Lucaweb Posted February 18, 2009 Posted February 18, 2009 di Massimo Turconi La storia di Dimitri Lauwers è quella di un ex bambino grassottello preso amabilmente in giro dal papà e un po’ più ferocemente dai suoi compagni di gioco. E’ la storia di un soprannome, “Doum”, che senza aver nessun significato letterale metteva sotto i riflettori l’adipe di Lauwers. Intanto che racconta, il nuovo giocatore assoldato dalla Cimberio accarezza pensieri “antichi” e un po’ se la ride pensando alle stranezze della vita. Da bambino con problemi di peso, adesso è uno dei rarissimi belgi in grado di giocare da professionista fuori del suo Paese, mentre la maggior parte di quelli che, ai tempi, lo scherzavano, adesso sfanga la vita in modo decisamente meno divertente. Merito, sottolinea Dimitri, di mani talentuose ma soprattutto di una volontà ferrea... «Perché in Belgio - spiega Lauwers -, paese di buone tradizioni cestistiche ma non fucina di grandi giocatori, devi essere sorretto da grande determinazione per cullare un sogno. Io fin dall’età di 15 anni ho scelto di provare con tutte le mie forze a realizzare ciò che avevo in mente e nel cuore. Lasciai casa, a Liegi, per trasferirmi a Ostenda, dove ha sede la più importante società del mio Paese. Un trasferimento mica da poco, perché si trattava di cambiare città, scuola, lingua (dal francese al fiammingo, ndr) e abitudini. Tuttavia, per il basket, allora come oggi mi sarei sottoposto a qualunque sacrificio». A Ostenda, racconta Doum, ha inizio piuttosto presto la sua avventura da professionista e i risultati, subito buoni sia nel campionato nazionale che in Coppa, gli aprono porte inattese. «La competizione internazionale mi fece capire che, forse, potevo nutrire diverse ambizioni e pensare a me stesso come giocatore pronto per un’altra dimensione. Così accettai le proposte arrivate dalla Francia e le tappe di Le Mans, Cholet e Digione, molto soddisfacenti, rappresentarono le fermate intermedie ideali prima di approdare al campionato italiano: il mio obiettivo principale». Voglia di un ritorno alle origini? «No, inizialmente solo il desiderio, credo legittimo, di misurarmi con un campionato più bello, competitivo e combattuto di quello francese perché, in verità, prima di approdare a Teramo, nonostante la nonna materna di origine italiana (di Udine, ndr), non avevo mai spiaccicato una parola in italiano. Poi, in Abruzzo, trenta ore di lezione bastarono per mettere insieme le prime frasi. Il resto (adesso Lauwers parla un italiano “professorale”, oltre a inglese, francese, olandese e un po’ di tedesco, ndr) arrivò col tempo e la curiosità di imparare». Arriva a Varese dopo aver contribuito, più o meno un anno fa, quando lei vestiva la maglia della Legea, a darle uno spintone decisivo verso la A2... «Circostanze che rappresentano il bello dello sport anche se, nella scorsa annata, Scafati e Varese vissero in egual modo una stagione disgraziata. Spero, allora, che il mio approdo a Varese possa esser utile per tornare nella massima serie. Intanto, ringrazio il presidente Castiglioni e tutta la società per avermi offerto la possibilità di tornare a essere un giocatore, un aspetto che dopo quattro mesi abbastanza complicati non era poi così scontato». Dimitri, infatti, non gioca una partita vera da metà settembre 2008, ovvero dal momento in cui, con la maglia della Nazionale belga impegnata nelle qualificazioni per gli Europei, infilò 18 punti alla Francia di Tony Parker. «Bella gara, ma anche l’ultima del mio 2008 non proprio fortunato, conclusosi anche con l’infortunio al menisco, i successivi tempi di riabilitazione e la difficoltà a trovare spazio nella Virtus. Queste cose, adesso, per fortuna, sono alle spalle». Alla Cimberio per tagliare quale traguardo? «Quello della serie A. Ho provato l’ebbrezza della promozione con Scafati e garantisco che si tratta di una sensazione unica. E’ troppo - conclude Doum - chiedere al 2009 di poter rivivere, con la Cimberio Varese, l’emozione di un’altra stagione vincente?».
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