Lucaweb Posted July 17, 2008 Posted July 17, 2008 di GIANCARLO PIGIONATTI Recriminare si può ma scandalizzarsi è fuori luogo. Questa è la Cimberio: o si capisce che, com’è fatta, non può reggere nella competitività, pure contro un’Armani Jeans, dai fili staccati, alcuni dei quali persino fulminati, oppure si commette un ultimo diabolico e pericolosissimo errore. Se Varese avesse perso di 20 punti, si sarebbe imprecato per la figuraccia ma molti convengono per lo stesso giudizio, pur di fronte a una sconfitta di misura, in una sfida di morti viventi, proprio per quel congruo vantaggio finito in pattumiera. Questa squadra, a parte i suoi pochi uomini di valore, che sono i soliti noti, non possiede alcuna "vedette", per talento ed estemporaneità, sicchè quando, alla distanza, i suoi uomini, per diverse ragioni e dopo tanto stress, evidente fra gente spaventata da pesanti responsabilità e sola con i propri limiti, si spengono come candeline, essa muore. Manca infatti, e vistosamente, l’uomo che non sparisce mai, a costo di commettere follie, capace di giocate personali e di punti allorquando sembra notte fonda, troverebbero tranquillità quei giocatori che, oggi, sono divorati dal terrore di poter sbagliare. Se vi fosse questo benedetto talento, in una Cimberio che può vantare valori lineari, come quelli di Capin e Galanda, quindi apporti costruttivi, come ne danno Passera e Fernandez, la squadra di Mrsic avrebbe strapazzato Milano, proprio, alla distanza. Qui sta il senso di ogni analisi e di ogni equivoco: al contrario Milano, dopo una partitaccia invereconda, si è salvata in calcio d’angolo, anzi ha segnato il gol partita... grazie ad alcune sue individualità, corrisposte da un giovane baldanzoso e in crescita, come Aradori (nella foto grande) che, da solo, ha fatto reparto perchè, sia chiaro, l’Armani, come collettivo, è parsa una squadraccia. Varese s’è ripetuta, come squadretta, prima arrembante, poi disorientata. Come a Roma. Con una guardia o play-guardia di spessore, potendo Capin garantire punti e gioco, anche intercambiandosi con un elemento di pari ruolo e con un pivot da "usato sicuro", come Skelin, dall’inizio di stagione, Varese oggi - e non c’è controprova che tenga - avrebbe una decina di punti in classifica ed ora nessuno sparerebbe sul pianista, per dire dell’allenatore, come si fa nel calcio, quando i risultati assomigliano a staffilate. L’anno scorso fu messo al rogo Magnano, che aveva sue colpe ma non tutte quelle che la società, ben corrisposta da molti tifosi, gli attribuiva, tant’è che si credette sufficiente disfarsi del tecnico argentino per avere ben altra squadra, a prescindere dai suoi uomini, che fossero essi adeguati o no. Non risuscitiamo certo Magnano, che non avrebbe fatto di meglio, in compenso ci tocca rimpiangere persino Howell e compagnia, come ammonivamo quest’estate, allorquando si sarebbe dovuto bilanciare le partenze con gli arrivi, anzi reperire, complessivamente, migliori sostituti. Invece, per ora, è tragedia americana, d’un mercato, della frutta (vista la realtà di Varese), invero sbagliato, come dimostrano già un paio di potature e presenze inconsistenti e fuggevoli. Alcune pure dannose, perché inducono all’errore lo stesso Mrsic che, alle prese con tanti "due di picche", fatica a capire, anche per inesperienza, chi possa utilizzare, in dato momento, come fante di cuori. Hai voglia a pescare carte utili o meno dannose fra le tante che possiedi senza alcun riferimento di affidabilità garantita, se non che, alla resa dei conti, quando hai perso, chiunque può sostenere che avresti dovuto impiegare un giocatore piuttosto che un altro e così via, magari a parti rovesciate, in occasioni diverse. E’ sin troppo facile, per chi credeva in ben altra Varese, sparare sulla Croce Rossa ma quei biancorossi in subbuglio quali colpe hanno, se non quella di pagare paura e insicurezza alla cassa dei propri limiti. Dunque, Mrsic e i suoi uomini, in vista di Avellino, devono vivere senza fucili puntati addosso, mentre la proprietà, quindi Chiapparo e Oioli, per dire di coloro che scelsero e operarono quest’estate, hanno la possibilità di rifarsi faccia e credibilità con un esterno che sia di valore aggiunto a Skelin in una Varese, più lineare di altre, ancorché fragile, ma non perversa tecnicamente come quei club che, pur già conciati nonostante tante firme illustri, rischiano di "ingorillarsi" vieppiù. Calma e gesso. Battere Avellino e Pesaro in casa e sfidare Cantù in gruppo: un obiettivo possibile, se tutti capiscono la realtà e ci si attrezza.
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