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di Massimo Turconi

Guardatelo, toccate il filo sottile ma resistentissimo che partendo da West Virginia arriva fino a Varese.

Volendo, con un piccolo sforzo, potete pure ascoltare le vibrazioni di quel filo che, dipanato da Randy Childress, playmaker della Cimberio Varese, fa scattare sul giradischi un lucidissimo vinile di John Denver con la sua favolosa “Country Road”.

Randy infatti, in modo del tutto involontario, nell’introdurre i temi della sua stagione varesina adotta le stesse parole del cantante country e parla di Varese come del “Posto a cui, ormai, sento di appartenere…”.

Che poi, a pensarci bene, i luoghi geografici raccontati da Denver, per Childress non rappresentano solo luoghi geografici senza senso. Il West Virginia, le Blue Ridge Mountains, lo Shenandoah River rappresentano, al contrario, i panorami del cuore visto che da quelle parti vive la mamma di Randy.

Insomma: la colonna sonora ideale per descrivere affetti, buoni sentimenti e le cose del cuore per un uomo che, con una scintillante carriera alle spalle, può anche permettersi di scegliere.

«Per ragioni di “feeling” - dice Childress - ho scelto di ritornare a Varese. Durante l’estate, come sempre, ho ricevuto tante offerte, alcune delle quali, sotto il profilo economico, anche più allettanti di quella varesina. Offerte che, a quasi 37 anni, mi riempiono ancora d’orgoglio e servono a innalzare l’amor proprio e il livello di autostima. Ma, in tutta sincerità, non hanno mai fatto vacillare, nemmeno per un minuto, la mia intenzione di tornare a indossare la maglia della Cimberio. Qui mi sento come se fossi a casa e ovunque posi lo sguardo vedo solamente persone che mi sono care: Castiglioni, Pillastrini, Vescovi, Ferraiuolo, tutti i ragazzi dello staff, i miei compagni di squadra e i tanti tifosi che, fin dal primo giorno, mi hanno accolto come uno di loro».

- Eppure lei, nello scorso mese di maggio, prima di tornare negli States aveva accennato anche alla possibilità di ritirarsi...

«La stanchezza e le tensioni di un campionato di LegAdue da vincere a tutti i costi mi avevano del tutto prosciugato e - continua Randy - quando sei in quelle condizioni fisiche e mentali, l’unica cosa che hai voglia di fare è appendere le scarpe al chiodo. In realtà, dopo aver riposato a lungo e aver messo il cervello... in frigorifero per qualche settimana, scopri che le cose non vanno poi così male, che fisicamente stai bene e che il tuo corpo ti regala ancora buonissime sensazioni. Insomma, sei pronto per ricominciare a pompare passione e sudore in questo sport meraviglioso».

- Dopo l’esaltante avventura di Montegranaro, qui ritrova di nuovo Thomas e Slay.

«Ehi - esclama Randy -, aver di nuovo al mio fianco Jobey e Ron rappresenta una grande e piacevole sorpresa. Con loro, che considero veri amici, in questi cinque anni, il rapporto non si è mai interrotto. Con Jobey addirittura, appena possibile, ci si è frequentati anche con le famiglie. In ogni caso ci daranno una mano ulteriore per formare un gruppo unito e, del resto, in questo senso non credo che avremo grandi problemi perché la Pallacanestro Varese, unica tra tutte in Italia, ha cambiato pochissimo e giocare con ragazzi che conosci bene e apprezzi anche dal punto di vista umano costituirà un indubbio vantaggio».

- Thomas e Slay: provi, sinteticamente, a descrivere la loro qualità principale.

«Jobey è un giocatore molto tranquillo, concentrato, sempre in controllo di se stesso. Ron è uno molto più emotivo, sanguigno, di grande temperamento e - sogghigna il regista Usa -, ci sono io che, in modo perfetto, mi colloco esattamente in mezzo ai due. In ogni caso, due giocatori comunque importanti ed esperti che ci daranno una grossa spinta per partire bene e ammortizzare nel migliore dei modi l’avvio di stagione: un momento che reputo cruciale per una squadra come la nostra».

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