Ale Div. Posted January 28, 2009 Posted January 28, 2009 Negazionismo, dai lefebvriani scuse al Papa di Redazione Città del Vaticano - I lefebvriani chiedono "perdono" al Papa per le affermazioni negazionistiche di un loro vescovo, monsignor Richard Williamson. .Opinioni, scrive il superiore Fellay, "che non riflettono in nessun caso la posizione della nostra Fraternità". "Abbiamo avuto conoscenza di un’intervista rilasciata da monsignor Richard Williamson, membro della nostra Fraternità San Pio X, alla televisione svedese", afferma il superiore, mons. Bernard Fellay, in un comunicato rilanciato dalla sala stampa della Santa Sede. Non ha alcuna autorità "In questa intervista, egli si esprime su questioni storiche, in particolare sulla questione del genocidio degli ebrei da parte dei nazionalsocialisti. È evidente che un vescovo cattolico non può parlare con autorità ecclesiastica che su questioni che riguardano la fede e la morale. La nostra Fraternità non rivendica alcuna autorità sulle altre questioni. La sua missione è la propagazione e la restaurazione della dottrina cattolica autentica, esposta nei dogmi della fede. È per questo motivo che siamo conosciuti, accettati e apprezzati nel mondo intero". Le polemiche non si placano. Il Vaticano ha ribadito la condanna delle teorie che negano la Shoah ma ormai non si fa che parlare dell'intervista choc del vescovo Williamson, uno dei prelati lefevriani "perdonati" da Benedetto XVI con la revoca della scomunica. Il dibattito infiamma la chiesa e la politica. Il presidente della Camera Gianfranco Fini parla di infamia aggravata dal fatto che sia messa in atto da un religioso. (e te pareva che badoglio non ci doveva mettere becco....) I vescovi svizzeri prendono carta e penna e, in una nota, condannano quanto affermato dal vescovo negazionista. Monsignor Kurt Koch, presidente della Conferenza episcopale elvetica definisce "intollerabile" la negazione della Shoah e chiede ai lefebvriani di riconoscere esplicitamente il Concilio vaticano II e la dichiarazione conciliare "Nostra aetate" sui rapporti con l’ebraismo. I vescovi svizzeri sono particolarmente sensibili alla "questione lefebvriana" anche perché il quartier generale dei seguaci di monsignor Lefebvre si trova proprio in Svizzera, ad Econe. Resta la sospensione a divinis "Con un decreto firmato dal prefetto per la Congregazione per i vescovi, il cardinale Giovanni Battista Re, il Papa Benedetto XVI ha revocato il 21 gennaio la pena della scomunica contro i quattro vescovi della Fraternità sacerdotale San Pio X. Questo decreto è l’espressione della volontà del Papa di riassorbire lo scisma con una comunità che conta nel mondo alcune centinaia di migliaia di fedeli e 493 preti. Si è tuttavia prestata poca attenzione - sottolinea il presidente dei vescovi svizzeri - al fatto che questi quattro vescovi rimangono sospesi a divinis. Non è loro permesso, pertanto, di esercitare il loro ministero episcopale". Evitare equivoci - "Diverse reazioni - prosegue Koch - hanno manifestato una grande preoccupazione di fronte a questa decisione del Papa che tende la mano per la riconciliazione. Qui bisogna evitare equivoci: secondo il diritto della Chiesa, la revoca della scomunica non è la riconciliazione o la riabilitazione, ma l’apertura della strada verso la riconciliazione. Questo atto non è, dunque, la fine, ma il punto di partenza per un dialogo necessario sulle questioni controverse. Di fronte a queste profonde divergenze, questo cammino potrà essere lungo". Intervista inquietante "L’intervista concessa da uno di questi vescovi alla televisione svedese poco prima della pubblicazione della revoca della scomunica - prosegue il presidente dei vescovi svizzeri - ha aggravato le preoccupazioni. Monsignor Richard Williamson vi affermava che non ’è evidenza storica dell’esistenza delle camere a gas e che solo due-trecentomila ebrei sono stati uccisi dai nazisti e non sei milioni. La Chiesa cattolica - sottolinea il presule - non può in alcun modo accettare questa negazione dell’Olocausto. Il portavoce vaticano ha preso posizione al momento della pubblicazione del decreto su queste affermazioni assurde e le ha definite totalmente inaccetabili. Noi, vescovi svizzeri, facciamo nostra questa condanna e preghiamo i membri delle comunità ebraiche svizzere di scusare le irritazioni di questi ultimi giorni. Coloro che conoscono Benedetto XVI e il suo atteggiamento positivo nei confronti dell’ebraismo sanno che non può tollerare gli sbandamenti indifendibili di monsignor Williamson". Fini: infame che religioso sia negazionista - "Le teorie negazioniste sono sempre infami ma lo sono ancor di più se ad esprimerle è un persona che ha un incarico religioso". Gianfranco Fini fa quest’affermazione nel corso del suo intervento alla Giornata della Memoria, organizzata alla Camera dei deputati. Il presidente della Camera non cita il vescovo lefebvriano Williamson, ma il riferimento è chiaro. Insomma... qualcuno vuole scatenare una tempesta in un bicchiere d'acqua. Se un cardinale scissionista dice una cagata, per quale motivo deve diventare opinione di tutta la Chiesa Cattolica? La reazione degli ebrei mi pare fin troppo isterica ......
