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di GIANCARLO PIGIONATTI

Bastava leggere le carte. Così sosteneva Capo d’Orlando, indignata per una triste cancellazione. Il club siciliano era sicura di ottenere giustizia nei suoi ricorsi, se davanti alla Camera di Conciliazione del Coni o al Tar, poco importava. Evidentemente esistono altre carte sul tavolo dei magistrati del Coni i quali hanno preso tempo per pronunciarsi, intendendole buone ma per una staffilata, stando a qualche mormorio che conta, arrivato alle orecchie di Cecco Vescovi. Le certezze di verità sbandierate dal presidente siciliano Sindoni, fatti propri da alcuni quotidiani, sin qui, evidentemente, non hanno sortito alcun esito, dovendo aspettare il primo ottobre allorquando la Camera di Conciliazione del Coni che, fino a prova contraria, è fatta da persone serie, chiuderà il caso per Napoli e Capo d’Orlando. Per correttezza abbiamo riportato, in tempi diversi, stando ai fatti, le motivazioni dei due club in attesa di giudizio, non potendo dare per scontata una riammissione di Varese nella massima serie. L’ammonimento era dovuto, pur convenendo, ieri su queste colonne, con una speranza biancorossa, maggiore di quanto in realtà avevamo supposto in occasione del verdetto del Consiglio federale. Invece punto e a capo. D’un niente per la Cimberio che, saggiamente, dovrà solo badare ai fatti suoi. Già, se non fosse coinvolta dagli eventi, pure su un pericoloso filo, roba da trapezisti, verrebbe di dire: che gli altri s’arrangino.

Nel frattempo hanno deciso che il campionato di Serie A comincerà il 12 ottobre per lasciare correttamente spazio a ogni conseguenza dell’atteso verdetto per Capo d’Orlando e per Napoli la cui squadra s’è già squagliata, vai allora a capire la resistenza del club partenopeo. Varese, in fondo, potrebbe ancora covare una speranziella ma, a questo punto, fa bene a considerare la propria realtà a costo di tapparsi occhi e orecchi per restare concentrata... sul pezzo. Cecco Vescovi, in perlustrazione, attraverso qualcuno bene informato su queste storie, proprio per capire se il club biancorosso abbia chances, pur poche e remote, comincia a voltare pagina e a pensare alla bella scoperta della squadra in LegAdue e in nessun altra serie. E’ previdente e saggio il direttore generale, come Stefano Pillastrini, sempre molto realista nell’imminenza di una stagione ingrata e pericolosa, se soltanto la Cimberio non si fosse approntata alle bell’e meglio, come ha fatto, nei giorni scorsi, con due ritocchi super (come Kaniel Dickens e Misan Nikagbatse) e senza alcun riguardo per l’inadeguato Reid che è stato spedito a casa dove resterà. Vescovi e Pillastrini hanno rimediato agli errori delle prime strategie d’una squadra senza troppo talento né tanti punti nelle mani (come ci si era permessi di osservare), quindi troppo labile e giovane, in sintesi non convenientemente attrezzata per puntare a una promozione sul campo.

Ora Varese piace e promette. Il merito è anche della famiglia Castiglioni nel sopportare un maggiore sacrificio finanziario.

Adesso la Cimberio, se non è una squadra da battere, poco si manca, come un pivot vero (questione che meriterebbe un piccolo dibattito) ma, già in codesta dimensione per quintetto base (Childress, Nikagbatse, Boscagin, Dickens e Galanda) e panchina (Passera, Gergati, Genovese, Martinoni e Cotani), non ha molti pari avversari, almeno sulla carta, in LegAdue. Non c’è dubbio, questa Cimberio è candidata al grande basket, sul campo, ancora per un annetto.

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