Lucaweb Posted February 2, 2009 Posted February 2, 2009 di Massimo Turconi BASKET Un cazzotto in piena faccia, probabilmente, gli avrebbe fatto meno male di quel tiro da 3 punti che, domenica scorsa, nel match perso dalla Pallacanestro Varese contro Reggio Emilia, non ha nemmeno sfiorato il ferro. Un "cross per la testa di Bettega", si sarebbe detto ai tempi sui campetti. Solo che stavolta, a lanciare quella "loffia" parabola verso il cerchio reggiano, è stato Misan Nikagbatse, mica l’ultimo dei dilettanti della domenica. Una conclusione stilisticamente bella ma senz’anima, senza gambe, senza spinta. Esattamente come il morale di Misan il quale, un paio di giorni dopo, si aggira per il Pala Whirlpool in cerca di impossibili risposte. «Non riesco ancora a capacitarmi per quell’errore finale che, in qualche modo, ci è costato la partita. Non riesco ancora a capire come mai quel tiro sia uscito dalle mie mani così debole. Eppure - spiega Nikagbatse -, si trattava di una soluzione non solo concordata ma anche stimolata dal sottoscritto perché, parlando con Passera, gli avevo chiesto di cercarmi, trovando un buon angolo di passaggio sul perimetro. Insomma, mi sentivo pronto ed ero più che convinto di fare canestro. Invece». Misan, intanto che descrive l’ultima azione, scrolla continuamente il capo: il suo lamento sembra più triste di quelli dei bluesman che abitualmente affollano le rive del Delta Mississippi. «Non sono mai stato una persona piagnucolosa e non intendo diventarlo proprio adesso. Tuttavia - continua in tono amareggiato il giocatore tedesco -, credo di avere diverse ragioni per esprimere un personale disappunto. Dall’inizio della stagione non ho ancora goduto di tre giorni consecutivi di benessere e, come potete immaginare, un giocatore, come me, è fortemente condizionato dal fatto di non poter sprigionare appieno le qualità atletiche. Negli ultimi mesi il disagio fisico è sempre stato mio sgradito compagno di viaggio. Prima il fastidio al piede poi, quando sembrava che questo problema fosse risolto ecco, durante la partita disputata a Casale Monferrato, affiorarne un altro di natura muscolare che si è fatto sentire parecchio nel secondo tempo contro la formazione di Reggio Emilia. Non a caso, dopo un primo quarto brillante (per Nika 10 punti in altrettanti minuti ndr), ho perso intensità e, con poco ritmo, non sono più riuscito ad entrare nel vivo della partita». - Gara nella quale avete messo in mostra un gioco lento e farraginoso. «Conoscendo bene lo stile di pallacanestro voluto da coach Pillastrini posso tranquillamente affermare che, in questo momento, in termini di fluidità nei movimenti e di intensità d’azione non siamo nemmeno al 50% del nostro potenziale. Nello specifico ci manca tanta circolazione di palla ovvero una delle caratteristiche che, negli anni scorsi, hanno reso il gioco di “Pilla” efficace, gradevole e coinvolgente». - Dopo quattro mesi di lavoro insieme come spiegherebbe questo impasse? «Di sicuro non è una questione legata a cattiva volontà dei singoli perché in palestra ognuno di noi si sta sforzando al massimo per cercare di mettere in pratica gli insegnamenti e le idee del nostro allenatore. Forse è più una questione legata ad abitudini precedenti e diverse e, di conseguenza, alla difficoltà di entrare in un nuovo sistema. Certo, servirà ancora tempo ma se la disponibilità dei giocatori è quella che vedo espressa quotidianamente, non ho dubbi che prima o poi raggiungeremo quello che resta un traguardo imprescindibile: giocare meglio». - Intanto bisogna coniugare questo obiettivo con un’esigenza altrettanto importante: tornare a vincere. «Due sconfitte di fila pesano più sulla classifica che sulla testa perché, di fatto, nonostante la cattiva qualità di gioco, una montagna di palle perse, i soliti problemi di falli e brutte prestazioni di qualche giocatore fondamentale, abbiamo perso una volta dopo due supplementari, l’altra sbagliando l’ultimo tiro e, in entrambe le occasioni, scialacquando un vantaggio. Questo ci spinge ad avere fiducia e ci fa dire un paio di cose: siamo ancora la squadra più forte, che sta vivendo un piccolo appannamento ma che a Brindisi si deve ritrovare per chiudere bene l’anno solare e rimettere ordine le gerarchie del campionato perché i conti, alla fine, bisognerà farli sempre con noi».
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