corny Posted January 28, 2009 Posted January 28, 2009 Insomma... qualcuno vuole scatenare una tempesta in un bicchiere d'acqua.Se un cardinale scissionista dice una cagata, per quale motivo deve diventare opinione di tutta la Chiesa Cattolica? La reazione degli ebrei mi pare fin troppo isterica ...... Posso anche essere della tua opinione, però spiegami che bisogno c'era di togliere la scomunica a questo pezzente, e guarda che anche gli altri 3 neo riabilitati non hanno parlato ma sono sulla stessa lunghezza d'onda di Williamson..... La reazione ebraica è stata comunque spropositata un pò come a Gaza ......
ROOSTERS99 Posted January 28, 2009 Posted January 28, 2009 Posso anche essere della tua opinione, però spiegami che bisogno c'era di togliere la scomunica a questo pezzente, e guarda che anche gli altri 3 neo riabilitati nonhanno parlato ma sono sulla stessa lunghezza d'onda di Williamson..... La reazione ebraica è stata comunque spropositata un pò come a Gaza ...... Gli altri "reintegrati" hanno chiesto scusa per le affermazioni del coglionazzo...per come la so' io......
corny Posted January 28, 2009 Posted January 28, 2009 Gli altri "reintegrati" hanno chiesto scusa per le affermazioni del coglionazzo...per come la so' io...... No, semplicemente non hanno parlato. Ha parlato per tutti il superiore Fellay.
Ale Div. Posted January 28, 2009 Posted January 28, 2009 Beh credo sia questione di Gerarchia. Avete detto delle cagate che non sono la Posizione della Chiesa e nemmeno degli scissionisti, ora restate in silenzio. Sulla scomunica non so che dire, non sono esperto di Diritto Ecclesiastico... però so che il Perdono è un aspetto non marginale del cristianesimo... In ogni caso, mi pare che la posizione del Papa sia chiara e nettamente contraria a qualsiasi negazione.
corny Posted January 28, 2009 Posted January 28, 2009 In ogni caso, mi pare che la posizione del Papa sia chiara e nettamente contraria a qualsiasi negazione. Ci mancherebbe altro ......
davide Posted January 28, 2009 Posted January 28, 2009 Non riesco proprio a capire che bisogno c'era di togliere la scomunica a sti 4 beduini ....Benedetto XVI stà riportando la chiesa indietro di vent'anni. Ma come, non è ispirato dallo spirito santo?? Beh credo sia questione di Gerarchia. Avete detto delle cagate che non sono la Posizione della Chiesa e nemmeno degli scissionisti, ora restate in silenzio. Sulla scomunica non so che dire, non sono esperto di Diritto Ecclesiastico... però so che il Perdono è un aspetto non marginale del cristianesimo...In ogni caso, mi pare che la posizione del Papa sia chiara e nettamente contraria a qualsiasi negazione. Non può negarla nemmeno volendo, avendo un passato nella gioventù hitleriana....
davide Posted January 28, 2009 Posted January 28, 2009 ...Insomma... qualcuno vuole scatenare una tempesta in un bicchiere d'acqua. Se un cardinale scissionista dice una cagata, per quale motivo deve diventare opinione di tutta la Chiesa Cattolica? La reazione degli ebrei mi pare fin troppo isterica ...... Considera che la chiesa ha considerato gli ebrei come deicidi per millecinquecento anni, e solo recentemente ha fatto marcia indietro. Considera la recente reintroduzione della preghiera del venerdì per la conversione degli ebrei, considera le collusioni di pio xi e pio xii col nazifascismo... Se sono un attimino sensibili sull'argomento c'è di che capirli...
