Lucaweb Posted June 24, 2009 Posted June 24, 2009 di Giancarlo Pigionatti Tolta la polvere dal tempo, quello d’una Stella che dà luce a questa appassionatissima piazza, bisogna ora guardare avanti con il senso della realtà. La serie A è tutt’altra cosa rispetto alla LegaDue: l’ovvietà è colossale ma c’è chi può cedere ai rapimenti dell’estasi. Si resta lassù se lo si merita sul campo, non per grazia ricevuta. Comincia una nuova storia per Varese che, scendendo di categoria, ha purgato i suoi peccati e che, soprattutto, s’è ripulita di vecchi atroci equivoci nell’affidarsi a una politica chiara e lineare nel rispetto dei suoi conti economici, quindi nelle mani di un tecnico le cui qualità trovano pienamente risalto nella programmazione e nel lavoro lungi da tentazioni di vanagloria. E sin qui siamo tutti d’accordo, rischiarati da risultati che, non senza quella fortuna che premia sempre chi se la cerca con progetti accorti, hanno avvalorato una nuova filosofia. La quale, ora però, forte di una precisa e tracciata identità, va commisurata al cambio di un campionato che non ammette scommesse azzardate (su giovani, vecchi e stranieri debuttanti) né quel buonismo che nasce da "baci e abbracci" estivi. Chi ha la responsabilità di mettere insieme una squadra che non rischi forsennate tribolazioni, deve essere, allora e vieppiù, riflessivo, freddo e severo. Non si scappa: Varese va adeguata all’impatto tecnico e atletico della serie A, quindi potenziata, dovendo il club fare ugualmente i conti con i propri reali bilanci, ragione per la quale ogni scelta va ponderata secondo quello stretto rapporto fra rendimento e prezzo, nella speranza d’azzeccare le potenzialità di ogni "mister x" o degli attuali biancorossi nella massima serie. Ferrara, l’estate scorsa, promosse la sua squadra vittoriosa in LegaDue, poi però - perdente sul campo - dovette ricorrere un paio di volte al mercato di riparazione per ottenere la salvezza in una stagione di sofferenze. Non è detto che i rimedi non facciano effetto, certo è che, in preda all’emotività, ogni tentativo provoca acuti esborsi di denaro, quindi violenze ai propri libri mastro. Cioè dolore e sangue. A proposito del campionato di serie A ci piace sottolineare ancora una volta le capacità di Lino Lardo (un mago di gestioni e salvataggi) che ha alleviato sul campo Rieti da una pesante crisi economica, come gli accadde alla guida delle fallenda Verona e di una disperata Reggio Calabria, mentre all’opposto occorre rimarcare l’impietoso tonfo di Snaidero e Fortitudo, "cadaveri eccellenti". Non ci interessano per ora nomi di nuovi e possibili biancorossi, anche se nelle pieghe di una lunga attesa, se ne fanno, salvo poi constatare una realtà diversa, sicchè, per serietà, restiamo coi piedi per terra in casa Castiglioni, con Vescovi e Pillastrini. La proprietà s’è impegnata, tempo fa, su queste colonne a "ripulire" vecchi e sballati conti, soprattutto in ordine a scadenze fiscali rigorose, quindi onorerà i suoi impegni, come sempre (anche se qualcuno non li riconosce nel giusto valore, come se ogni sforzo fosse dovuto), mettendovi la differenza rispetto a introiti legati a sponsor e abbonamenti. Il budget, se non sarà lo stesso, non scavalcherà sensibilmente quello di LegaDue, avendo semmai cura la dirigenza biancorossa di contemperare i costi degli ingaggi con i valori di mercato, possibilmente anche nei casi di una convinta conferma. Come quelle di Giacomo Galanda, simbolo non platonico ma reale (sul campo) e di Randolph Childress, ideale "prolunga" di Pillastrini in gara, con la speranza che l’ex azzurro accetti di chiudere un occhio e accetti la riduzione del suo stipendio che oggi, a quanto pare, appagherebbe due buoni americani di serie A e che l’americano faccia più o meno la stessa cosa, al di là della più onerosa categoria. Cotani ha già il contratto, come Passera con una differenza però tra i due: se l’ala è confermatissimo, il play di Casciago costa circa il doppio di Gergati, tanto vale - è il ragionamento dei dirigenti - tenere Lorenzo e trovare una collocazione soddisfacente per Marco. Sempre che Gergati, accettando un nuovo contratto, non stia a "scombattere" sul prezzo. Resta Dickens ma non a Varese, così par di capire, evitando Pillastrini e i dirigenti di trascinarsi un atleta così enigmatico e persino imbarazzante nei suoi frequenti "litigi" tra talento e profitto. Qui ci permettiamo di eccepire, pur capendo gli orientamenti del club, perchè un atleta simile, al fianco di un signor centrone comunitario, potrebbe anche far sfracelli lassù, almeno quanto basta per far sentire una sua incisiva presenza. In realtà Dickens è considerato un lusso, persino superfluo, data la sua intermittenza di rendimento, caratterizzata da sconcertanti e lunghe pause, come ha mostrato nel campionato appena chiuso. Ci vien però spontanea un’osservazione per far notare che se Kaniel, di buone mani, fornisse grande continuità nella sua esplosività, evidentemente non sarebbe venuto a Varese ma giocherebbe in Eurolega. Personalmente ci penseremmo non una ma più volte prima di rinunciarvi ma ciò dipende da quali atleti schiererà la Cimberio nel reparto lunghi. Già, uno di questi potrebbe essere Niccolò Martinoni del cui destino biancorosso deciderà la Benetton la quale, titolare del suo cartellino, potrà richiamarlo alla base, come prescrive inequivocabilmente il contratto (di prestito) firmato tra i due club. Con la Cimberio in serie A decade infatti l’effetto di una cessione datata due anni, sicchè bisogna solo aspettare per sapere. Rivedremo nelle file biancorosse Lauwers e Nikagbatse? Il belga è legato da un contratto pesante alla Virtus: certo è che non può costare una sberla (tra acquisizione del cartellino e stipendio) a una società costretta a fare i conti della serva, se così non fosse non si avrebbero dubbi sul suo ritorno. Nikagbatse, quello vero, non s’è visto, a causa delle sue precarie condizioni fisiche, tant’è che Vescovi ha in mente un contratto a gettoni, rinnovabile nel tempo. Così stan le cose, oggi.
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