Jump to content

"Varese come il Colosseo. Va protetta e salvata."


Lucaweb

Recommended Posts

di Francesco Caielli

Valerio Bianchini non ha più un filo di voce. Piccolo e minuto

circondato dai corpulenti giocatori biancorossi, dopo due ore passate

a correre dietro agli schemi e rimbalzare per il campo come la

pallina di un flipper, il Vate è esausto: pare quasi che l´abbia

fatto lui, l´allenamento. Dopo una settimana alla guida della

Cimberio - in mezzo la dolorosa sconfitta di Cantù - Bianchini sembra

sempre a suo agio nel suo ruolo di capo allenatore: urla, salta,

corregge e incita. Dopo due anni lontano dalle panchine, si può

davvero dire che il mostro sacro degli allenatori italiani è tornato:

per stupire ancora tutti, vincendo in un´impresa che vista da fuori

sembra cosa riservata ai folli, salvando Varese e insieme il basket

italiano. "Sono tornato - sussurra - ed è come se non me ne fossi mai

andato. Non fosse per la mia voce: forse le mie corde vocali non

erano più abituate a tanto urlare".

Dica la verità: a Cantù si aspettava di vincere?

Mi aspettavo di giocare una grande partita, perché nei pochi giorni

che ho avuto a disposizione avevo intravisto una squadra con molte

qualità.

E c´è stata una grande partita?

Per due quarti abbiamo giocato bene, anzi: discretamente. Poi siamo

scomparsi letteralmente dal campo, in un modo improvviso e, lo

ammetto, un po´ inaspettato.

Cosa è successo?

Abbiamo finito l´ossigeno, e negli ultimi sette minuti di partita

vagavamo per il campo. Questa squadra ha due problemi: è indietro di

condizione, e non difende.

Ha detto niente...

Ragazzi, parliamoci chiaro: se questa fosse stata una squadra in

salute, sana e completa in tutti i reparti, non mi avrebbero chiamato

per sistemare le cose. E´ come se uno chiamasse l´ambulanza per

soccorrere una persona sana: non esiste. Se sono qui, è perché ci

sono dei problemi da risolvere.

Come?

Innanzitutto con degli innesti mirati: nelle prossime ore arriverà un

playmaker perché abbiamo assoluto bisogno di un uomo in grado di fare

ordine e di unire tutti i pezzi della squadra. E´ un po´ come un

puzzle: appena si apre la scatola i pezzi sono tutti sparpagliati e

pare impossibile riordinarli e incastrarli per comporre l´immagine

finale. Poi, piano piano, ogni pezzo trova la sua collocazione e le

cose si fanno sempre più chiare e nitide: noi adesso siamo un puzzle

appena aperto, ci manca l´uomo in grado di unire i pezzi. Arriverà.

Basterà prendere un play per risolvere le cose?

No, perché non arriverà Michael Jordan: bisognerà lavorare sui nostri

problemi per risolverli, cosa che stiamo facendo.

Come?

Abbiamo impostato un piano di preparazione atletica nuovo, per dare

lucidità e tenuta fisica alla squadra. E poi stiamo imparando a

difendere: la mattina lavoro con gli esterni per capire come evitare

le penetrazioni avversarie, e poi con i lunghi per impostare gli

aiuti. La sera uniamo le cose e vediamo il risultato.

Le mancava la panchina?

Da morire: non si vedeva a Cantù? Ero emozionatissimo.

Ma quante partite ha diretto in carriera?

Non lo so, ho smesso di contarle da tempo. Però posso dire che presi

il mio primo stipendio da allenatore nel 1966, dalla Madre Superiora

della parrocchia di Villasanta: un personaggio stupendo, il miglior

general manager che abbia mai avuto. Allenavo la loro squadra femminile.

Quarant´anni di panchina: ma riesce ancora ad emozionarsi, scendendo

in campo?

Eccome. Il basket è come l´amicizia, come il sentimento, come

l´amore. Anzi, il basket è come il sesso: è sempre meglio farlo,

piuttosto che ricordarsi com´era bello quando lo si faceva. E ogni

volta è la stessa emozione, perché proprio come nel sesso la

pallacanestro azzera il tempo e risveglia gli istinti primordiali.

Salire in pullman per andare in trasferta, il discorso prepartita,

l´odore dell´olio per i massaggi, il riscaldamento, i tifosi: riti,

gesti, emozioni che non invecchiano.

Varese è ultima in classifica, lei nella sua carriera ha vinto tutto.

I maligni dicono: ma chi glielo ha fatto fare?

Li sento, questi maligni, li sento eccome. E´ un po´ quello che

succede quando una persona già in là con gli anni si innamora e si

fidanza con una ragazza giovane e bellissima. Gli altri scrollano la

testa e dicono: <Che vergogna, chi glielo fa fare, perché non se ne

sta a casa>. Ma lo dicono per invidia, perché quella ragazza la

vorrebbero per loro.

E Varese è una bella ragazza?

La più bella di tutte: e salvarla sarà un nostro dovere, oltre che un

mio onore. La Varese dei canestri è un patrimonio del nostro paese,

come un monumento, come il Colosseo: dobbiamo proteggerla e cercare

di renderla sempre più bella. Perché è una delle cose che ci rende

orgogliosi di essere italiani.

Link to comment
Share on other sites

×
×
  • Create New...