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di Giuseppe Sciascia

Meo Sacchetti si cala nei panni dell’osservatore neutrale alla vigilia di un campionato che dopo due stagioni non lo vedrà tra i protagonisti in panchina: chiusa in fretta l’amara esperienza di Udine, l’ex capitano della DiVarese bella ma sfortunata della seconda metà degli anni '80, bandiera di una squadra nella quale gli attuali "plenipotenziari" biancorossi Vescovi e Ferraiuolo erano pedine-chiave, ripartirà dall’ambiziosa LegAdue di Sassari. «Non considero l’esperienza sarda come un declassamento: nella mia carriera ho allenato a lungo anche in B, dunque ogni opportunità per svolgere la mia professione va affrontata al massimo. E a Sassari ho trovato una situazione ottimale: la piazza è entusiasta, la società ha programmi seri e dopo aver rischiato la chiusura ha avuto le risposte che aspettava a livello di sponsor, allestendo un organico competitivo. Proveremo a rendere la vita dura alle regine del mercato Brindisi, Veroli e Venezia, oltre a Casale che ha ancora un’ossatura di alto livello».

Guardando "da fuori", comunque, Sacchetti segue con interesse le evoluzioni del massimo campionato, attendendo con curiosità l’impatto in A della Cimberio che il coach varesino vede rinforzata dall’arrivo di Morandais: «Sono curioso di vedere se la scommessa di Varese pagherà dividendi elevati. Pillastrini ha scelto giocatori di sua completa fiducia per cercare di ripetere l’impresa di Montegranaro. E Morandais ha talento: quella del francese è stata un’addizione importante, magari si tratta di un elemento alterno ma le sue potenzialità offensive sono notevoli, mentre Thomas e Slay sono giocatori di alto livello che conoscono bene l’allenatore e il suo sistema. A livello di quintetto la Cimberio mi sembra più che valida, bisognerà vedere se i giovani riusciranno ad adattarsi in fretta alla nuova categoria».

Sacchetti lega dunque il risultato finale di Varese che ha effettuato scommesse intriganti dietro le certezze del quintetto alla definitiva consacrazione dei varesini "emergenti", strategia che ricorda parzialmente quella della vecchia DiVarese, legata a filo doppio ai prodotti locali: «Ai miei tempi gli stranieri erano solo due, puntare sul vivaio era per certi versi una scelta obbligata. Ora Varese ha compiuto una scelta apprezzabile scommettendo sui ragazzi italiani, in controtendenza rispetto a un movimento che privilegia gli stranieri: certo, c’è anche un risvolto economico in questa politica che però ha già dato frutti importanti in LegAdue, le basterà vincere almeno una scommessa su un giovane per allungare le rotazioni quanto basta. Il salto in A è impegnativo ma la squadra ha cambiato poco e questo è importante in un campionato in cui la maggior parte delle squadre ha rivoluzionato l’organico. Lasciando perdere Siena, che farà ancora corsa a sé, tutte le altre hanno cambiato moltissimo: la sensazione è che non ci siano squadre debolissime e che i valori saranno molto raccolti essendosi ridotto il gap tra le big e le provinciali. Lo scalino vero è tra la Montepaschi e le altre...».

Sacchetti riserva il pensiero finale alla cattiva salute del movimento viste le delusioni derivanti dalla Nazionale (con cui l’ex giocatore di Altamura fu argento olimpico a Mosca 1980 e poi campione d’Europa a Nantes 1983): «Mi fa pensare lo scarso entusiasmo dei giovani nei confronti della maglia azzurra: a questo punto meglio portare solo quelli che hanno la spinta giusta e amano la Nazionale. I parametri di una volta sono cambiati, ma sarebbe preferibile formare un gruppo dal carattere forte a prescindere dal talento e lavorarci per creare un nucleo compatto. Ha fatto la stessa scelta la Serbia, rinunciando alle stelle Nba in favore delle nuove generazioni. Per rilanciare il nostro basket ci vorrebbe un progetto serio, della durata di 3-5 anni, che con decisioni e regole anche impopolari, ma prese per il bene comune, riuscisse a far ripartire il motore dell’attività giovanile».

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