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Mladjan promette 7 punti a gara


Lucaweb

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di Massimo Turconi

“Dule stai umile…!” Queste tre parole, ripetute come un mantra da papà Milan, hanno scandito l’estate di Dusan Mladjan, la guardia serbo-svizzera che, dopo un fugace “assaggio” varesino nello scorso autunno, e sei mesi trascorsi alla Viola Reggio Calabria per farsi le ossa, è ritornato a “casa base”, firmando un biennale con la Cimberio Varese.

Ed ora col sorriso più bello, aperto e sereno del mondo dice: «Ragazzi, sono qui: ditemi cosa c’è da fare».

Beh, forse Dule non ha detto proprio così ma le sensazioni trasmesse da questo ragazzo sono forti come la sua sicurezza e trascinanti come la fiducia che nutre in se stesso.

«Mio padre (Milan, ex grande giocatore e nazionale jugoslavo negli anni ’70, ora allenatore in Svizzera ndr), col quale ho lavorato sui fondamentali nei mesi di giugno e luglio, con quella frase - racconta Dusan -, intendeva ricordarmi che, nel basket, sono solo agli inizi e non ho ancora conquistato nulla. Tutte cose delle quali, peraltro, sono perfettamente consapevole. In realtà credo di essere umilissimo e mi piace rimanere con i piedi attaccati a terra. Ma, attenzione, umiltà, dal mio punto di vista, non significa portare a spasso un atteggiamento dimesso o una faccia rassegnata. Al sottoscritto la faccia, meglio se tosta, piace mostrarla, senza timori».

- Vien da chiedersi: da dove le deriva tutta questa sicurezza?

«Un po’ è certamente figlia del mio carattere forte e risoluto. Un altro po’ - continua Mladjan -, dal fatto che, negli ultimi anni, grazie a tanto lavoro e passione, gradino dopo gradino, sono riuscito a salire la scala e arrivare in serie A. Adesso mi tocca il pezzo più duro, faticoso e, in un certo senso, pericoloso perché per arrivare in cima dovrò lottare per dimostrare qualità e mentalità".

- Che “gradino” è stato, in questo, la stagione trascorsa a Reggio Calabria?

«Un step importante, se non addirittura fondamentale nel mio percorso formativo come giocatore. Alla Viola, seppur in una situazione difficile sotto il profilo economico, ho avuto l’opportunità di mettermi alla prova, fare esperienza e capire che posso fare il professionista nel basket. Mi sento di ringraziare coach Paolo Moretti, un tecnico bravissimo a lavorare con i giovani. Spesso Moretti mi ha affidato la gestione dei “palloni pesanti”, quelli che possono risolvere le partite. Qualche volta ho fatto bene, altre meno ma, ripeto, l’aspetto significativo risiede proprio nell’assunzione di responsabilità».

- La Viola e il campionato di Legadue potrebbero essere più distanti, e non solo per ragioni geografiche, da Varese, dalla serie A e da una pressione che ha fatto a pezzi tanti prima di le...

«Allora - se la ride Dule -, spero di non finire triturato dall’ingranaggio. Ma, in tutta sincerità, dopo l’anno a Reggio Calabria, penso di essere pronto per il piano di sopra. Sono a Varese per dimostrare quello che valgo e confido di riuscire a ritagliarmi tempi di gioco, spazio e, come dicevo prima, anche quelle responsabilità che sono ansioso di potermi prendere perché, davvero, non vorrei fare “tappezzeria”».

- Con solo tre posti a disposizione, in un reparto piccoli composto da almeno cinque giocatori intercambiabili, sarà lotta dura...

«Ormai in serie A tutte le squadra hanno roster con sei, sette, addirittura otto giocatori esterni e – commenta Mladjan -, in ogni caso col modulo di gioco difensivamente dispendioso che andremo ad adottare, credo ci sarà spazio per tutti. L’importante sarà lavorare per guadagnarselo e, del resto, il campo non tradisce e, alla fine, premierà solo chi dimostra di poterci stare. Senza guardare a carta d’identità, medaglie e onori del passato".

- Lei arriva da Reggio Calabria portando in dote una media di 9.6 punti in 19 minuti di gioco: convinto di potersi riproporre anche in serie A? In altri termini, cosa si sente di promettere all’esordio con la Cimberio?

«Sarebbe un sogno poter ripetere quelle cifre al primo anno di serie A e, comunque, sono sicuro che l’attenzione di coach Mrsic sarà prima di tutto per la difesa che, oggi come oggi, rappresenta la fase del gioco nella quale devo migliorare di più. Meglio, dunque, “sparare” un po’ più in basso. Diciamo che 6-7 punti di media mi renderebbero più che soddisfatto e, del resto, come dice papà, “Dule, stai umile…”. Il tempo, i compagni, i tifosi mi aiuteranno ad arrivare in alto».

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