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«Nella Cimberio sono in famiglia»


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di Massimo Turconi

Nuovo incarico dirigenziale nel mondo del basket per Gianmarco Pozzecco. L'indimenticabile stella dei Roosters tricolori è stato infatti scelto dall'Olimpia Milano come "ambasciatore" del progetto giovanile Armani Junior, che verrà presentato nelle prossime settimane dal club biancorosso. Il ruolo dell'ex campione triestino è ancora da individuare nel dettaglio, ma dovrebbe essere quello dell'uomo-immagine nel contesto di una proposta cestistica ad ampio respiro che comprenderà l'acquisizione dell'area del PalaLido (da trasformare in una sorta di "casa Olimpia" con sede e foresteria per le giovanili) e una serie di iniziative sul territorio tra scuole, camp e tornei per migliorare l'affettività tra Armani Jeans e la città di Milano.

Essere una stella di prima grandezza oppure un "working class hero", un eroe della classe operaia?

Kaniel Dickens, dopo quattro mesi a Varese, ma in generale dopo una dozzina d’anni spesi a giocare basket di buon livello, è ancora sospeso tra queste due pulsioni fondamentali.

Ancora in mezzo ad un crocevia che, già lo sapete, nel suo caso, è più mentale che tecnico.

Domenica scorsa, nel match casalingo vinto facilmente contro Roseto, è andata come altre volte in passato: lunghi momenti di assenza (strana abulia, l’ha definita coach Pillastrini…) alternati a giocate di straordinaria bellezza. Tanti minuti di "impasse" abbracciati ad altri ricchi di movenze fascinose.

Ovvio, a questo punto, piazzare il microfono sotto il naso di "KD" e domandargli semplicemente: come mai?

«Ho una sola risposta al riguardo: per entrare in partita - confessa candidamente Dickens - ho bisogno di attivarmi in attacco. So che non dovrei essere così, so che si tratta di un errore e sono consapevole che questo comportamento rappresenta un mio limite, ma la questione è sempre stata in questi termini. Fin dai primi anni al college. Per riuscire ad esprimermi al 100% devo riuscire a far bene là davanti ed essere coinvolto positivamente anche in attacco. Con questo non voglio dire che se non faccio canestro entro in sciopero ma, insomma, quando sono in grado di dare il mio contributo offensivo le cose funzionano meglio, mi sento più sereno e, allora, riesco a cambiare passo anche in fase difensiva, essere più presente in auto e reattivo a rimbalzo».

- I suoi compagni di squadra questo aspetto sembrano averlo capito alla perfezione, visto che, nel secondo tempo, tutti hanno lavorato per inserirla nel meccanismo.

«Il lavoro dei miei compagni è stato fantastico: da Randy a Nika, che mi hanno messo fra le mani buonissimi passaggi, a tutti gli altri che, con pazienza, mi hanno cercato per i giochi dalle tacche o dal post-alto. Questo atteggiamento, che per me non è una novità, testimonia delle qualità morali dei ragazzi che mi circondano. In spogliatoio sono stato accolto con grande simpatia fin dal primo giorno e vivo un clima di grande famigliarità. Bello e mai provato prima nella mia carriera. Poi, contro Roseto, avete visto che festa: tutti in piedi a darmi il "cinque alto" quando sono uscito a pochi istanti dalla fine... Sembrava avessi giocato un partitone, invece…».

- Invece?

«Una gara poco meno che normale, con tanti, troppi errori nel primo tempo e una discreta ripresa. Nulla di più».

- Per coach Pillastrini, però, va abbastanza bene anche così visto che proprio il tecnico alla squadra e soprattutto a lei aveva chiesto di crescere progressivamente durante la partita.

«La felicità del coach, allora, è anche la mia, ma è evidente che in questa Cimberio posso e devo dare qualcosa in più».

- Le piace Varese ultima versione?

«L’arrivo di Lauwers, aggiungendo un tiratore puro, nonché una guardia d’appoggio al playmaker, ci rende ancora più completi e, quindi, è graditissima. Ora speriamo solo di poterci allenare insieme, e senza intoppi, per qualche settimana di fila».

- Di nuovo in testa da soli e alla vigilia di un mese che potrebbe essere molto interessante, forse decisivo...

«Vedo che il campionato è di una difficoltà pazzesca e, oggi, apprezzo come non mai la serie di vittorie ottenute nella fase centrale del girone d’andata. I successi colti a Pistoia, Venezia, Pavia avranno gran peso a patto che noi si ricomincia a vincere in trasferta su campi difficili. Livorno, di sicuro, è tra questi, ma Varese, dopo tanti scivoloni, non può più sbagliare».

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