Lucaweb Posted December 22, 2008 Posted December 22, 2008 di Massimo Turconi Mai fidarsi dell’aria da gattone pacioso e tranquillo di Kaniel Dickens. Aria pericolosa, perché Kaniel, sul parquet, regala ai suo avversari l’impressione, totalmente ingannevole, di poterlo cestisticamente accarezzare. Poi, invece, quando meno se lo aspettano, Dickens rifila loro unghiate dolorose. Chiedere, per eventuale conferma, ai giocatori riminesi Goss, Kesicki e Mc Ray che domenica scorsa ai minuti 18, 21 e 31 si sono visti respingere i loro tentativi con stoppatoni siderali da parte del "Gattone". Per non parlare della decina di rimbalzi e delle due schiacciate con cui ha riempito il suo tabellino. «In un periodo come questo, nel quale il mio gioco offensivo soffre ancora di alti e bassi notevoli, è meglio essere utile alla squadra dedicandosi ad altri aspetti del gioco - commenta in tono sereno Dickens -. Visto che l’attacco, soprattutto il mio tiro da tre punti, funziona così così, penso sia più opportuno spostare la concentrazione nel lavoro in difesa che, tra l’altro, in questo inizio di campionato è stata la vera arma vincente. Basta pensare alla gara contro Rimini, con gli ospiti bloccati a quota 47, oppure all’ultimo quarto di Pistoia quando, alzato l’interruttore della difesa, abbiamo dilagato». - Intanto lei, zitto zitto, sta scalando le classifiche di specialità per rimbalzi e stoppate... «Sì, ma l’unica classifica che reputo davvero interessante è quella della mia squadra e il 4-0 attuale è il solo dato che mi soddisfa. Poi - sottolinea il giocatore di Denver - i numeri non saranno mai in grado di raccontare fino in fondo l’andamento di una partita. Nelle statistiche, per esempio, non compaiono gli aiuti difensivi, i tiri sporcati, le chiusure nei raddoppi. Situazioni tecniche o tattiche che, personalmente, mi galvanizzano facendomi sentire importante e apprezzato dai miei compagni di squadra e dallo staff tecnico. Per me, le cose che contano davvero, sono queste ultime». Intanto, pero, al pubblico di Varese sembra di stare ad un concerto di Povia. E, senza stare a spiegare a Dickens chi è il cantante in questione, gli facciamo notare che la gente del PalaWhirpool, quando l’azione si sviluppa dalle sue parti, fa spesso “Oohh !”. «Sento bene il pubblico di Masnago, ne avverto l’eccitazione e la felicità quando le cose mi riescono bene e, in definitiva, sono contento di offrire, ogni tanto, qualche giocata spettacolare. Tuttavia, dopo alcune stagioni passate nelle leghe americane a produrre uno show di pallacanestro fine a se stesso, adesso, in Italia, sto imparando a lavorare per vincere, migliorare me stesso, il mio modo di stare in squadra e, quindi, a finalizzare gli obbiettivi. Molto meglio così, credetemi». - Varese lassù in classifica che effetto le fa? «Che dire? Si sta bene e ho capito che i tifosi apprezzano il lavoro che stiamo facendo, ma non mi sembra ancora arrivato il momento per volare in alto con l’entusiasmo. Il campionato è appena cominciato e, per quel poco che ne so, i momenti più duri devono ancora arrivare». Ragionamenti del tutto normali per uno come Kaniel che, oltre all’esperienza, mette nelle sue considerazioni un naturale “understatement”. Dickens è un tipo riservato e davvero umile. Uno che ancora prova stupore per lo stupore altrui. Un episodio che gli è capitato nei giorni scorsi serve, più di ogni altra cosa, a rendere più chiara la sua cifra umana: Dickens si trova in ufficio pubblico di Varese, pochi avventori, qualcuno di loro sfoglia il nostro giornale, vede la foto di Kaniel, guarda la torre d’ebano che gli sta quasi di fronte e riguarda il giornale. Kaniel, segue con attenzione tutto il percorso fatto di occhiate, lancia al signore in questione un largo sorriso e gli dice: "Yes, it’s me (si, sono io)". L’interlocutore, ancora ignaro, replica: "Ma lei, allora, è un giocatore famoso...". Dickens, ringrazia per il complimento e risponde: "Famoso? No, per niente. Ma spero, prima o poi, di diventarlo…".
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