Lucaweb Posted July 7, 2009 Posted July 7, 2009 di Giancarlo Pigionatti Nomi, se non sono quelli di biancorossi sicuri, non ne facciamo, almeno personalmente. Gli altri si dilettino pure nel valzer di giocatori "bruciati" da un giorno all’altro sul mercato, auspici i procuratori che hanno interesse a "reclamizzare" i loro "prodotti". In passato, su queste colonne, qualche consiglio per gli acquisti fu fatto, pure a misura di costi possibili per Varese ma invano, salvo poi annotare una formidabile ascesa, in altre squadre, dei "segnalati": ci basta citare coach Lino Lardo, McIntyre e Blizzard, per dire di Ceranic come elemento da confermare, invece sostituito dall’inguardabile Bowdler. Stavolta, almeno sin qui, non disturbiamo i manovratori biancorossi che hanno idee loro, anche se, vecchi del mestiere, ci permettiamo provocatoriamente tirar loro la giacca. I lettori, più o meno affezionati, già immaginano l’avvertimento. Due estati fa, a luglio, fummo catastrofici mentre molti tifosi (non tutti, è vero) seguivano freschi, come rose, l’onda societaria in attesa di eventi. Pessimi, come volevasi dimostrare. Già, ma gli eventi si possono indirizzare ai propri ponderati obiettivi, avendo cognizione, a testa fredda, della realtà per una stagione, se non ambiziosa, almeno tranquilla. Chi sta seguendo in questi giorni i play off di serie A, può rendersi conto che in questa Cimberio, così com’è, quindi da ritoccare, mancano almeno tre o quattro atleti che troviamo invece nelle file delle squadre classificate nei primi otto posti, a parte Siena che è di un’altra categoria. E’ anche vero che vi sono altre formazioni, quelle più sotto, ma sane e salve, senza vantare esagerati atleti. Varese, pur tutta da definire, è però già abbozzata nella sua identità, visto che, probabilmente, i play biancorossi potrebbero essere ancora Childress, Passera e Gergati. Resta la filosofia, quella di un club che, con la retrocessione nell’armadio, voltò pagina per la serie "non tutti i mali vengono per nuocere". Una filosofia felice e fortunata in LegAdue, da continuità non senza però - ecco il punto - massima attenzione nel riconsiderarla al cambio della serie A evitando che l’entusiasmo lungo d’una promozione non indulga nei soliti "luoghi comuni" d’una piazza che, bastando il nome di Varese, ricorre istintivamente ai suoi slogan sentimentali per evocare grinta e attaccamento ai colori, virtù che si credono di origine controllata. Ma che, soprattutto, non bastano, dovendo fare canestro per dimostrare di valere Varese. Che, già, ha un suo zoccolo duro di bella immagine, riconoscibile nella condivisione di obiettivi con il club nonchè nel piacere di stare assieme tra giocatori per dire di un’amicizia che nasce oltre il campo. Ci pare tutto giusto fin quando i bei risultati fioccano cementando lo spirito negli spogliatoi, com’è accaduto nella stagione in archivio. Diversamente non c’è squadra "deamicisiana" che tenga alle prime bufere, d’un clima emotivo che, sugli spalti, cambia in fretta, e sdegnosamente, temperatura. Crediamo che molti tifosi preferiscano il realismo d’un auspicio e non di una preoccupazione, non essendoci ora come ora motivo, avendo innanzitutto fiducia in coloro che, sin qui, hanno ridato credibilità a Varese che, adesso però, ha bisogno di continuità in serie A. Scottati una volta, abbiamo ragione di credere in Claudio Maria Castiglioni, presidente giovane ma capace d’una potente "raddrizzata", il che non è da tutti gli erranti (intendendo chi sbaglia), dopo la sbandata di due estati fa. Da valente e coraggioso pilota (nella foto grande con la sua monoposto in Formula 2000) ci aspettiamo la giusta accelerazione per una Cimberio ancora da corsa.
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