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«Polisportiva? La cordata è viva e s'è aggiunto un nome"


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di Francesco Caielli

È uno dei migliori amici dello sport varesino. Filippo Maggio, con i suoi marchi DiVetture e VerdeVetture, ha sempre cercato di dare una mano a tutti e il suo nome è accostato alle più importanti realtà della città: dal calcio alla pallacanestro, dal ciclismo alla pallanuoto. Un impegno concreto, mosso da ideali dimenticati e forte nella convinzione che «lo sport è importante, perché regala ai giovani una strada sana per crescere». Un impegno vero, da sponsor ma anche da uomo di società, vicinissimo alla cordata di imprenditori che si era impegnata - e ancora lo sta facendo - per affiancare i Castiglioni alla guida della Pallacanestro Varese, prima che tutto venisse congelato.

Partiamo dal calcio. Mercoledì scorso il Varese ha presentato il suo nuovo allenatore, Pietro Carmignani: in bella vista c'erano le maglie della squadra, con scritto il suo marchio. Continuerà a essere il primo sponsor?

Continueremo a dare una mano, questo è certo. Ma la situazione è purtroppo molto diversa rispetto allo scorso anno.

Che succede?

Leggete i giornali, andate a guardare i dati di vendita nel settore automobilistico, e capirete da voi: c'è crisi, c'è parecchia crisi, e il nostro è il comparto più colpito.

Una crisi ciclica, che passerà, oppure la situazione è seria?

Tutti crediamo che il mercato, prima o dopo, si rialzerà. Ma un momento così brutto non lo avevamo mai passato: c'è incertezza sul futuro, la gente ha paura a impegnarsi in un acquisto o in un finanziamento, nonostante le offerte sempre più vantaggiose.

Questa crisi influirà sulle vostre sponsorizzazioni?

Inevitabilmente, sì: le prime cose che si tagliano quando il mercato è in difficoltà sono gli investimenti pubblicitari e, appunto, le sponsorizzazioni.

Ci sta dicendo che l'accordo con il Varese 1910 è in dubbio?

Sto dicendo che non potremo garantire le cifre dello scorso anno. Mi incontrerò con il nuovo presidente tra una settimana e vedremo cosa fare.

Lei, lo scorso anno, non si è perso una partita. Soddisfatto di come si è risolto il cambio di proprietà?

No. Avrei preferito un acquirente varesino, una cordata di imprenditori locali pronta a rilevare la squadra: ma se il nuovo proprietario è, come sembra, armato di buone intenzioni, ben vengano lui e i suoi soldi.

Ha già avuto modo di conoscere il presidente Rosati?

No, ma non vedo l'ora di incontrarlo. Ho letto le sue interviste e sono rimasto colpito dal suo entusiasmo, dalle sue idee chiare, dalle sue scelte. Ha 39 anni, è giovane e ha voglia di divertirsi con il calcio: ci divertiremo anche noi, insieme a lui.

Le scelte. La prima è stata quella di confermare Luca Sogliano: un bel segnale di continuità...

La miglior scelta che potesse fare, perché noi tutti conosciamo le qualità di Luca. Insieme a lui, Rosati ha confermato l'intera struttura societaria, compresi il barista e i magazzinieri, dimostrando di aver capito una cosa fondamentale: la forza del Varese è la forza delle sue persone, anche le più piccole.

L'allenatore sarà Carmignani: soddisfatto?

Gedeone è un lusso, un grande uomo e un allenatore coi fiocchi, che dovrebbe stare in serie A. Lo scorso anno, quando Lorenzini faceva qualche fesseria, io dicevo sempre a Ricky Sogliano: «Ma hai qui Carmignani, perché non dai la squadra a lui?». Ma Luca non avrebbe mai mandato via Lorenzini, e forse è stato giusto così.

Luca Sogliano si sta muovendo: come giudica il mercato del ds?

Sta lavorando bene, ma non avevo dubbi. Gli acquisti migliori sono le conferme dei nostri gioiellini, da Dos Santos a Tripoli, che tra l'altro è uno dei miei giocatori preferiti. Hanno preso anche un attaccante, che speriamo sia prolifico perché è quello che è mancato lo scorso anno. Poi dovranno portare a casa un regista, perché La Marca e Casisa erano degli ottimi incontristi, ma non sapevano creare gioco.

Obiettivi?

Il Varese può, anzi deve puntare ai playoff.

Spostiamoci di un centinaio di metri, e trasferiamoci al palasport: cosa succede nel basket?

Sono un po' deluso: si è persa una grande occasione.

Si spieghi.

Eravamo pronti, tutti erano d'accordo, c'erano i soci e c'erano anche i soldi. Siamo arrivati a un passo da una svolta epocale: poi tutto si è bloccato, da un momento all'altro e improvvisamente.

Perché?

Me lo sto chiedendo da un paio di mesi, tutti i giorni, senza trovare una risposta: davvero, non capisco.

Cosa non capisce?

Non capisco loro, i Castiglioni. Da un lato continuano a ripetere che i soldi sono finiti, che da soli non possono andare avanti, che c'è bisogno di aiuto. E dall'altro non si spostano di un millimetro, continuano a testa bassa e prendono giocatori. No: non capisco. Sarebbe stato un risultato importantissimo, avremmo dato tranquillità e futuro alla società alleggerendo l'impegno dei Castiglioni, che da sette anni sono soli a mandare avanti la baracca. Sarebbe stato un vantaggio per tutti quanti. E invece tutto si è bloccato.

L'obiettivo polisportiva è un sogno definitivamente sfumato?

No, è soltanto congelato: Gianmarco Faija ha in mano e porta avanti tutto il discorso, in silenzio e sotto traccia. Le persone ci sono ancora, e hanno ancora voglia di mettersi in gioco e di investire. Nelle ultime settimane si è presentato anche un nuovo socio molto molto importante, che vorrebbe sposare il progetto.

Chi?

Non lo dirò nemmeno sotto tortura. Vi basti sapere che si tratta di un nome famoso e solido, che vuole pubblicizzare il suo marchio nella nostra zona.

Quando tornerete allo scoperto?

Quando ci saranno le condizioni per arrivare davvero fino in fondo.

Nel frattempo Verde Vetture continuerà a sponsorizzare la Pallacanestro Varese?

No.

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