Jump to content

Recommended Posts

Posted

di Giancarlo Pigionatti

Tutti a lavorare. Giorno e notte in miniera. Non per un delitto "da lavori forzati" né tantomeno per una pena, già ne fanno (e tanta) in campo Magnano e i suoi uomini che non sono lavativi né traditori ma per un'occupazione alternativa o socialmente utile. Che si consiglia loro, dopo averli visti contro Montegranaro, collettivo operoso ma non sconvolgente, pure nell'occasione con il suo leader Childress sotto tono: ecco un play su cui puntare in futuro. I tifosi, saccheggiati nella loro fede, pretendono adesso i danni, sicuramente risarcibili, almeno contro avversari battibilissimi, attraverso un orgoglioso riscatto. Se così non accadesse, la Pall. Varese farebbe bene a riconsiderare i suoi progetti, quindi anche quelle conferme già timbrate sulla carta.

In una domenica disgraziata condividiamo la fragorosa contestazione della curva nord che se l'è presa con la squadra e il suo allenatore, quindi con tutti, nessuno escluso (nemmeno i suoi beniamini), diversamente da altri astanti, ripetutisi nel trito e ritrito dissenso nei confronti di Magnano come egli sia l'unica causa di tutti i mali. Certo, lo si sa, Ruben occupa il primo posto sul banco degli imputabili, sicuramente fitto, anche di illustri presenze. Di Magnano dovremmo, almeno personalmente, rievocare giudizi espressi un anno fa, se non due: chi ci segue, può testimoniarlo. Erano analisi in tempi non sospetti, suppergiù quando Varese lo accolse con la fanfara, come conquistatore dell'oro olimpico. Censurarlo oggi, soprattutto in un momento senza alternatieve ragionevoli, per il solo gusto di vederlo esiliato, ci sembra fuori luogo, persino inaccettabile da parte di quegli opinionisti i quali, un anno fa, magari per darci addosso, tuonavano in difesa dell'allenatore per affermare: «Giù le mani da Magnano ". Da qualche tempo, invece, lo attaccano con accanimento. Chiamale, se vuoi, banderuole.

Preoccupa invece la "caccia a Magnano", se essa è condotta, anche se solo sommessamente, il che sarebbe peggio, dalla stessa società la quale, di fatto, se così fosse, autorizzerebbe a condannare sempre e solo il tecnico e concederebbe comode giustificazioni a tutto il resto della banda (del buco). Semmai qualche esame di coscienza dovrebbe invece farlo lo stesso club, essendo sue le scelte, pure di Ruben in panchina. Dannoso sarebbe vieppiù un fosso nello spogliatoio, scavato a colpi di picconatine quotidiane.

Magnano è il tecnico dei famigerati allenamenti a porte chiuse, delle vessazioni in allenamento e delle fissazioni in panchina, mai capace di iniettare nei suoi uomini quella forza psicologica che serve a ribaltare momenti avversi o sfide chiuse dal pronostico. Lo si sa, ma lo si sapeva da sempre, pure con altri giudizi lusinghieri sulla sua etica professionale che non possono essergli disconosciuti, anche dopo sconfitte tragiche, perdendo in campo i giocatori, sconclusionatissimi, sino all'inverosimile, nella gara contro Montegranaro.

Un certo gioco al massacro, si diceva, rischia di distanziare il tecnico dai suoi uomini i quali, più o meno consciamente, potrebbero non credergli più, peraltro già indotti da quella tendenza fisiologica, comune a tutti gli atleti, di badare alle deficienze altrui e mai alle proprie. Avete mai sentito un giocatore confessare d'essere scarso? Eppure i rapporti di valore sono ben identificati in classifica, soprattutto alla distanza, emergendo le risorse di quelle squadre che, durante la stagione, faticano per tanti impegni. In questo senso non dovremmo scandalizzarci avendo pronosticato, nell'estate scorsa, Varese in quarta fila (che significa settimo od ottavo posto) e comunque migliore della Whirlpool edizione scorsa ma, purtroppo, la prova contro una Montegranaro, solo un po' maschia e nulla più, come osservava il cittì Recalcati, ripugna anche in chi non ha mai ritenuto Varese una grande squadra. Non vorremmo proprio sbagliarci adesso con Galanda & C. fuori dei play off, sarebbe un tonfo imperdonabile per tutti: società, tecnico e squadra. E i tifosi, cari biancorossi, dove li mettete? La classifica concede infatti margini di riparazione ma per

aprire gli occhi e avere una visuale che non inquadri solo Magnano, ci si deve porre preoccupanti interrogativi sulla squadra.

Recalcati mi faceva notare durante la partita che forse lui ed io avremmo battuto Vitali mentre si chiedeva perché mai non vi riuscisse un talento come Holland. Il quale, nelle ultime giornate, è calato di brutto, al di là delle tagliole che gli scattano attorno e puntualmente: Delonte scemò paurosamente anche a Teramo ma Oioli, tempo fa, se lo spiegò come una mancanza di motivazione a squadra ormai salva. Ora però Varese sta puntando ai play off: dov'è finito il vero Holland? Che dire di Carter che non sta certo facendo meglio del deludente e defenestrato Garnett? Fa inquietare anche il rendimento di Galanda in picchiata, rispetto a una mezza stagione, persino migliore della sua carriera ed è bravo chi capisce Keys, volitivo in segnature e iniziative solo quando Varese è disperata. Non potrebbe il play darsi una mossa prima o c'entra piuttosto il bavaglio di Magnano? Howell e il canestro fanno a pugni, lo si sapeva, mentre Fernandez che ha numeri, non è un pivottone, sicché non vede un rimbalzo. E se De Pol, vecchia gloria, riesce a raccattare dalla spazzatura le uniche cose buone, beh, allora, Varese è conciata male. Dunque, siamo di fronte al solito girone di ritorno rovinoso, pur con uomini diversi ma, se i misfatti sono evidenti nei risultati, quando sono abbordabili, non lo sono le cause.

Certo, ognuno ha sue idee in proposito sempre che non siano pregiudizi: essi infatti non aiutano a voltare pagina in futuro.

Fortunatamente la stagione è ancora salvabile, basterebbero cognizione della realtà e coscienza di ciascun biancorosso. che sia egli in campo o fuori, davanti al proprio specchio.

×
×
  • Create New...