Lucaweb Posted January 8, 2009 Posted January 8, 2009 di Massimo Turconi Se fosse un film, la vicenda attuale di Marco Passera, sarebbe legata a un titolo in circolazione in questi giorni nelle sale cinematografiche: "Il passato è una terra straniera". Pellicola piena di capovolgimenti, contenuti ed emozioni reali. Quasi come assistere a una partita disputata dal buon Marchino: uno che quando gioca, per la foga, l'entusiasmo, l'intensità che riversa sul parquet, sembra essere in perenne lotta col mondo. Uno che, sabato scorso, dopo la supersfida vinta contro Jesi, si è guadagnato gli elogi di coach Pillastrini il quale, senza esitazione, lo ha individuato come elemento fondamentale per girare il senso del match. «In quel momento - ricorda Passera -, se non sbaglio eravamo a cavallo tra terzo e quarto periodo, c'era l'esigenza di cambiare ritmo e, in questo senso, provare a dare una sferzata alla partita. Con la squadra ancora sotto d’una decina di punti, coach Pillastrini ha preferito affidarsi alle scorribande del sottoscritto, perfettamente consapevole che scelte del genere possono anche costare care. Invece, nella circostanza, tutto è filato liscio come l'olio, perché siamo riusciti a mettere in pratica uno dei punti fermi del nostro piano-gara: attaccare Maggioli e Maestranzi in ogni situazione tattica. Così ho cominciato a chiamare giochi a due a tutto spiano: proprio da questo movimento iniziale sono partiti gli spunti - mia incursione fino al ferro, spazio per un tap-in di Galanda, spazi per le triple dello stesso Gek e di Nikagbatse -, che ci hanno permesso di piazzare un consistente break favorevole e girare l'inerzia della gara. Per usare una metafora diciamo che Pillastrini, per mettere in difficoltà un sistema come quello di Jesi, ha deciso per qualche minuto di rinunciare alle azioni di un computer come Childress per inserire nell'hard-disk jesino un "virus" come il sottoscritto. E la mossa è andata più che bene». - Continuiamo in una metafora che piacerebbe anche a Bill Gates: come va la simbiosi tra lei e Childress, ovvero due "sistemi operativi" così diversi tra loro. «Dal mio punto di vista molto bene. Certo, visto che a entrambi piace tenere il pallone tra le mani e gestire la squadra dal palleggio, qualche volta possono esserci difficoltà e, sicuramente, come ha sottolineato anche il nostro allenatore, la convivenza-intesa tra noi è suscettibile di grandi miglioramenti. In questo senso, purtroppo, è il "povero" Randy, cui sono chiesti i maggiori sacrifici perché, quando giochiamo in coppia, egli è costretto a scalare nella posizione di guardia e sciropparsi compiti diversi. Però, Childress, oltre che campione inimitabile, è un uomo assolutamente eccellente, sempre disponibile a lavorare per il bene del gruppo. Infine, se mi limito a guardare i risultati ottenuti fin qui, devo aggiungere che le cose non vanno poi malaccio perché - annota orgoglioso Marchino -, mi sembra di ricordare che, in cinque finali di gara, tutti tiratissimi, e tutti vinti, entrambi eravamo presenti sul parquet. Quindi...». - Insomma, la situazione vissuta l'anno scorso è alle spalle. «Dimenticata e cancellata. Totalmente sepolta. Non voglio nemmeno ripensare alle "storie straniere" con Capin e Tierre Brown, certo è che trovare al proprio fianco uno come Childress è una favola. Altro, sull'argomento, non voglio riferire: passo e chiudo». - Alziamo il livello di critica: Jesi, osservano in tanti, avrebbe meritato qualcosa di più. «E' vero, nel finale, siamo stati fortunati e in un certo senso Ryan, dalla lunetta, ci ha graziato. E' vero anche che la Fileni, squadra che mi ha destato ottima impressione, ha giocato complessivamente meglio di noi. Ma, al netto di episodi fortunosi, bisogna riconoscere che noi, anche a fronte di un organico non ancora al 100%, siamo stati bravi a non mollare mai e, come al solito, per riuscire a strappare 2 punti a questa Cimberio, gli avversari devono proprio schiacciarci la testa. Altrimenti noi, con mille vite, siamo sempre in piedi e pronti a giocarcela. Ed il carattere di un gruppo, credete a me, vale cento volte di più della bellezza tecnica». - Dunque, anche a Pavia, meno rimmel e più lucido da scarpe sotto gli occhi... «Decisamente sì, specialmente contro l'Edimes, una formazione che, se lasciata giocare ai suoi ritmi e con le sue abitudini, è capace di rifilarti cento punti senza nemmeno che te ne accorga. I pavesi, nelle mani, hanno del talento, ma forse, se aggrediti e messi all'angolo, perdono buona parte di pericolosità. Pertanto - conclude Passera -, anche a Pavia vogliamo recitare il copione già studiato nelle trasferte precedenti: Varese dura, tosta ed efficace. Cimberio magari brutta ma vincente. Conta solo questo».
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