Ponchiaz Posted January 28, 2009 Posted January 28, 2009 A me sembra che gli Ebrei siano sensibili su un sacco di cose e probabilmente a ragione in molti casi. Ma nella politica e nella diplomazia modi e tempi sono importanti quanto i contenuti.
davide Posted January 28, 2009 Posted January 28, 2009 (edited) ...Ma nella politica e nella diplomazia modi e tempi sono importanti quanto i contenuti. E su questo siamo perfettamente d'accordo. Edited January 28, 2009 by davide
Ale Div. Posted January 28, 2009 Posted January 28, 2009 A me sembra che gli Ebrei siano sensibili su un sacco di cose e probabilmente a ragione in molti casi.Ma nella politica e nella diplomazia modi e tempi sono importanti quanto i contenuti. Beh ultimamente hanno però i nervi un filino scoperti.... 28/01/2009, ore 17:01 GAZA: INCIDENTE DIPLOMATICO TRA FRANCIA ED ISRAELE di: Antonio Rispoli Veemente protesta, attraverso i canali diplomatici, della Francia contro Israele, per quello che è successo ieri ad Erez. Infatti la colonna guidata dall'ambasciatore francese Alain Remy, in Israele, è stata bloccata, mentre si recava a Gaza, dall'esercito israeliano, per oltre sei ore. E i soldati sono arrivati al punto di arrivare a fare fuoco sui veicoli, sia pure a scopo intimidatorio. E non è la prima volta, dato che la stessa cosa era avvenuta a Betlemme, venerdì scorso.
Ale Div. Posted January 28, 2009 Posted January 28, 2009 Considera che la chiesa ha considerato gli ebrei come deicidi per millecinquecento anni, e solo recentemente ha fatto marcia indietro. Considera la recente reintroduzione della preghiera del venerdì per la conversione degli ebrei, considera le collusioni di pio xi e pio xii col nazifascismo... Se sono un attimino sensibili sull'argomento c'è di che capirli... Beh dai ... sai che culturalmente non sono molto tenero nei confronti delle religioni... ma parlare di cose avvenute in ere geologiche è un po' troppo... Sulla preghiera del venerdì ammetto di non conoscere per intero contenuti e sginificati, per cui mi astengo da qualsiasi giudizio.
davide Posted January 28, 2009 Posted January 28, 2009 Beh dai ... sai che culturalmente non sono molto tenero nei confronti delle religioni... ma parlare di cose avvenute in ere geologiche è un po' troppo...Sulla preghiera del venerdì ammetto di non conoscere per intero contenuti e sginificati, per cui mi astengo da qualsiasi giudizio. Veramente gli altri fatti da me menzionati risalgono agli anni immediatamente prima ed immediatamente dopo la II GM....
Ponchiaz Posted January 29, 2009 Posted January 29, 2009 Oggi su radio 24 un interssante dibattito in cui un esperto di cui purtroppo non ho sentito il nome spiegava come il gesto di Ratzinger abbia il significato opposto a quello poi compreso dagli ebrei. Ovvero con questo provvedimento iniziare un cammino di ritorno dei Lefebvriani nella chiesa cattolica con conseguente sottomissione al concilio vaticano II ed abiura dell'antisemitismo che li contraddistingue. Interessante.
Ale Div. Posted January 29, 2009 Posted January 29, 2009 Firenze, ordigno vicino sinagogaInvestigatori: "Potenziale limitato" Un piccolo ordigno rudimentale, composto da una bomboletta da campeggio con della carta come miccia, è stato trovato nella casa Schabat, il luogo dove vengono accolti i turisti che vogliono visitare la sinagoga di Firenze. La carta, che era stata incendiata, si è spenta senza innescare l'esplosione. La bomba, comunque, secondo gli investigatori, aveva un potenziale "limitato". ma una roba così non scoppia mai... Rientra l'allarme antisemita: a Firenze la bomba del 17 gennaio imbocca la pista del regolamento dei conti tra gruppi ebraici «Macchè antisemitismo. E' tutto da ricondurre ai contrasti tra la comunità fiorentina ed il Lubavitch, alcuni ebrei ultra-ortodossi che frequentano solo saltuariamente la sinagoga di via Farini». A spiegare imotivi che possono aver portato a posizionare la bomboletta di gas da campeggio ritrovata sabato 17 gennaio davanti alla “Chabad house” di via de' Pilastri 48 (il punto di riferimento che i Lubavitch hanno in ogni città importante per ospitare i propri seguaci) è un autorevole esponente della comunità ebraica fiorentina, circa mille persone in tutto, che, nel Giorno della Memoria, intende far luce sull'episodio dell'ordigno. Una