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Galanda, dentro o fuori purchè si decida


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di GIANCARLO PIGIONATTI

C’è una nave da spostare... Già, ci vuole un rimorchiatore (della chiarezza) per liberare il porto, attendono nuove operazioni. L’avviso è per i naviganti biancorossi, soprattutto per uno di loro, pure di spessore, come Galanda, affinchè non la faccia tanta lunga e si decida: o dentro o fuori. L’azzurro è un campione, sicchè la sua continuazione garantirebbe ben altra percezione a una piazza che s’aspetta un riscatto subitaneo, la sua perdita invece insospettirebbe chi combina i bei nomi d’una squadra con le aspirazioni della società. Eppure teoria e pratica non sempre si conciliano. Per supposizione una LegAdue dovrebbe risultare "extralarge" a Galanda il cui valore tecnico è di alcune spanne sopra a quello dei routinier italiani del piano di sotto ma è pur vero che una tela d’autore, se messa lì, in un’officina di riparazione, potrebbe non trovare il giusto risalto. La questione è nota, riguarda sin qui una decisione che si fa desiderare troppo in casa biancorossa, cioè laddove occorrono idee chiare per chiudere i lavori in corso. Dunque, diventano incomprensibili i tempi da "fabbrica del duomo" per un semplice e telegrafico sì o no da parte dell’azzurro della Cimberio. Il quale, fra l’altro, è vincolato a Varese da un contratto: un particolare questo che, non proprio piccolo, basterebbe da sé perché il caso non sussista. Invece c’è e si trascina... per le lunghe. Già ma un impegno da onorare, com’è consuetudine nello sport, diventa... carta straccia, non valendo la pena imporre un rapporto quando manca la volontà di una delle parti. In realtà succede anche nei matrimoni, al di là dei tanti separati in casa che, per quieto vivere dei figli, tirano a campare, ma qui l’interessato, se decidesse per un taglio netto, non dovrebbe rendere conto ad alcuno, se non a se stesso.

E’ altrettanto vero che egli chiese tempo per riflettere ma, dalla fine del campionato ad oggi, sono trascorsi due mesi e la Pall. Varese attende ancora una risposta, probabilmente, le andrebbe anche bene un segnale d’intenti. Al di là delle dichiarazioni di Galanda che, a suo dire, avrebbe dovuto valutare il progetto di Varese, proviamo a supporre altre ragioni di un esitazione così sofferta, una delle quali riguardava il progetto di Vescovi e Pillastrini, quindi la competitività della squadra nel prossimo campionato. Fosse questo l’unico motivo, l’azzurro farebbe bene allora ad aspettare metà novembre per scoprire, attraverso la collocazione in classifica, il vero potenziale della nuova Cimberio. Se invece Galanda vantasse alcune pendenze nei confronti del club, beh, allora vada giù piatto e lo dica, rivendicando il dovuto. Resterebbe la tentazione di un grande club o, comunque, di un’A1 da vivere con una presenza meno pretenziosa in minuti ma di qualità, se non addirittura di un’esperienza all’estero: in questo caso farebbe bene a informare la dirigenza biancorossa che, sicuramente, non opporrebbe resistenza. Già, alla Pall. Varese, par di capire, farebbe gioco (anche per completare la squadra sotto canestro) una continuazione di Galanda ma, se così non accadesse, non ne farebbe una malattia, dovendo rispettare un budget i cui conti non sono quelli di uno zio d’America non senza calcolare l’ingaggio considerevole dell’azzurro che, da sé, basterebbe ad assoldare quasi due americani. Certo, Vescovi e Pillastrini mai diranno di poter fare a meno di Galanda, anche perché non è vero ma nemmeno gli impongono il rispetto di un contratto, avendone invece la facoltà, pronti ad accettare, e con grande serenità, ogni sua scelta, fosse anche quella d’un addio. Basta che si decida.

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