Jump to content

Recommended Posts

Posted

di Massimo Turconi

Due istantanee da spedire direttamente alla storia di questa stagione. Due flash, uno di tipo tecnico e l’altro emotivo, protagonista Giacomo Galanda, scattati nel corso del match contro Reggio Emilia. Un paio di momenti particolari che fotografano però lo stesso stato d’animo: la rabbia del campione. Il primo: una schiacciata prepotente, quella del 13-12 al 6’, in testa al giovane Nicolò Melli che nell’azione precedente aveva "osato" stopparlo con una "golosa" priva di pietà e rispetto. Il secondo: la canottiera sfilata via dal torace, quasi con violenza, prima di rientrare nel tunnel degli spogliatoi. Quasi a voler dire: "Basta, non ci sto più…".

Gesti rari per chi conosce il modo di giocare e gli atteggiamenti sempre misurati, calmi, riflessivi del capitano di Varese.

«Situazioni, specialmente la seconda, che in momenti diversi mi hanno fatto sbottare. Sulla schiacciata - spiega Galanda - ero arrabbiato solo con me stesso perché, qualche istante prima, andando a tirare molle come un fico avevo subìto da Melli una stoppata da “pollo”. Nella seconda situazione invece no, ero proprio arrabbiato col mondo. In particolare quello dei fischietti…».

- Dichiarazioni sorprendenti per uno come lei, di solito sempre controllato.

«Sarò, come dite voi, controllato, ma è difficile mantenere l’aplomb anche quando la misura è colma. In questo contesto una premessa è doverosa: non credo che si sia perso per le malefatte arbitrali e abbiamo prima di tutto il dovere di guardare a noi stessi e riflettere sui nostri errori che, contro Reggio Emilia, sono stati tantissimi. Ma non posso fare a meno di notare come il tanto decantato prestigio di Varese, nel momento in cui siamo in campo, non si avverta proprio. Anzi, ho, abbiamo la sensazione che il nostro nome si stia trasformando in un micidiale boomerang che ci sta tornando diritto nella schiena. Chiunque abbia un minimo di onestà può rivedersi i filmati delle partite disputate a Pavia, Casale oppure quella contro Reggio Emilia per comprendere che la Cimberio è continuamente dileggiata da chiamate arbitrali che, a mio avviso, sono al limite della scientificità o dell’alta chirurgia. A Casale, da un certo punto in poi, dentro l’area è stata vera tonnara cui sono mancati solo il sangue e le ferite aperte e i video parlano chiarissimo: in tante azioni su Childress gli arbitri hanno ingoiato il fischietto. Contro Reggio Emilia stessa situazione, solo che a pagare è stato Marchino Passera, al quale, in diverse occasioni, sono state "segate" le braccia. Di fatto, oltre ad un metro arbitrale difficile da comprendere secondo il quale da una parte tutto è permesso e dall’altra, la nostra, si sanzionano anche i respiri, abbiamo tutti la netta impressione di essere, come dire, mal sopportati».

- Feeling brutto e cattivo, quest’ultimo...

«Una cosa che in realtà dura da diverso tempo e, del resto, basta guardare l’andamento delle nostre partite per rendersene conto. Nessuno, né in casa, né in trasferta, ci ha regalato nulla, ma passare da inesistenti privilegi a costanti bastonate mi sembra davvero troppo. In sintesi, voglio dirlo chiaro: noi non pretendiamo favori, ci mancherebbe, ma equità di giudizio sì. Un nostro diritto che nelle ultime settimane è stato spesso calpestato».

- Lei, onestamente, parlando del match contro Reggio Emilia, ha posto l’accento sulle vostre responsabilità...

«Abbiamo subìto parecchio la partita di Casale, durante la quale abbiamo sprecato tantissime energie mentali e fisiche. Così dalla Trenkwalder, per tre quarti di partita, abbiamo subìto l’impossibile e ci siamo risollevati solo grazie ad un paio di fiammate importanti, ma ci sono mancate sia le gambe per difendere con forza e continuità, sia la lucidità per giocare bene e a lungo in attacco. In particolare contro la zona reggiana, schieramento contro cui abbiamo eseguito male e con poca efficacia. Nel secondo tempo siamo nettamente migliorati, ma non è bastato per ribaltare la partita in modo visibile».

- Anche perché dall’altra parte avete fronteggiato un Melli straordinario...

«Ragazzo bravissimo, dotato di un eccellente talento tecnico e di buone qualità fisiche e, anche, grande "testa". Grandi meriti a lui, sia chiaro e personalmente mi fa piacere vedere giovani italiani alla ribalta, ma tornando al discorso arbitrale, per avere solo 17 anni, mi è parso fin troppo protetto. In ogni caso, non mi piacciono le disparità di trattamento e sono ancora in attesa che qualcuno mi spieghi come mai il nostro Martinoni, che non ha nulla da invidiare a Melli, è stato trattato a pesci in faccia e gli sono stati concessi solo 7 minuti di gioco. Non credo che Martinoni, rispetto a Melli, sia una sorta di killer falloso. Piuttosto - commenta ironico Gek - c’entrerà mica il fatto che la stellina reggiana è un giocatore già "chiacchierato" per i livelli altissimi? Perché, se le cose stessero in questi termini, sarebbe lecito arrabbiarsi due volte...».

- Adesso, con l’aggancio di Jesi e una classifica corta e affollatissima, si ricomincia daccapo.

«Una situazione che non ci stupisce perché abbiamo sempre avuto la consapevolezza che il campionato non sarebbe stato una passeggiata di salute. I due stop consecutivi non cancellano però la nostra fiducia. Per riprendere colore abbiamo solo bisogno di ritrovare un pizzico di salute, tornare a lavorare insieme per sviluppare le idee di coach Pillastrini. Sappiamo di essere una delle squadre più forti del campionato e nessuno, neanche i direttori di gara, ci toglierà questa sicurezza. A patto però che si possa giocare alla pari con gli altri e si riesca a difendere con intensità senza essere martellati di proposito, perché le partite non le devono decidere i fischietti…».

×
×
  • Create New...