fonte che vuol rimanere anonima, le cui dichiarazioni trovano però importante riscontro tra gli inquirenti che stanno indagando sul ritrovamento dell'ordigno. Gli 007 inizialmente avevano pensato che la bomba, dotata di un innesco abbruciacchiato non tale però da far esplodere il gas contenuto all'interno, fosse riconducibile ad un atto antisemita legato ai sanguinosi attacchi di Israele in atto nella Striscia di Gaza. Un'ipotesi investigativa più che plausibile, seguita d'istinto, ma poi quasi subito abbandonata per seguire a pieno ritmo la pista che fa ricondurre il ritrovamento ad una vendetta personale di qualcuno che ha avuto dei contrasti con gli ebrei ultra-ortodossi Lubavitch, ipotesi avvalorata anche dall'assenza di una rivendicazione della bomba, fatto piuttoto anomalo nel caso si fosse trattato di una matrice politica. Un contesto delicatissimo quello fiorentino, in cui coesistono con difficoltà due modi diversi di concepire e praticare la religione ebraica. Da un lato la quasi totalità della comunità guidata da Joseph Levi, rabbino della sinagoga di via Farini, dall'altro appunto gli hassidim, l'anima più rigorosa dell'ebraismo, segnati da una religiosità fortissima, quelli che il sabato, il “shabat” non accendono la luce e non prendono neanche l'ascensore. I gravi contrasti nella manciata di metri tra via Farini e via de'Pilastri iniziano nel 2000, quando Eli Borenstein, uno dei più influenti leader del movimento internazionale Lubavitch in Italia, acquista il fondo di una merceria per aprire appunto la Chabad house al cui interno c'è solo un mucchio di cianfrusaglie in un punto però strategico e di grande visibilità per attirare potenziali hassidim. Questi ebrei di Firenze sono appunto Lubavitch, una costola dell'hassidismo che prende nome e antiche tradizioni dalla cittadina russa di Lubavitch, rasa al suolo nel'41 dai nazisti. Caftano nero, boccoli a cavaturacciolo e borsalino nero in testa, arrivano da tutto il mondo per incontrare il leader Borenstein, che però sta a Bologna dove ha ricevuto un altro “avvertimento” e di solito arriva a Firenze solo una volta a settimana (il sabato appunto) per ospitare e ristorare gli aderenti al suo movimento. Un giorno sacro il sabato, in cui oltre al divieto di camminare a lungo, preparare cibo e fare molte altre cose, è vietato persino telefonare: per questo, curiosamente, Borenstein ha avvertito i carabinieri solo al tramonto,quando il shabbat si era concluso, nonostante si fosse accorto dell'ordigno già dalla mattina. «Si spera in una pacifica convivenza, ma vedere i Lubavitch che in via dei Pilastri fuori dalla sinagoga fanno proselitismo tra i turisti ebrei americani non sembra gradito alla comunità», scriveva in un reportage pubblicato poco dopo l'arrivo dei Lubavitch in città. Un mancato gradimento, poi degenerato in un conflitto tra i due gruppi, che però fa solo da sfondo all'atto intimidatorio del 17 gennaio, che potrebbe essere figlio di dissapori personali.
Silver Surfer Posted January 29, 2009 Posted January 29, 2009 ...appartengano a qs. 2a categoria, ad es., le sue levate di scudi contro un certo Potere economico sovrastante transnazionale, contro la "privatizzazione" del Pentagono, contro l'appaltamento della strategia militare USA (e non solo...) a istituti di ricerca privati, contro l'ideologia guerrafondaia e gli eccessi degli integralismi religiosi islamici e Lubavitcher (Vi ricordate del fanatico Baruch Goldstein, che nel 1994 massacrò ad Hebron 29 musulmani in preghiera sulle tombe dei patriarchi...?).... http://www.varesefansbasket.it/vfbforum/in...ost&p=60220
ROOSTERS99 Posted July 15, 2010 Posted July 15, 2010 così, nel silenzio internazionale, si rafforzano i diktat di hamas Gaza, attacco alla modernità Spiagge vietate alle donne, artisti sotto tiro. Ma anche frustate quotidiane e cantine diventate stanze di tortura GAZA - Chiede ai pacifisti stranieri che promettono la ripresa dei loro viaggi sulle navi di portare, assieme agli aiuti per i palestinesi, anche un mixer per il suo gruppo musicale. Ma lo fa in contrasto con quello stesso regime nella striscia di Gaza che i pacifisti più o meno indirettamente aiutano contro l’embargo imposto da Israele. «Il nostro vecchio mixer è stato sequestrato dalla polizia di Hamas», spiega, con il timore che anche