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Varese punta sui suoi abbonati


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di Giancarlo Pigionatti

Dimmi quale squadra fai e ti dico se faccio l’abbonamento. E’ un po’ questo il rapporto tra un club e il suo seguito che, dappertutto, ha però uno zoccolo duro. Varese fa eccezione, l’ha dimostrato nell’ultima stagione: non bisognava essere scienziati per valutare il potenziale biancorosso, abbastanza scalcinato per le sue pericolose scommesse aperte, poi chiuse con un bagno di sangue, eppure i tifosi le sono stati vicini. Quarta per incassi e quinta per presenze in Italia: incredibile ma vero in una piazza umiliata per mesi. Varese è fatta così, appassionatamente oltre ogni limite di giudizio. Ora però cambia decisamente lo scenario d’una seconda visione, almeno per qualità presunta di spettacolo, dovendoci allora chiedere quale sarà l’adesione alla squadra in LegAdue. L’interrogativo ci sta ma potrebbe essere superato da quei trascorsi che stupirono la stessa dirigenza biancorossa, allorquando fece i conti con l’A2: Varese - Desio richiamò sugli spalti di Masnago circa 5000 spettatori, la gara con la Teorematour Arese (un derby povero) registrò più di 4000 presenze. La Pallacanestro, qui, è un po’ il salotto buono della città, anzi di un’intera provincia, divisa nel calcio dai suoi campanili ma unita nel santuario del cesto, tanto per capirci anche i tifosi della Pro Patria, come il Macchi, fedelissimo del parterre, tengono a Varese. Per fare il pieno di consensi e spettatori basterebbe una squadra all’avanguardia in campionato, subito da primi posti, in aperta competizione, per un ritorno veloce in A1. Con ben altra immagine la Cimberio conquisterebbe, persino, nuovi tifosi, come accade in un cambio di ciclo: vincere gasa e poco importa, in quel momento, la categoria. Ma se dovesse vivacchiare o peggio deludere, sarebbero dolori, sicuramente più acuti che al piano di sopra. La gente, qui, sopporta anche una retrocessione, persino a caccia di souvenir tra i giocatori seppur in un triste addio ma, se fallisce la promozione, mena... e non per modo di dire, dovendo ricordare Montecchi, salvato da un linciaggio di folla, per l’intervento dei celerini.

Ora come ora Childress, Galanda (sino a decisione contraria), Boscagin e Passera evocano buone premesse, tocca alla società e a Pillastrini, al di là di una politica dei giovani, da incoraggiare ma non da far luccicare come oro, affiancar loro un lungo di talento e un centro d’efficacia più un esterno con punti nelle mani. I campionati si vincono e si perdono d’estate, guarda caso, proprio quando un po’ tutti, dirigenti, allenatore, giocatori e tifosi sono come "pappa e ciccia" in un clima di trionfalismo, spesso,, incomprensibile e sballato. Capita dappertutto. Non c’è squadra ad agosto, basket o calcio non fa differenza, che non si salvi o che non centri il suo obiettivo, salvo poi essere "martellata" ai primi freddi con l’imbarazzante invito ad... andare a lavorare... Dunque, non si perda mai di vista la realtà, con un po’ di sana cognizione, attraverso quel nostro concetto, pur all’ingrosso, peraltro snobbato ma sacrosanto che riguarda i potenziali punti nelle mani della squadra. basterebbe aggiungere a quei giocatori che già ci sono uno come Nolan e un altro come Zanus Fortes (quelli ovviamente di qualche anno fa) oltre che un McGrath già nel mirino.

Da una squadra promettente potrebbe dipendere la campagna abbonamenti, anche se si ha ragione di credere in ciò che s’è detto, secondo cui questa piazza, come una tribù a parte, sempre risponde. Il 28 agosto comincerà la sottoscrizione delle tessere, il cui costo, a quanto pare, calerà del 15% circa rispetto alla stagione in archivio. Qualcuno indubbiamente avrà da ridire sul costo che già sconta le due gare in meno, rispetto a un’A1 che è tutt’altra cosa, tuttavia la società ha previsto una serie di favori per i suoi abbonati che, tradotti in soldoni, devono sentirsi come piccoli soci. Cioè fieri di sostenere la famiglia Castiglioni, i Cimberio e quegli imprenditori schierati attraverso le forme più diverse di sponsorizzazione nella continuità. Nei mesi scorsi furono sparate, e non su queste colonne, polisportive e cordate non meglio identificate, sicuramente inverosimili, in ogni caso, come le ha definite Claudio Castiglioni, "non vere e irritanti". In Italia le uniche vere polisportive, che conosciamo, peraltro mai etichettate così, riguardano la Benetton, mentre in passato Giovanni Borghi faceva le fortune dell’Ignis in tutti gli sport, ci provò in seguito Berlusconi ma dovette poi chiudere baracca e burattini nel rugby, nell’hockey e nella pallavolo. Certo è che queste realtà hanno un denominatore comune inequivocabile, cioè un solo padrone, il che fa a pugni con raffazzonate idee di polisportive. Qualcuno ebbe anche l’ardire di far balenare un azionariato popolare al fine di avvalorare un "nuovo che avanzava" ma che non esisteva.

Abbonarsi, invece, senza eccepire né tirare il prezzo, è un modo reale per esprimere vicinanza alla società nel sostenerla nei costi: chiamalo se vuoi azionariato popolare vero e autentico. La proprietà biancorossa, dando l’esempio, merita un seguito.

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