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Varese tace ma cerca il paradiso perduto


Lucaweb

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di GIANCARLO PIGIONATTI

Risaliremo subito la china dei morti viventi o dovremo aspettare? E’ giusto chiederselo, pur non avendo alcuna traccia di una squadra compiuta. Tutti, manco a dirlo, ci aspettiamo subito un ritorno di Varese nel grande basket. Certo, la piazza non pretende dal club biancorosso un impegno sacro, magari attraverso avalli con penali e risarcimenti, qualora non venisse onorato ma quantomeno esige una decisa puntata a un campionato d’avanguardia, pari alle ambizioni che la storia riconosce al sodalizio biancorosso, ben diverso da una "comparsata" che, al piano di sotto, diventerebbe frustrante, se non insopportabile, pure con qualche lampo (come la vittoria contro Siena padrona) che equivarrebbe a un Natale in casa Cupiello.

Varese, in LegAdue, è obbligata a vincere, attesa da piazze, contrade e cortili nella "partita della vita". Già basta questa supposizione, da squadra da battere sempre, per attrezzarsi convenientemente ricorrendo alle armi giuste (come clave, fionde e mani pesanti) in una battaglia da petto nudo, anche sporca. E ovviamente ci vuole il tocco di classe che distingue e ravviva una squadra se di rango vuol essere. Ricordate Komazec? Una stella caduta dal cielo, che Varese di Dodo Rusconi seguì come una cometa.

Già, la nuova Cimberio dipenderà da alcune cruciali scelte (dei due extracomunitari e del comunitario), strettamente legate a una conferma di Giacomo Galanda per la quale varrà ogni argomento di persuasione, sempre che l’azzurro non tiri la corda. Galanda ha un contratto, basta che lo rispetti ma si sa anche che diventerebbe autolesionismo trattenere un giocatore se non ha intenzione di restare. Solo un bue si può legare a un giogo, l’uomo non è un animale (a volte, invero, ne è peggiore, come dimostrano i fattacci di cronaca), sicchè la sua volontà di scelta non può essere incatenata.

Galanda, fortunatamente, è una persona chiara e coerente, insomma super e, se lo conosciamo bene, non fa questioni di censo cestistico, avendo ora come ora pensieri più teneri ma anche più impegnativi per la testa. Con una figlioletta appena nata, hai voglia di andare in giro per il mondo a giocare, costretto a batterti allo spasimo, mentre l’aria che tira a Varese ci pare più salutare.

Sempre che la squadra - ecco il punto - diventi una comoda "fuoriserie"...

E’ un po’ questo l’interrogativo che Galanda pone al suo futuro, almeno per avere qualche garanzia di competitività che ha nulla a che vedere con un’assicurazione sulla vita. Noi lo aspettiamo al suo posto, la società ci spera, i tifosi ci contano. E Pillastrini lo convincerà attraverso la taglia buona che vuol dare alla Cimberio, possibilmente una "extralarge" forte, intendendola adeguata alla categoria.

Se così sarà, Varese s’avvierà sparata sulla strada del ritorno... a casa. L’extralusso è un superfluo, non intonato alla categoria: Pillastrini, in questo senso, ci sembra l’uomo giusto al posto giusto, sicuramente più di altri tecnici, che magari, almeno personalmente, avremmo visto con piacere sulla panchina biancorossa ma in serie A1.

Non disturbare il conducente, un bell’avviso ci vuole, conoscendo Pillastrini i suoi polli, cioè tutti i frequentatori di un sommerso, sconosciuto ai più, quindi a Cecco Vescovi e a Massimo Ferraiuolo, dirigenti carichi ma al debutto.

Nomi stavolta non ne facciamo, almeno per ora, tanto nessuno ci ascolta, se non succede addirittura l’esatto opposto, eppure questi consigli per gli acquisti hanno funzionato altrove. Invece la società potrebbe già annunciarne uno, per dire dell’americano Childress, artefice di due promozioni.

Se così fosse, evidentemente Pillastrini ha scelto di affidare la squadra a un regista di spessore tecnico e di esperienza. Si rabbuierà Passera? La domanda è spontanea, conoscendo il suo spirito orgogliosetto ma sembra che, per uno giocatore così, Marco accetterà volentieri di fare il cambio, potendo anche giocarvi assieme.

Morale, lasciamo a Vescovi e Pillastrini di individuare gli uomini ideali per far lievitare idealmente il nuovo potenziale biancorosso, accanto a Galanda, Boscagin, Passera e Genovese. Resta un interrogativo, con Galanda in pianta stabile, sull’altro lungo titolare: sarà un pivot grosso e rapido o un predatore d’area che parte da fuori? Ovviamente bisogna dare un nome e un volto a queste idealizzazioni, tutte da decidere, così come non si può fare a meno di un perfido tiratore, almeno quando è in giornata. In un ventaglio di scelte tra due extracomunitari, un comunitario e un italiano di passaporto, Pillastrini, da buongustaio qual è, troverà il cacio sui maccheroni.

Dunque, tutto ci si può augurare ma nulla ancora dire su una Cimberio da inventare nelle sue nuove colonne portanti ed estetiche.

Una cosa è certa, la società non dichiarerà mai la sua candidatura alla promozione, scordiamocelo. Questione di opportunismo? La capiamo dopo lo smacco atroce appena patito. Ma statene certi, la famiglia Castiglioni e i suoi uomini, pur senza svenarsi, cercherà subito il paradiso perduto.

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