quello nuovo subisca la stessa sorte del primo. «Siamo vittime di una teocrazia repressiva che in nome della sua lettura distorta dell’Islam vieta la musica libera. Il loro Allah in verde non ci piace per nulla». E’ l’ironico paradosso vissuto dal ventenne Basher Bseiso, cantante molto popolare del “Gruppo della pace” (Fariq Salam) tra i giovani di Gaza amanti del “rap”. Ben riassunto dall’appello che lancia dalla sua casa Jamal Abu Al Qumsan, 43enne direttore della più nota galleria d’arte nella “striscia della disperazione”: «Grazie ai democratici di tutto il mondo che lottano contro l’embargo israeliano su Gaza. Però, per favore, potete in parallelo denunciare anche la repressione di Hamas contro le libertà intellettuali?». ATTACCHI CONTRO LE ORGANIZZAZIONI GIOVANILI - Le loro sono solo due storie tra le infinite che si possono trovare nella regione. La più scottante ultimamente è quella degli attacchi contro le organizzazioni giovanili. E’ avvenuto il 23 maggio e il 28 giugno, quando una ventina di militanti armati e mascherati di Hamas hanno dato fuoco al campo estivo organizzato per gli studenti sul lungomare dalle Nazioni Unite. E alla fine di maggio, proprio il giorno del blitz dei commando israeliani contro la flottiglia pacifista che ha causato 9 morti, la polizia di Hamas qui ha chiuso ben cinque organizzazioni non governative locali. La più nota, Sharek (17 filiali nei territori palestinesi, di cui 5 nella striscia di Gaza), a sua volta si è vista bruciare due campi estivi studenteschi sulla spiaggia. Accusa uno dei dirigenti, Mohammad Aruki: «Vogliono obbligarci a chiudere i campeggi misti. Ci dicono che ragazzi e ragazze vanno separati. Così mirano a sradicare la cultura laica, cercano il monopolio sull’educazione». E’ l’ennesimo capitolo della guerra culturale in atto da tempo. Le ali più oltranziste del fronte religioso vogliono fermare la spiaggia alle ragazze, vietano la privacy alle coppiette non sposate, vedono la musica e le mode occidentali come un pericolo per la “moralità” pubblica. A chiedere spiegazioni agli esponenti di Hamas la risposta è in genere la stessa: «I ministeri, le nostre autorità civili, non c’entrano. Occorre rivolgersi alla polizia». Ma dagli agenti impera il no comment. Il più esplicito è stato Ahmed Yussef, vice ministro degli Esteri e presidente del Comitato contro l’embargo: «Israele ha il monopolio della forza. Hamas è molto più debole e cerca unicamente di imporre una sola sovranità nella striscia». VERO REGIME - Il problema maggiore è che i testimoni, le stesse vittime, hanno paura a parlarne. Hamas è ormai un regime padre-padrone della sua gente. Punizione non vuole solo dire prigione, o persino tortura, ma piuttosto ostracismo, perdita del posto di lavoro, denigrazione, isolamento sociale. Bseiso parla con rabbia del pestaggio subito lo scorso 28 aprile. «Mi stavo spostando in moto, quando sono stato affiancato da un gruppo di miliziani delle Ezzedin Al Qassam, che mi hanno buttato a terra e picchiato con bastoni. Pochi giorni prima avevano fatto irruzione nel nostro studio e sequestrato video, telecamere, cassette. Ora, con mezzi di fortuna sto preparando una canzone di accusa contro la repressione di Hamas», dice. Il suo compagno nel gruppo, Ibrahim Ghonem, ricorda che sino al 2005, quando a Gaza e in Cisgiordania governava la stessa autorità dell’Olp costituita da Yasser Arafat nel 1994, la situazione era molto migliore: «In quel periodo nacquero almeno cinque gruppi rap a Gaza. Nessuno interferiva. Ora ci dicono che siamo agenti del Satana americano, corruttori di giovani. E il risultato è che chiunque può se ne va, emigra. Addirittura so di alcuni amici di altri gruppi rap che hanno approfittato di inviti a concerti all’estero per imboscarsi e non tornare più». A Jamal Abu Al Qumsan è andata peggio. Sino a qualche giorno fa non poteva sedere o sdraiarsi sulla schiena per le frustate subite a intermittenza tra il 5 e 12 maggio. Una punizione curiosa e molto diffusa la sua. Vieni convocato alla polizia nei centri carcerari. Non c’è molta scelta. La famigerata Saraya, nel cuore di Gaza city, è stata rasa al suolo dai bombardamenti israeliani della “Piombo Fuso” nel gennaio 2009. Restano però i Mashtal, i cinque carceri provinciali, e Ansar, dove si trovano i capi dei servizi