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Ramagli si, Ramagli no


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di Giancarlo Pigionatti

Ramagli sì, Ramagli no. Va bene che è primavera ma non ci sembra il caso di sfogliare la margheritina per giorni e giorni.

Varese ha fatto, da tempo, una scelta precisa puntando sul tecnico toscano, tra gli artefici di una promozione in A1 con Pesaro ma anche reduce da un’esperienza fallimentare sulla panchina della Benetton.

Ramagli s’è scottato le ali proprio nel volo più alto della sua carriera, adesso però vorrebbe maggior sicurezza e serenità. Potremmo consigliargli di fare la calza, rischi non ne correrebbe ma capiamo il tecnico allorquando cerca di ritagliarsi uno spazio a prova di sconvolgimenti attraverso un progetto sicuro.

Che quello della Cimberio, in LegAdue, sia avventuroso? V’è da chiederselo di fronte alla pausa di riflessione che ha richiesto Ramagli ma conosciamo anche la risposta se pensiamo a due anni di contratto garantito più uno i quali significano un gran bel margine di lavoro o, comunque, di stipendio sicuro.

Se non che, dopo alcuni incontri con il presidente della Pall. Varese e con il giemme Cecco Vescovi, per buttar lì una traccia della nuova squadra, l’allenatore ha capito di dover riflettere profondamente prima di accettare.

In altre parole la società, che ha già in casa Passera, Boscagin e Galanda (ma l’azzurro, oggi come oggi, è da considerare al 50% delle possibilità di restare), intende lanciare qualche giovane, tuttavia Gianfranco Castiglioni, in un amabile incontro con Ramagli, gli ha detto chiaro e tondo che Varese deve tornar su subito. Da qui le perplessità del tecnico ancorché nessun club, in LegAdue, nemmeno con un roster invidiabile sulla carta, può essere certo a tavolino di una promozione sul campo. Lo insegna la storia di questo campionato - giungla, per valori tecnici e caratteriali, sicchè la società biancorossa, anche per il budget che si impegna a sostenere, pare in linea con tante altre società.

La posizione di Ramagli, cui preme, evidentemente, centrare le finalità che la società si sarebbe poste e gli obiettivi che una piazza così importante si pone, ci sembra rispettabile, anche se l’attesa ha un suo limite.

«Ramagli non ha detto di no ma ci vuol pensare per trovare un suo intimo e completo convincimento, il che dimostra la serietà della nostra scelta. Aspettiamo, per coerenza, una sua risposta definitiva - spiega Cecco Vescovi - dopo di che decideremo».

Il general manager biancorosso fa capire che esistono anche altri orizzonti, ne approfittiamo, quindi, per infilarci nel discorso, ricordando un certo Lino Lardo che, è vero, può vantare non una ma diverse offerte, visto che ancora una volta il tecnico ligure è riuscito a fare le nozze coi fichi secchi, ma un progetto lungo tre anni non si trova dietro a tutte le porte.

Lino Lardo è un tecnico adatto a tutte le stagioni, a tutte le categorie e ad ogni club: suggeriamo agli addetti biancorossi di sondare anche questa opportunità, se poi essa non sarà praticabile, perlomeno s’è tentato. Va da sé che se Ramagli si farà scivolare di dosso le ultime remore, sarà il benvenuto.

Dunque, si lavora in via Sanvito Silvestro, seppur in un momento di vero guado, passando la squadra da una dimensione all’altra, a quella di una LegAdue molto indecifrabile e nuova per una Cimberio che deve farsi perdonare dalla sua gente nonché per quei movimenti che trovano il loro "epicentro" a Palazzo e che la famiglia Castiglioni aspetta di conoscere per valutare un’eventuale apertura della società ad altre persone.

Le esperienze, in più di trent’anni di lavoro, nel calcio e nel basket, ci insegnano che attendibilità e credibilità di un nuovo socio o di un nuovo proprietario si misurano nella sua capacità di reggere sacrifici e rischi continui e pesanti negli anni.

Con i Castiglioni, oggi, questa piazza può sentirsi fortemente al sicuro, anche se non può certo pretendere che Pantalone paghi per altri vent’anni. Le esperienze del Varese calcio coi Turri bastano e avanzano, tristemente, come insegnamento. Ben vengano forze nuove, sempre che siano credibili ma, soprattutto, resistenti negli anni.

Se così sarà, Varese sarà più solida, anche se la competitività della squadra è tutt’altra cosa, dipendendo essa da un’avveduta e abile politica di scelte tecniche, non sempre dipendente dalle risorse societarie.

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