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di Massimo Turconi

I suoi viaggi al Sud sono, quasi sempre, proficui. Decisivo nella trasferta vittoriosa di Napoli, molto importante in quella, ugualmente di successo, colta ad Avellino. Evidentemente per Alexandar Capin, che la "prima" Italia l'ha assaggiata a Reggio Calabria, giocare sotto la linea gotica porta con sé motivazioni speciali e un fascino sempre particolare. «No - risponde scherzando Alexander - non si tratta di questioni geografiche ma, piuttosto, di situazioni legati al "periodo" della partita. L'appuntamento di Napoli arrivava dopo lo sberlone che avevamo subito a Biella. Quello di Avellino è giunto dopo la doppia battuta d'arresto contro Milano e Treviso. In entrambe le gare avevamo molto da farci perdonare e tanto da dimostrare. Per questo motivo, forse, siamo scesi in campo

con grande concentrazione e pronti a giocare una partita di notevole solidità mentale. Così è stato e, a conti fatti, tutto è filato liscio come l'olio...».

- Ad Avellino avete messo in vetrina una prestazione di eccellente spessore balistico....

«Abbiamo giocato bene e soprattutto siamo cresciuti col crescere della partita, aumentando la pressione difensiva e l'efficacia in attacco. In modo particolare, là davanti abbiamo ritrovato, come dice coach Ruben Magnano, la voglia di fare quel passaggio in più che, invece, ci era mancata in precedenza. Questo aspetto, che peraltro ha segnato tutte le nostre vittorie più belle e importanti, rappresenta il nostro segreto, ma è pur vero che non sempre siamo stati in grado, per così dire, di rivelarlo...».

Capin non lo dice, ma un altro "segreto", a volte fin troppo custodito, è nel rendimento della coppia di playmaker. Quando Alex e Billy Keys girano, tutta Varese funziona a meraviglia: i 20 punti, 4 assist e 5 rimbalzi costituiscono un bottino significativo. Quando numeri e presenza calano, la Whirlpool accusa il contraccolpo. Insomma, i registi di Varese, sempre sotto l'occhio delle telecamere: cosa pensa in merito Alexandar? La "salute" di Varese è nelle vostre mani? «Sia Billy che il sottoscritto siamo consapevoli di esercitare un ruolo fondamentale all'interno del gruppo anche se, personalmente, continuo a ritenere il basket un finissimo gioco di squadra, nel quale ognuno deve svolgere al meglio la sua parte e tutti devono lavorare per far sì che i tutti meccanismi si incastrino alla perfezione. Poi, è inevitabile che tocchi a noi il compito di attivarli, di metterli in moto, farli rendere al meglio e, purtroppo, in questa stagione non sempre si è verificato. Chiaro, dopo le partite perse contro Milano e Treviso ho letto le critiche ed ero abbastanza triste, non solo per le sconfitte, ma anche per

la sensazione di non aver dato il meglio contro i pari ruolo di Armani e Benetton. Tuttavia, credo che la nostra sia una coppia ben assortita».

- Le vostre ambizioni domenica pomeriggio verranno "misurate" dalla capolista Siena... «La formazione toscana è quella che, finora, ho visto giocare meglio e mettere in mostra un eccellente equilibrio tra aggressività difensiva e talento offensivo. Ha tanti giocatori con forza fisica e "taglia" atletica in tutti i ruoli. Di più, gioca bene di squadra, esegue con ordine in attacco e lavora forte in difesa».

- Insomma, una squadra senza punti deboli e quindi imbattibile... «Quando viaggi con un record di 18 vinte e 3 perse, parlare di punti deboli può sembrare esagerato. Forse, l'unico tallone d'Achille è la mancanza di un cambio all'altezza per McIntyre, ma finché

il play americano gioca 40 su 45 minuti come ha fatto a Napoli, penso che dalle parti di Siena nessuno si lamenti. Noi, in ogni caso, proveremo a scoprire quel nervo e punteremo anche sugli aspetti mentali del match. Quella di Siena è per noi una grossa opportunità: i toscani avranno pressione addosso e l'obbligo di non perdere colpi in casa. Poi, se la legge dei grandi numeri vale qualcosa...».

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