di sicurezza. Qui inizia l’interrogatorio. «Dalle sette di mattina a sera tarda, talvolta oltre mezzanotte. La punizione più comune è tenerti conto un muro tutto il pomeriggio in pieno sole e obbligarti a esercizi assurdi. Per esempio viene ordinato di fare il ciclista, per ore e ore costretto a fingere di pedalare. Poi ti rimandano a casa. Così non figuri nell’elenco dei prigionieri, non devono neppure sfamarti. Solo ogni tanto un bicchier d’acqua. E la mattina devi essere puntuale di fronte al portone», racconta Jamal. A lui comunque è andata male. «Mi hanno accusato di corrompere le ragazze, di lasciar loro fumare il narghilè nei locali della mia galleria, addirittura di abusi sessuali. Così hanno usato cinghie e bastoni». STANZE DI TORTURA - Ma poteva andar peggio. Fosse finito nella ex villa sul lungomare del presidente dell’Autorità palestinese a Ramallah, Abu Mazen, sarebbe restato in isolamento per mesi. Qui raccontano che le cantine sono adibite a stanze per la tortura dei “nemici dell’Islam”. Sono tecniche raffinate. Ci sono spie mischiate ai prigionieri. Meccanismi imparati direttamente dai carceri israeliani. Non esiste militante palestinese sopra i trent’anni che non li abbia sperimentati sulla sua pelle. La pressione psicologica è spesso molto più efficace di quella fisica. Fin qui tutto normale. Nei carceri del Fatah in Cisgiordania, dove la caccia ai militanti di Hamas resta aperta, le tecniche persecutorie sono molto simili. «La novità di Gaza sta nella crescente influenza dei sistemi utilizzati dai Basiji iraniani. Le teste di cuoio tra i gruppi scelti delle Ezzedin Al Qassam sono stati direttamente istruiti da loro. Il fine è quello di imporre una sorta di totale e totalizzante conformismo politico e culturale. Chiunque non si omogeneizza deve sapere che è a rischio. E pochi sono gli eroi. Spesso bastano alcune velate minacce per ottenere l’effetto voluto», sottolinea un noto commentatore locale, che parla sotto la promessa del più assoluto anonimato. Asma Al Ghuol, giornalista impegnata nella difesa delle libertà intellettuali, si è vista di recente sequestrare il computer e minacciare personalmente di essere “amorale” per la sua denuncia pubblica contro la censura a musicisti e scrittori. Una sua collega che collabora con la tv Al Arabya è stata arrestata pochi giorni fa perché scoperta dagli agenti viaggiare in auto in compagnia di un ragazzo che non era membro della sua famiglia. SCENARIO SIMILE ALL'IRAQ - Abu Omar (è un nome finto), anziano militante del Fronte per la Liberazione della Palestina, esprime la sua dissidenza in privato: produce vino di nascosto nel campo profughi di Jabalia e ne vende 100 litri l’anno. «E’ la mia sfida contro il divieto dell’alcool imposto dagli islamici, contro le ingerenze nel nostro privato, come se fossimo sotto i talebani», dice mostrando la foto di Hassan Mohammad Hajazi, suo amico e attivista assassinato da Hamas nel gennaio 2009 approfittando del caos generato dall’attacco israeliano. «Il dramma è che se mostro questa foto per la strada vengo arrestato». Sono gli effetti perversi dell’embargo israeliano. Uno scenario che ricorda da vicino quello imposto contro l’Iraq di Saddam Hussein negli anni Novanta sino alla guerra del 2003. Il blocco economico, l’isolamento, la messa all’indice generano enormi difficoltà sul piano internazionale per il regime colpito, ma lo rafforzano internamente e gli forniscono indirettamente la legittimazione agli abusi anche più gravi nei confronti delle proprie popolazioni. Sostiene Atef Abu Saief, brillante docente di scienze politiche alla locale università Al Azhar: «Hamas controlla Gaza molto meglio che un paio d’anni fa. Anche se la sua popolarità è in diminuzione. Ma questo non lo potremo verificare. Le libere elezioni, così come nel 2006, sono ormai impossibili. Al meglio, nel caso si torni alle urne, vedremo un accordo sottobanco per la spartizione dei voti con Fatah. La teocrazia di Hamas segna la fine del sogno democratico». Commenta un noto giornalista assunto dalle agenzie stampa straniere che assolutamente chiede di restare anonimo: «La differenza con l’Iraq è che nei territori palestinesi occupati da Israele nel 1967 le elezioni parlamentari del gennaio 2006 sono state stravinte in modo pulito da Hamas contro Fatah. Tra le