sia sulla rimessa dalla loro linea di fondo (vanificando il nostro tentativo di negargli la ricezione) che poi nel volare verso il nostro canestro per realizzare due punti non facili.

Sconfitta dettata solo dall’episodio finale, quindi?

Non credo perché, a prescindere dal fatto che siamo stati bravi a recuperare il passivo negli ultimi cinque minuti, in molti altri momenti della partita e in troppe situazioni tecniche sarebbe servita una prestazione decisamente più convincete e intelligente. Ancora una volta, soprattutto in trasferta, abbiamo mostrato troppi alti e bassi; non sempre può andare a finire come a Cantù. In un eventuale supplementare non mi sento di dire che saremmo stati favoriti, forse avremmo avuto un po’ di inerzia a favore, ma non so.

Piuttosto, a Cantù si muoveva davvero tanto il canestro sui suoi quattro tiri liberi che hanno deciso il secondo supplemntare?

Tanto tanto solo sull’ultimo tentativo, poco altro da aggiungere sull’episodio.

Pensiamo al futuro che è meglio?

Meglio pensare al fatto che ora con la Vitus ci aspetta la classica partita vincere o morire; ovvero vincere o rischiare di stare fuori dalle finali di Coppa Italia. Comunque, meglio così, significa che di sicuro non ci saranno i cali di tensione di domenica scorsa anche perché giochiamo in casa e il nostro pubblico sarà fondamentale.

Carter:

VARESE A Scafati cornuto e mazziato, a Cantù eroe, a Capo d’Orlando indagato come tutta Varese di leggerezza. Un fallo non fallo su un tiro non tiro, una magata, nove secondi di vago vagare di tutta la squadra per il parquet. Due beffe e uno sberleffo (ai cugini della Brianza). Tre finali per tre Keith Carter; un Keith Carter, per parlare di tre finali. Punto, e per il biglietto che vale la Coppa Italia, si torna da Capo.

Keith Carter, se li va proprio a cercare i finali complicati?

Se serve, io ci sono; a volte va bene, a volte meno.

Domenica cos’è successo?

Non lo so, tanta sfortuna, alcuni malintesi, un raddoppio che forse non è avvenuto; il risultato è che abbiamo difeso malissimo sull’azione decisiva.

Lei era dove doveva essere?

Loro hanno attaccato con uno schieramento che prevedeva un uomo alto (Young a portare palla) e quattro molto bassi. Io, sulla rimessa, sono andato a disturbare per cercare di negare la ricezione a Young, poi un po’ tutti abbiamo fatto molta confusione restando schiacciati addosso agli altri quattro avversari finendo con il lasciare Capin a vedersela in uno contro uno di fronte a un grande attaccante come Alvin Young che, va detto, è stato bravo. Non era semplice segnare in quelle condizioni.

Si è perso solo per questo?

No, purtroppo; molte cose potevano essere fatte meglio. Per esempio abbiamo lasciato troppe seconde opportunità di tiro, non siamo stati abbastanza intelligenti e concentrati. Così è difficile vincere.

Però lo stavate per fare ugualmente.

Siamo stati bravi a rientrare da meno undici nell’ultimo periodo ma non ci si può accontentare di questo.

Come sarebbe andato l’ipotetico supplementare?

Forse avremmo vinto, venivamo da una rimonta, Capo d’Orlando era più stanca e con meno uomini da ruotare.

Mettiamo una pietra sopra al finale di Scafati, che dice?

Che ho fatto fallo ma che mai e poi mai Smith era in azione di tiro. Certo, ci ha provato, è stato furbo e anche io l’avrei fatto ma quello non è stato un fischio giusto.

Parliamo di cose belle, il tiro di Cantù?

Ero sicuro di segnare.

Sia onesto.

Era la cosa che serviva, ho reagito bene, ho dovuto saltare indietro e pure a destra, è andata. Però per me (ridendo, ndr), quando tiro, è sempre canestro. E poi, in quell’ambiente, è stata una cosa speciale decidere la partita.

La Virtus?

Saremo con i nostri tifosi, sarà decisiva per l’accesso alle finali a otto di Coppa Italia, loro sono primi in classifica, verrà trasmessa in diretta nazionale a mezzogiorno: ci sono troppe ragioni per giocare bene questa partita.

Samuele Giardina

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