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di Francesco Caielli

Varese Poche storie. Il protagonista indiscusso della ?parte bella? del 2008, quella della Varese che programma e progetta seriamente, quella di una squadra che vince e che, nonostante qualche passo falso, se ne resta lassù in cima alla classifica, è lui: Stefano Pillastrini. L'omone di Cervia, la sua pacata sicurezza e il suo vocione che rimbomba sotto le volte del PalaWhirlpool sono le notizie più belle portate dal nuovo corso biancorosso: un allenatore e insieme un progetto per andare lontani. Si è concluso il 2008 e si è aperto un anno che per Varese vorrebbe essere quello della promozione: è l'occasione per guardarsi indietro, ma anche di buttare un occhio al futuro prossimo che aspetta la squadra del Pilla. «Guardo ai mesi passati da quando sono a Varese - dice il coach - e non riesco a non essere contento. Abbiamo centrato nove vittorie su tredici partite: dovessimo tenere questa media anche nel girone di ritorno, andremmo in A1 senza passare per i playoff».

Come dire, obiettivo centrato.

Come dire che avremmo centrato il nostro obiettivo principale, il più importante, il più visibile e luminoso: poi ne abbiamo degli altri, che stiamo cercando di portare avanti con il lavoro di tutti i giorni.

Tra infortuni e acciacchi, non è mai riuscito ad avere la squadra al completo.

Quasi mai, e credo che quello che stiamo attraversando ora sia il momento più difficile di tutti. L'infortunio di Passera (nella foto piccola) per noi è una vera e propria mazzata.

Perché?

Perché finora lui e Childress avevano nascosto le assenze di Boscagin e Nikagbatse, e gli infortuni di Cotani. Hanno giocato le prime dieci partite con una continuità impressionante, poi ne hanno sbagliate tre e guarda caso la squadra le ha perse. Ora perdiamo Marco per un mese, e non sarà affatto facile.

Vien voglia di tornare sul mercato, no?

Io preferisco dire che confido nel pieno recupero di Boscagin e nella ritrovata brillantezza di Nikagbatse che per noi saranno fondamentali da qui alla fine del campionato. Però sono preoccupato, non lo nascondo.

Il motivo?

Le tre sconfitte in fila nelle quali siamo incappati sono la cosa che mi preoccupa di meno. A non farmi dormire la notte sono i continui problemi fisici che colpiscono la squadra dall'inizio della stagione, e che in questo momento stanno falcidiando i nostri esterni.

Cosa si aspettava di trovare venendo a Varese e cosa ha effettivamente trovato?

Io sono uno che, arrivando in un posto nuovo, cerca sempre di adattarsi alla società e all'ambiente nel quale è finito. E' empre stato così, non ho mai cercato lo scontro o il conflitto, e forse questo è anche un mio limite. Questo per dire che non mi ero fatto particolari aspettative su quello che avrei trovato qui, ma che mi ero preparato ad accettare quello che sarebbe arrivato.

E cosa è arrivato?

Ho conosciuto una società che sta cercando una strada nuova, e che ha tutte le intenzioni di percorrerla. Questa società si è affidata a me e alle mie caratteristiche per farsi accompagnare nel suo progetto e per raggiungere il suo obiettivo.

La serie A1?

Il risultato finale è quello, ma non possiamo affatto pronunciarci sul tempo che impiegheremo per raggiungerlo. Questo non significa che non ci proveremo fin da subito e fino alla fine, o che accetteremo serenamente e senza rabbia le sconfitte che arriveranno: significa che io sono abituato a guardare ai risultati a lungo termine, e non a quelli immediati.

A parole la pensano tutti così...

Ci sono quelli che vogliono tutto subito, e quelli che invece hanno la pazienza di costruire un progetto e di seguirlo: i primi spendono un sacco di soldi e perdono, gli altri solitamente vincono i campionati.

Il desiderio di Pillastrini per il 2009?

I nostri vecchi dicono sempre che quando c'è la salute, allora tutto va bene. E' vero, ed è vero anche per la pallacanestro: al 2009 chiedo proprio tanta salute per la mia squadra. Ne avremo bisogno.

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