sinistre occidentali fanno bene a puntare il dito contro i loro governi che rifiutano quel voto. Non è possibile accettare in democrazia solo i risultati che ci piacciono e rifiutare quelli sgraditi. Però adesso non ci si accorge che la popolarità di Hamas a Gaza è in caduta libera. E’ una situazione curiosa e riflette l’antica propensione palestinese a schierarsi sempre contro chi vince. Se oggi si andasse alle urne, in Cisgiordania potrebbe ottenere la maggioranza Hamas, ma a Gaza il Fatah». «Hamas come Hitler, o meglio, come gli islamici in Algeria», rincara Saief. «Ecco perché Yasser Arafat, sino alla sua morte nel novembre 2004, si rifiutò sempre di tenere elezioni con Hamas. Sapeva che un voto libero con gli islamici al governo non avrebbe mai più potuto aver luogo per il fatto molto evidente che la dottrina dei Fratelli Musulmani non dà alcun valore alla democrazia». A suo dire qui sta la debolezza di Abu Mazen: aver permesso ad Hamas di presentarsi al voto del 2006. «Si illudeva di battere il suo avversario nell’Olp locale, Mahmoud Dahlan, che in veste di capo della polizia di Arafat a Gaza e a causa dei suoi stretti legami con la Cia era fortemente impopolare. Ma non ha capito che apriva le porte a Hamas. Ora si dovrebbe tornare alle urne. Ma non avverrà più in modo pulito». HAMAS E L'IRAN - Saief ripete la teoria che va per la maggiore da Gaza al Cairo: Hamas non ha alcun interesse a mettere a rischio lo status quo, non cerca un vero accordo con Abu Mazen, non vuole il voto e neppure contatti con Israele. «Hamas è legata ai Fratelli Musulmani e l’Iran. Controlla una base territoriale, ha un progetto più pan-islamico e molto meno nazionalista. Non cerca il compromesso, vede Gaza come il rilancio della guerra santa globale. Ecco perché a farne le spese sono ora gli intellettuali e qualsiasi entità indipendente nelle zone sotto il suo controllo», aggiunge. Non è da nascondere che i perseguitati sono in genere militanti dell’Olp, o comunque legati al vecchio fronte laico della sinistra palestinese. «Atef non è credibile. E’ un intellettuale organico del Fatah, nostro nemico ideologico per eccellenza», replica per esempio Taher Al Nunu, portavoce di Hamas. E infatti Atef nel giugno 2009 si è fatto oltre una settimana di “carcere giornaliero”. Ricorda: «Non c’era violenza vera. Solo fastidio, tanta sete al sole, grande perdita di tempo e interrogatori spossanti». Ora è preoccupato. Ai primi di giugno è stato riconvocato alla polizia per 24 ore. Teme censurino il suo libro di short stories appena pubblicato in arabo: «Natura morta. Storie dal tempo di Gaza». La censura è strisciante, minacciosa, immanente. Ne parla Mohammad Aruki mostrando la zona del suo campo di tende devastato dal fuoco. Tra i capi di accusa nei loro confronti c’è anche un sondaggio condotto tra i giovani di Gaza in cui si conclude che almeno il 41% spera di emigrare all’estero. E il motivo portante di tanta disaffezione è la crescita delle accuse contro la corruzione e il nepotismo dei dirigenti islamici. I toni sono simili a quelli che imperavano contro i capi di Fatah prima del voto del 2006. Lo stesso leader di Hamas, il cinquantenne Ismail Haniyeh, si vede messo in dubbio tra l’altro per aver sposato come seconda moglie la vedova 22enne di una delle guardie del corpo di Said Siam, noto militante ucciso dalle bombe israeliane nel 2009. Sottolinea Aruki: «Per Hamas il nostro sondaggio è una grande debacle. Dimostra che i giovani non vogliono più lottare. L’embargo israeliano è terribile, ci impedisce ogni movimento, siamo in una grande prigione a cielo aperto. Però è morto lo spirito delle due intifade. Si vuole fuggire nel privato, stare bene individualmente. Una volta c’erano studenti che rifiutavano le rare borse di studio all’estero pur di restare a combattere collettivamente l’occupazione sionista. Oggi tutti vorrebbero emigrare e a bloccarci non è solo Israele. L’Egitto fa passare con il contagocce la gente da Rafah. E Hamas concede il permesso di emigrazione unicamente ai suoi militanti. Gli altri sono solo sudditi da convertire alla sua lettura dell’Islam». Corriere.it Lorenzo Cremonesi 14 luglio 2010(ultima modifica: 15 luglio 2010) ________________________________________ Meno male che qualcuno non parla solo delle buffonate delle navi......
