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di Massimo Turconi

Ammannato e Volcic gli hanno fatto assaggiare muscoli e gomiti. Mobley, nell'ultimo quarto, tenendolo per la maglia, ha tentato di farlo innervosire e, sostanzialmente, di farlo uscire dai binari della partita. Colussi, infine, negli ultimi secondi del match, con una fallaccio da "ultimo uomo" che, nel calcio, sarebbe stato da cartellino rosso, ha fatto di più e di peggio.

Ma Niccolò Martinoni, senza batter ciglio, senza sterili lamenti, ha raccolto tutte le angherie, riservategli dai suoi durissimi marcatori. Poi, seraficamente, è passato alla casa presentando, sottoforma di un tabellino sinfonico, un conto salatissimo al clan Edimes: 17 punti, top scorer varesino, 6/8 dal campo con 2/2 da 3 punti, 3/4 ai liberi,1 rimbalzo, 4 palle recuperate, 19 di valutazione e, ovviamente, il titolo di MVP della gara.

«Magari questa volta - scherza Martinoni -, mio padre (Franco, ex giocatore e anima critica di Niccolò ndr), sbilanciandosi, mi dirà: "Sei stato bravino ma, forse, avresti potuto fare qualcosa di più...". Battute a parte, confermo che la gara di Pavia mi ha regalato diversi motivi per essere soddisfatto: la mia prestazione individuale, cosa che, in fondo, rappresenta l'aspetto più trascurabile; la vittoria ottenuta dalla squadra; la fiducia dimostrata a più riprese dall'allenatore e, infine, il sostegno e la collaborazione che ho avuto dai miei compagni».

- Situazioni che, immaginiamo, le avranno dato modo di incorniciare la data del 23 novembre 2008: giorno del primo vero acuto nella sua ancora giovane carriera.

«Aspettavo, è vero, un momento del genere ma senza ansie. Anzi, con la tranquillità di chi sa che, prima o poi, sarebbe arrivato perchè, come ho più volte ripetuto, alla Pallacanestro Varese ci sono le condizioni perfette per migliorare, trovare spazio e responsabilità crescenti. Qui c’è la giusta pressione, come un allenatore che crede nei giovani e compagni di squadra dotati di grandi disponibilità. Noi ragazzi, parlo per me, Antonelli e Genovese dobbiamo solo allenarci forte e offrire il massimo contributo durante il lavoro settimanale. Poi, come s’è dimostrato in diverse partite, il nostro turno arriva e in quella circostanza bisogna essere pronti per giocarsi al meglio ogni opportunità».

- Le statistiche della partita disputata al PalaRavizza mettono in luce i tesori che Varese può estrarre dalla panchina: 18% i punti fatturati dal "legno" pavese col 36% al tiro; 25% col 75% per voi varesini. Lei, in particolare, contro Pavia ha colto l'attimo e il suo impatto è stato davvero determinante.

«E' andata abbastanza bene anche se - sottolinea l'ala della Cimberio --, complice una partenza piuttosto moscia, pensavo d’esser destinato a guardare la partita dalla panca. Invece la situazione falli del nostro pacchetto lunghi si è via via aggravata e il quarto fallo fischiato a Dickens mi ha riaperto la porta verso la gara. Sono rientrato in campo più concentrato e determinato: i primi movimenti sono andati a buon fine e, col passare dei minuti, ho preso confidenza, ritmo portando un discreto contributo al gruppo. Tuttavia, la cosa che più conta, come accennavo, è quella di essere sempre con la testa dentro la gara perchè coach Pillastrini, come promise all'inizio della stagione, nell'arco della partita può sempre trovare uno spazio per noi. A Pavia è toccato a me l'onore di salire sul palcoscenico ma il campionato è ancora lunghissimo e, ne sono sicuro, in futuro ci saranno giornate da star anche per Totò e Ricky».

- Giornata, la sua, da leone anche sotto il profilo caratteriale visto che Mobley e soci sono pure ricorsi a irritanti mezzucci pur di cancellarla dal campo.

«Volenti o nolenti, si tratta di forche caudine attraverso le quali ogni giovane deve passare. A Pavia il rapporto tra falli subiti e realmente fischiati è stato di 5 a 1, ma è uno scotto che, per crescere, bisogna essere disposti a pagare. Ne sono perfettamente cosciente e, aggiungo, fare i piangina non serve a nulla. Meglio cercare, semmai, di restituire i colpi. Ma in quest'ultimo aspetto – ammette candidamente Martinoni -, non sono ancora un duro come dovrei essere».

- Il suo sguardo, proiettato verso il domani, cosa scorge?

«Niente più che la partita in programma sabato prossimo contro Sassari. Altro giro, altra corsa, altra squadra che, contro di noi, giocherà senza nulla da perdere e, certamente, sarà animata dalla voglia di ribaltare il pronostico. Per noi, invece, solo 2 punti obbligati con la speranza di poter arrivare alla gara in condizioni fisiche e tecniche migliori rispetto a Pavia. Ne abbiamo davvero un gran bisogno».

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