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di Damiano Franzetti

VARESE Marco Passera è appena tornato in città dopo un periodo di ferie in Messico: spiaggie, sole e, per tenersi in forma in vista della preparazione, tanto beach volley. Prima di partire però il nuovo play della Cimberio ha avuto il tempo di un breve contatto con l'uomo che lo dirigerà dalla panchina biancorossa, Veljko Mrsic, uno che quando giocava a Varese aveva proprio in Passera un tifoso accanito. «Ho incontrato Mrsic quando venne in città per firmare il contratto: abbiamo avuto tempo di svolgere un allenamento insieme e quattro chiacchiere. In palestra ero con Genovese, Antonelli e altri giovani; si è trattato di una toccata e fuga comunque positiva».

Tornando indietro con il tempo, lei che ricordo ha del Mrsic giocatore dei Roosters?

Al di là delle sue giocate e del suo bagaglio tecnico, fondamentali per lo scudetto, di Veljko mi viene in mente una cosa in particolare. Quando il Poz combinava qualche cappellata delle sue, Mrsic insieme a Vescovi e De Pol, lo prendeva da parte e lo bacchettava a dovere. E meno male, perché quando Gianmarco va fuori giri non sai mai come va a finire.

A proposito di Pozzecco: ha rinunciato alla Virtus poco prima della firma.

Ho sentito: non ho idea, sinceramente, di quello che voglia fare. Mi auguro che qualsiasi cosa scelga lo faccia perché se lo sente; il Poz non deve dimostrare più nulla a nessuno, quindi è giusto che decida in modo da star bene con se stesso. Dall'esterno dico che è matto a rinunciare alla Virtus, però se ha avuto dubbi su quella destinazione ha fatto bene. Per lui sono gli ultimi anni di carriera: giusto che li faccia con il sorriso sulle labbra.

Rimaniamo in tema di playmaker: una delle preoccupazioni degli scettici è proprio la coppia Capin-Passera in regia. C'è chi teme che possiate pagare la poca fisicità, chi la scarsa esperienza. Vi sentite sottovalutati?

Non conosco ancora Capin, ma penso di poter rispondere per entrambi. È vero che siamo leggeri, ma questa potrebbe essere una

bella arma in più quando avremo noi il pallone tra le mani; è pure vero che ci manca un po' di esperienza ma se non ci viene data la possibilità di giocare quella non arriverà mai. Io posso assicurare una cosa: piuttosto che farmi mettere i piedi in testa da chiunque mi faccio ammazzare, che si tratti di Pozzecco qualsiasi maglia indossi, di un americano o di un europeo. In carriera ho sempre cercato di aumentare il livello delle sfide da affrontare; ora sono al grado massimo e non mi tiro certo indietro. Non mi piace farmi asfaltare, mai. Figuriamoci poi con addosso la maglia di Varese.

Il mercato per ora tace dopo il suo acquisto e quello di Boscagin. Sembra però che ci sia qualche possibilità di rivedere Holland in biancorosso: le piacerebbe

giocare con lui?

Innescare un giocatore del genere mi farebbe certamente piacere, sarebbe un bel dar via la palla. L'ho visto giocare qualche volta, anche nella serie con Milano: è di sicuro un ottimo giocatore con cui potrei trovarmi bene. Penso che la società voglia puntare tutto su due giocatori molto forti: se uno sarà lui, ben venga.

Ieri Davide Castiglioni, intervistato da La Provincia, ha detto che gli piacerebbe riproporre lo spirito della vecchia DiVarese. Quello cioè di una squadra che sappia conquistare una nuova generazione di tifosi. Ci riuscirete?

Io di quel periodo ricordo poco perché iniziavo allora a seguire il basket, anche se ne ho sempre sentito parlare bene. Penso che alcune scelte societarie recenti stiano portando una certa freschezza all'ambiente. Passeggiando a Varese trovo diverse persone che mi assicurano di voler tornare con più assiduita al palazzetto: magari mi prendono in giro, magari invece siamo sulla buona strada. Per noi il pubblico , sarà fondamentale perché se riusciremo a coinvolgere Masnago al punto giusto avremo già messo una seria ipoteca su un bel numero di vittorie, quelle casalinghe. E penso che i nostri dirigenti sappiano cogliere gli acquisti giusti per rifinire una squadra davvero interessante.

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