Ponchiaz Posted July 16, 2010 Posted July 16, 2010 Continuo a non capire a maggior ragione il suicidio mediatico di Israele, li facevo piu' furbi.
ROOSTERS99 Posted July 16, 2010 Posted July 16, 2010 Continuo a non capire a maggior ragione il suicidio mediatico di Israele, li facevo piu' furbi. Già...anche loro vivono un periodo di decadenza....
Ponchiaz Posted September 21, 2010 Posted September 21, 2010 Musulmani, brava gente 20 settembre 2010 “Molly non esiste più”. Fatwa contro una vignettista di Seattle Condannata a morte dall’imam americano al Awlaki per i disegni su Maometto, ora è diventata un “fantasma” protetto dal’Fbi Non ha fatto in tempo Angela Merkel, premiando il vignettista danese Kurt Westergaard, a ricordare che la libertà d’espressione è un pilastro della democrazia, che dall’altra parte del mondo un’altra umorista, stavolta cittadina americana, era costretta a nascondersi a causa delle minacce dell’islamismo. Dopo aver proposto ironicamente di disegnare immagini del profeta islamico Maometto per stimolare il dibattito sulla libertà di parola, la vignettista Molly Norris ha dovuto nascondersi in seguito a minacce. Secondo il Seattle Weekly, giornale per cui lavora la disegnatrice, l’Fbi ha invitato Molly Norris a “sparire”. Norris ha cambiato identità e città, diventando un “fantasma”. Anwar al Awlaki, un religioso islamico di origini americane collegato ad al Qaida che si nasconde in Yemen, ha scritto che Norris è un “obiettivo primario”. Secondo Awlaki, in questi casi “la medicina prescritta dal Messaggero di Allah è l’esecuzione”. Una vera e propria fatwa, stavolta da parte di un americano contro un altro americano. Norris aveva lanciato la propria provocazione per protestare contro le minacce di violenza verso quanti avevano disegnato Maometto, una pratica ritenuta “blasfema” nella cultura islamica. L’argomento è stato al centro delle cronache cinque anni fa, quando il vignettista Westergaard scatenò una battaglia culturale, diplomatica e politica attorno alla libertà di espressione in Danimarca. Quest’anno la serie tv South Park ha generato nuove polemiche e minacce, rappresentando Maometto in veste di orso. Il concorso “Everybody Draw Mohammad Day” (Il giorno in cui tutti disegnano Maomettò) proponeva di ospitare “rappresentazioni creative” del Profeta. L’idea di partenza del gruppo su Facebook, che ha riunito oltre centomila persone, era di “difendere la libertà di espressione” e si ispirava al lavoro della disegnatrice americana Norris. Questa, lo scorso aprile, aveva creato un fumetto contro la decisione della rete tv Comedy Central di censurare ogni riferimento a Maometto in un episodio di South Park. “I terroristi hanno minacciato i creatori di South Park, non lasciamo che i terroristi la vincano!”, aveva proclamato Norris. Gli autori di South Park, Trey Parker e Matt Stone, sono stati avvertiti che avrebbero fatto “la fine di Theo van Gogh”. Con la fatwa di Awlaki, è la prima volta che un imam americano minaccia di morte una sua concittadina. Awlaki ha assistito, non solo spiritualmente, tre degli attentatori dell’11 settembre in una moschea della Virginia, alle porte di Washington; qualche anno più tardi è entrato in contatto con il maggiore Nalid Hasan, musulmano osservante che ha ucciso tredici colleghi nella base texana di Fort Hood. E’ anche stato il consigliere del nigeriano Farouk Abdulmutallab, che il giorno di Natale del 2009 voleva far saltare un volo Northwest diretto a Detroit. Il presidente Obama ha ordinato già l’eliminazione di Awlaki. Secondo il capo della commissione per la Sicurezza nazionale alla Camera, Jane Harman, l’imam Awlaki è “il terrorista numero uno in termini di minaccia concreta agli Stati Uniti”. A Seattle, il direttore del giornale per cui lavora la vignettista messa in fuga, Mark Fefer, comunica ai lettori del settimanale: “Avrete notato che la vignetta di Molly Norris non è sul giornale di questa settimana. Perché Molly non esiste più”. www.ilfoglio.it Cosa dire...
ROOSTERS99 Posted September 21, 2010 Posted September 21, 2010 Io direi che è quell' Imam un “obiettivo primario”.
Recommended Posts
Create an account or sign in to comment
You need to be a member in order to leave a comment
Create an account
Sign up for a new account in our community. It's easy!
Register a new accountSign in
Already have an account? Sign in here.
Sign In Now