Lucaweb Posted April 11, 2009 Posted April 11, 2009 di Massimo Turconi Non abbiamo certo bisogno di spiegare a Randolph Childress chi è Enrico Toti. Randy, americano, per di più residente a Washington D.C., "casa" del "Memorial Wall", sulla mitologia degli eroi potrebbe probabilmente raccontarci pagine e pagine e decine di aneddoti. Tuttavia a noi, in questo momento, Childress, più che un indomito "marine", o un coraggioso "navy seals", ricorda il vecchio, caro Toti: quello che un po' claudicante e in palese difficoltà, anziché arrendersi, lancia stampelle verso il nemico o, nel suo caso, prende a pallonate gli avversari. La situazione vissuta da Childress, del resto, è ben nota a tutti gli appassionati della Pallacanestro Varese, in particolare a coloro che lo hanno visto all'opera domenica scorsa nel match contro Scafati: zoppia pronunciata, vistosi problemi nel cambiare passo, ma tenacia e... sfere di granito. Perchè? «Perchè io non ho nessuna intenzione di mollare - dice Childress -. In un momento così problematico, nel quale la mia squadra è alle prese con infortuni, acciacchi, assenze e problemi di ogni tipo, non posso proprio chiamarmi fuori. Non sarebbe giusto nei confronti dei miei compagni e della società. Per questa ragione, anche in condizioni fisiche menomate, anche al 50% delle possibilità, ho dato la mia disponibilità ad esser parte del gruppo. Certo, devo gestirmi e sono consapevole di poter offrire solo un piccolo contributo. Ma sempre meglio così, che niente. O no ?». Il ragionamento di Randy non fa una grinza, ma quando gli ributtiamo dall'altra parte della rete che società e staff tecnico stavano cercando un suo sostituto a gettone, replica: «Sarebbe stato giusto e - continua Randy - capisco questa posizione. Ma, ripeto, fintanto che non si troverà un altro al mio posto, è giusto che io rimanga a disposizione». - E' cosciente dei rischi a cui si sta esponendo? Nella sua situazione un brutto guaio muscolare può essere sempre in agguato... «Ho quasi 37 anni, mi conosco abbastanza bene e, in passato, ho già avuto a che fare con problemi del genere. Quindi sto attento ad ogni minimo segnale lanciato dal mio corpo e vi garantisco che il mio è un rischio calcolato. Quando scendo sul parquet mi sento in totale controllo, cerco di non forzare alcuna situazione e provo a fare solo ciò che serve alla squadra. Se avete notato, contro Scafati, d'accordo con coach Pillastrini, ho giocato gli ultimi minuti camminando con un solo obiettivo in testa: gestire al meglio tutti i possessi e portare in fondo il gruppo. Poi - commenta divertito Randy -, andando a due all'ora, potrei giocare fino a sessant'anni...». Dello stesso parere di Childress è anche Max Ferraiuolo che, al riguardo, aggiunge: «Teniamo sempre monotorizzata la condizione fisica di Childress e, in ogni caso, tutto ciò che facciamo è deciso insieme. Siamo i primi a non voler rischiare nulla sulla pelle di un giocatore che, per noi, è troppo importante. Randy, gioca solo se è in condizioni di poterlo fare, se se la sente e, aspetto da non sottovalutare, solo se ce n'è un reale bisogno». Il play americano intanto resta alla finestra, si riposa, si sottopone alle immancabili terapie e attende impaziente il fine settimana: periodo dedicato agli accertamenti strumentali in grado di fotografare l'evoluzione del guaio muscolare. «Io, in ogni caso, voglio giocare. Non contro il parere dei medici o della società, ma se possibile voglio essere in campo anche contro Venezia. Anche con una gamba sola...».
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