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di Francesco Caielli

Rolando Howell ci prova. Durante l´allenamento, nelle pause mentre

gli altri vanno a bere, lui prende in mano il pallone e si mette in

lunetta. Quattro o cinque tiri liberi provati in scioltezza, senza

avere addosso la pressione della partita, senza l´assillo di dover

segnare a tutti i costi. Niente da fare: il risultato è lo stesso e

le percentuali non cambiano. Rolando Howell e i tiri liberi proprio

non riescono ad andare d´accordo. Eppure, nella sua prima esperienza

italiana a Capo d´Orlando, il lungo della South Carolina aveva

dimostrato di non essere così male nella specialità, tirando con

medie superiori al 60 per 100. Ma dopo il suo approdo a Varese le

cifre di Rolando sono cadute in picchiata: 46.8 lo scorso anno, 39.3

nella stagione in corso. Il peggiore dell´intera serie A. "E dire -

spiega il centro biancorosso - che io ci sto lavorando, davvero. Ogni

giorno mi metto da parte, in compagnia di Meneghin che cerca di

spiegarmi come migliorare la mia tecnica di tiro".

Eppure, i risultati ancora non si vedono. Come mai?

Non lo so, io credo che sia un problema di tecnica, ma anche - e

forse soprattutto - di testa. Per tirare bene i liberi bisogna andare

in lunetta con la mente sgombra e libera. Evidentemente io non ci

riesco.

E´ questo il motivo per cui a Capo d´Orlando li tirava bene?

Probabilmente si. Ero giovane, spensierato, e giocavo in un

campionato in cui c´erano molte meno pressioni.

Avere percentuali così basse è un problema per la squadra. Lo capisce?

Lo vedo e ci sto male. Il coach è costretto a tenermi in panchina nei

minuti decisivi, perché altrimenti gli avversari mi mandano subito in

lunetta. In questo modo non posso dare il mio contributo sul campo, e

la cosa mi fa soffrire.

Soluzioni?

Io continuo a lavorarci, giorno dopo giorno. E sono convinto che

riuscirò a migliorare. Lo prometto a tutti i tifosi.

Intanto sta per iniziare il periodo decisivo della stagione. Un mese

intenso, nel quale si giocherà otto volte e si definirà la griglia

dei playoff. Ottimista?

Innanzitutto dico che questa parte della stagione è quella che

preferisco. Le partite sono tutte dure, toste, decisive e si gioca

alla morte: è più divertente. Sono ottimista, perché credo che questo

sia l´anno buono per raggiungere i playoff e per giocarli da

protagonisti. Certo, non sarà per nulla facile, perché la classifica

è molto corta e ci sono tante squadre in lotta per pochi posti.

E cosa la rende così ottimista?

Il gruppo di quest´anno è ottimo, siamo una squadra che gioca bene

insieme, e rispetto all´anno scorso abbiamo molto più talento,

soprattutto dal punto di vista offensivo. Purtroppo abbiamo lasciato

per strada qualche punto di troppo, che avrebbe potuto farci stare

più tranquilli. Ma io dico che nella vita bisogna sempre guardare

avanti. E davanti io vedo i playoff.

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