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di Andrea Confalonieri

VARESE Persino lo stadio sembra piccino, e il Campo dei Fiori è a portata di mano mentre laggiù dieci puntini biancorossi corrono a canestro. Il brivido dell'esordio? Una passeggiata insieme a Chiapparo sul tetto di Masnago, da dove si possono quasi toccare i pini davanti alla Curva Nord dove il Gianni si arrampicava come un gatto da ragazzino, e poi - passando da un oblò piccolo così - camminare sulle teste dei giocatori, sfiorando scudetti e coppe appese nel cielo di Masnago.

Da quassù i sogni del passato sembrano più vivi e reali.

Siamo in vetta, dove nasce la leggenda del basket. Ci vengo a riflettere o ricaricarmi. È un posto per capire che ci sono cose più importanti da difendere.

Sbilanciamoci: obiettivi?

Prima ci salviamo, poi arriviamo ai playoff e, dopo, più vinciamo e più siamo contenti.

Mrsic dice che bisogna avere un po' di paura perché chi non conosce la paura è un folle.

E io lo sono.

Ma il confine tra pazzia e genialità è sottile.

In realtà sono dispiaciuto. Lo vedete quel puntino che tira con Passera mentre tutti sono già andati via?

Parrebbe Capin.

È proprio lui e forma l'asse della squadra insieme a Galanda.

I grandi assenti, con Romel Beck: tre quinti del possibile

quintetto.

Siamo monchi, ma non piangiamo. Andiamo a Roma per giocare, sapendo che la partita da vincere è vedere Capin, Gek e Romei in campo. Con loro, tutto può succedere.

Ecco, Beck come la mettiamo?

Doveva esserci tre settimane fa e non c'è ancora per l'approssimazione e la poca professionalità dei suoi agenti. Ci saranno azioni nei loro confronti perché hanno procurato un danno a Varese.

Come tenere botto senza metà squadra?

Facendo di Hafnar e Fernandez le colonne portanti. Da loro dipende l'inizio: in positivo o in negativo.

Passera titolare, com'è?

Piccolino. In un palazzetto grande come a Roma, per vederlo dovremo attaccargli un campanellino.

Passera titolare, seriamente, cos'è?

La zanzarina delle Prealpi:

punge. Ha personalità per tenere in mano la squadra, fisicamente potrebbero mancargli i trenta minuti. Deve passare bene la palla e gestire i ritmi, due qualità che ha dentro. Dieci punti a partita li mette.

E chi mette i 15-20 di Holland?

Hodge, anche se è più facile che porti la palla accanto a Passera, o che penetri innescando Melvin, Bosca, Fernandez, Hafnar. Non ha la puzza sotto il naso della superstar.

E il lungo che non c'è?

Il lungo c'è, si chiama Melvin ed è meglio di Howell.

Ma non è un centrane.

Abbiamo Fernandez, Galanda, De Pol. O trovi un fuoriclasse che passa davanti a tutti e tre, o ne prendi uno che si integra con loro come Melvin. Voi cosa avreste fatto?

Gek e Sandrino non si toccano. E Pietras?

Ecco un altro che non fa ' casino: se è bravino gioca

5 minuti, se è bravo 20, se è bravissimo di più. Non rovina il bugdet e ci permette di usare il 4° visto extracomunitario più avanti. Quando?

Tra un mese o tre, dopo i tagli Nba.

Si tolga un sassolino.

C'è la gente che fa la fila per abbonarsi, ci sono la proprietà e lo sponsor che sganciano, eppure in una città pratica come Varese esistono persone che pensano di avere davanti

la Ignis. E lo saremmo, se queste stesse persone sganciassero un euro ogni volta che ci tirano contro.

Gli altri spendono 14-16 milioni di euro, Varese meno di un terzo.

Orgogliosi di farlo. La nostra forza non è schierare Bodiroga ma prenderlo quando nessuno sa che diventerà Bodiroga. Inventare un altro Pozzecco.

Se saltasse una luce al palazzetto, quest'anno sarà colpa sua.

Non ho paura di essere il capro espiatorio. I pazzi non hanno paura.

E a noi piacciono, soprattutto se si presentano alle partite con un libro sotto braccio. Gli ultimi?

La Casta: sono stato il primo a comprarlo ma non riesco a leggere più di due pagine a sera, perché poi m'incazzo troppo. Poi Don Milani. E, infine, il Centurione.

Quello che lottò eroicamente, fino allo stremo, contro un massacro annunciato?

Sì, quello.

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