Lucaweb Posted July 1, 2009 Posted July 1, 2009 di ANTONIO TRIVERI Lo ammettiamo, ci eravamo sbagliati. Subito dopo la saettante corsa di Alessandro Ballan, accolto da eroe nel tripudio delle Bettole ingioiellate da Cycling Stadium, predicemmo giorni funesti. Convinti che la "carovana" di risorse investite sullo storico e maestoso evento iridato avrebbe inevitabilmente limitato il futuro dello sport. Pensammo: aziende e imprenditori non s’inventano, né proliferano per impollinazione, dunque le realtà locali dovranno per qualche anno tirare le cinghia. Invece, incredibilmente ma non inspiegabilmente, lo Sport ha saputo rigenerarsi pur in tempi di ristrettezza, facendo ricorso alle risorse meno costose eppure più pregiate: competenza e passione. Doti che a queste latitudini non solo non scarseggiano ma addirittura abbondano, come la pioggia, i laghi e le alborelle. Questione di tradizione, gloria e Dna. Così, all’indomani dei Mondiali di ciclismo, e nella stessa annata in cui la Pro Patria lotta per la B, la Yamamay del volley sbarca in Europa e la Cassano della pallamano femminile riassapora l’A1, ecco il ritorno in A della Pallacanestro Varese, il freschissimo salto in Prima Divisione del Varese 1910, la progressione al vertice della Von di pallanuoto femminile, la ricomparsa ad alto livello (A2) dell’Hockey Club Varese, l’inseguimento alla B del Rugby Varese. E potremmo continuare... Dunque, come ci si può ostinare a non comprendere l’evidentissima valenza di un fenomeno sociale trascinante e inarrestabile? E come si può perseverare nell’occuparsene solamente per ritrite vetrinette nei saloni istituzionali o soltanto per fare passerella nei giorni dei brindisi? Lo Sport ha messo la città spalle al muro, la città non può più limitarsi ad ammiccare per poi fare spallucce. Deve finalmente guardare oltre, giungendo a una visione complessiva: i successi varesini devono diventare il volano di Varese, Varese deve cavalcarli anche e soprattutto in chiave di valorizzazione turistica, con un piano articolato, duraturo, non più legato ai singoli eventi. Di conseguenza, la città, le istituzioni, le banche, le imprese devono investire con nuova e convinta consapevolezza a sostegno delle varie realtà sportive. Naturalmente, a patto di rendere concomitante un coraggioso e non più procrastinabile progetto di edificazione di impianti moderni e polifunzionali. Per il bene di tutti, non soltanto delle squadre di vertice, perchè senza l’ampia base di praticanti non esisterebbe la cuspide della piramide. Project financing? Perchè no? Chi è stato eletto non può più esimersi dal decidere. Dopo tante promesse e illusori annunci, è giunto il tempo dei fatti.
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