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«C’è un derby da vincere per i tifosi»


Lucaweb

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di Massimo Turconi

Questa volta la fine vale più dell’inizio. Questa volta, bisogna partire dal fondo per spiegare il senso di un’intervista – la chiacchierata fatta in compagnia di Delonte Holland dopo la sconfitta rimediata a Pesaro -, nel corso della quale emergono, chiari segni di imbarazzo. Questa volta, le scuse con le quali Delonte Holland chiude il nostro dialogo dicono tanto sul momento vissuto da un atleta, da una squadra, da un intero ambiente che, questa è l’impressione, ormai conta i giorni che mancano al “liberi tutti…

Quello sfilare via di Delonte, di solito loquace e capace di argomentazioni profonde, è il sintomo di una situazione pesante. Punto.

«E’ sempre più difficile tirare avanti questo “spettacolo” - osserva Holland -, perché perdere non fa bene e non piace a nessuno, perché uscire sempre sconfitti aumenta la depressione e rappresenta un qualcosa cui non si fa l’abitudine».

- L’andamento della gara di Pesaro è stato quello già visto in tantissime occasioni: avanti per tre quarti, poi un crollo devastante...

«La differenza tra noi e i marchigiani sta nei numeri: la Scavolini lotta per i playoff, noi siamo retrocessi e non mancano ovviamente altri ltri aspetti. Il primo riguarda la mentalità perché quando Pesaro ha aumentato la pressione, noi ci siamo sciolti senza nemmeno provare a lottare. Il secondo, invece, coinvolge anche il grado di tenuta fisica della nostra squadra, dal momento che i pesaresi hanno corso, difeso, attaccato di più e con maggior lucidità di noi, proprio fino al quarantesimo. Dunque, in questo contesto, incide anche la qualità degli allenamenti che stiamo facendo da circa un mese e mezzo a questa parte. Qualità, va da sé, abbastanza bassa perché tra infortuni, assenze e acciacchi vari, lavorare bene e in modo prolungato durante le settimane è diventato impossibile».

- Vien da dire: dalla Virtus Bologna alla Pallacanestro Varese è stato come passare dalla padella alla brace.

«Non ho rimpianti per la scelta effettuata in gennaio ma è del tutto evidente che, da questa seconda avventura a Varese, mi aspettavo di più come, del resto, su questa linea di pensiero restano, credo, tutti i tifosi. Purtroppo tutto è andato storto e gli infortuni di Brown e Hafnar hanno tolto risorse importanti alla nostra squadra. Di fatto - sottolinea Delonte -, non ho mai avuto l’opportunità di allenarmi e giocare con il gruppo al completo e un dubbio irrisolto sulla nostra reale consistenza rimane».

- Adesso, invece, sotto il profilo personale cosa le rimane? In altri termini: il suo sarà un finale di stagione buono solo per accumulare statistiche?

«Anche se molti lo pensano, posso assicurare che non sono mai stato, né mi sento un giocatore egoista. Certo, adesso penso di essere parte importante del gioco offensivo di Varese e, com’è successo in qualche occasione, può capitare di prendere qualche responsabilità in più: un fatto che ritengo del tutto normale in una situazione di classifica come la nostra. In ogni caso il pallone mi viene passato dai compagni e, in seconda battuta, avendomi visto all’opera anche lo scorso anno, potete formulare un giudizio critico più completo».

- A questo punto della stagione il match contro Cantù cos’è: solo ricordi, nostalgia e rivincite?

«Prima di tutto, quello contro la Tisettanta è “il” derby - risponde secco Holland -. Una partita che più di tutte le altre dobbiamo cercare di vincere. Per noi, per la società ma, soprattutto, per la gente di Varese la quale, giustamente, tiene molto a questa gara. I nostri tifosi hanno accettato il verdetto della retrocessione ma non accetterebbero mai, in partite del genere, una Cimberio senza spirito e senza grinta. Non a caso, dopo il match contro l’Armani, il pubblico ha compreso i nostri sforzi e ci è stato vicino. Quindi, niente vecchi ricordi da cullare, ma solo un presente da vivere. Speriamo in modo positivo».

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