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di Damiano Franzetti

VARESE Quelle sfide tra Varese e Virtus le viveva in prima persona, con l'onere e l'onore di passare la palla a gente come Corny Thompson o di marcare campioni come Brunamonti. Oggi Massimo Ferraiuolo, classe 1965, che ha da poco appeso le scarpe al chiodo («con dispiacere e con l'idea fissa di provare ad allenare i giovani») a causa di un fastidio al tendine d'Achille, torna volentieri a partite incastonate nella storia della pallacanestro italiana.

Ottobre '89, da una parte la Ranger con Wes Matthews, dall'altra la Knorr con Ray Richardson. Varese vinse 87-64, Wes ne fece 28, Rusconi 12 con 15 rimbalzi e 7 stoppate. Cosa si ricorda?

Di quella partita in sé non mi torna nessun particolare preciso e ciò è grave visto il bel risultato finale: è evidente che io stia invecchiando. Però quei numeri spiegano da soli molte cose. Matthews era una cosa straordinaria: dove giocava, a Masnago o fuori casa, il parquet si illuminava sotto i suoi piedi. Se ci ripenso mi viene il rimpianto: fosse stato con noi fino alla fine, forse neppure l'infortunio a Sacchetti ci avrebbe fermato come invece è accaduto nella finale contro la Scavolini.

Matthews è stato il compagno più forte con cui lei ha giocato?

Wes è stato il più talentuoso al pari di Reggie Theus. Però Matthews era più vincente: quando bisognava chiudere le partite era semplicemente incontenibile. Allora si diceva che Pat Riley, allenatore dei grandi Lakers, lo avesse descritto come «il giocatore con il maggior talento che io abbia avuto, dopo Magic Johnson». Se poi avesse avuto il cervello chissà cosa avrebbe combinato.

Lui con Magic e con quei Lakers vinse due titoli Nba.

Già: girava per il centro di Varese con quei due anelli mostruosi alle dita che per Wes erano un motivo di enorme orgoglio. Sembrava volesse farli baciare alla gente che incontrava. Con noi fu anche un grande compagno, anche se di certo non era un esempio in allenamento. Correva se ne aveva voglia e durante le riunioni si muniva di walkman e cuffie e si isolava mentre il coach parlava. Sacco si arrabbiava e alla fine si arrivò alla rottura dopo la squalifica che Wes si beccò per gli sputi agli arbitri. Ecco, rispetto a Theus lui era molto meno scafato, forse meno furbo.

Poi di là, sulla sponda bianconera, c'era "Sugar". Ricordi su di lui?

Un altro pazzo assoluto, capace di creare situazioni incredibili con un pallone tra le mani. Richardson, come Matthews, era una vera stella Nba: uno che oltre allo spettacolo incantevole univa una voglia matta di vittoria. Credo che a Bologna abbiano visto passare tanti campioni, ma in pochi possono essere paragonati a lui. E poi era "cattivo". In un'altra occasione diede vita alla famosa rissa con Clemon Johnson, Franklin Johnson e Rusconi che finì con una marea di espulsi: lui si beccò cinque giornate di squalifica, gli altri due. Varese-Virtus non era e non è una partita come tutte le altre.

Damiano Franzetti

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