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Vescica galeotta per uno Slay pulito


Lucaweb

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di GIANCARLO PIGIONATTI

Come fare la pipì fuori dell’orinale? Fuor d’ironia il caso di Ron Slay, nuovo americano della Cimberio, da urlo nel derby, ha nulla a che vedere con un disgraziato illecito sportivo, visto che egli, sottoponendosi come atleta di Caserta, dopo la gara di Teramo, a un controllo antidoping, semplicemente non riempì la fatidica fialetta.

Galeotta vescica. E se non scappa, non si può...

Se non ricordiamo male Slay, rispettoso con Diaz, del pur imbarazzante rituale di quel dopopartita, decise a un certo punto di non attendere più di tanto (per completare l’operazione) e di rientrare nello spogliatoio per una rigenerante doccia calda. Faceva molto freddo nella stanzetta del controllo e Ron pensò bene di tornare più tardi per perfezionare la doverosa operazione.

Se non che gli addetti dell’Antidoping, più rigidi del più rigoroso dei carabinieri, annotarono nel loro rapporto quell’assenza, seppur momentanea.

Ma vallo a spiegare a quelli dell’Antidoping che, sapendo scrivere ma non leggere la situazione, lo deferirono. E il Coni lo squalificò per un mese, già scontato da Slay che, come se non bastasse una speciosa punizione, dovrà essere giudicato dall’organo competente della Fiba il prossimo 22 ottobre.

Questa pendenza giudiziale era già nota alla Pall. Varese la quale, facendo bene i suoi calcoli, anche per i rischi che avrebbe affrontato, tirò giust’appunto il prezzo d’ingaggio dell’ala americana, valutata funzionale alla squadra ma, soprattutto, ideale per quel rapporto costo-qualità che caratterizzò l’operazione.

Slay, a quanto pare, accettò circa 200.000 dollari, vale a dire meno soldoni di quanti avrebbe preteso senza alcun condizionamento. Dopo la gara di Teramo sapremo e, visti i tempi e i giudici di mezzo, la sentenza non pare così scontata come parrebbe ancorché la Cimberio gronda serenità nell’attesa di un giudizio equilibrato e giusto.

Ed è questa l’unica scommessa fatta, ma scientemente, dalla Pall. Varese, dovendo Slay - in caso di una squalifica che non superi il mese - pagare una penale che, tradotta in cifre, servirà al club per ingaggiare un sostituto a gettone, non un americano, visti i tempi d’un visto.

Non solo ma se l’americano venisse appiedato per più tempo, la dirigenza biancorossa avrebbe l’opportunità di rescindere il contratto e di non rimetterci nulla, potendo operare scelte diverse. Da scongiurare, visto il bel soggetto che la Cimberio s’è accaparrato.

A questo punto non resta che attendere la buona fine d’una storia che di illecito ha proprio nulla, sempre che ll giudice non la faccia davvero fuori del vaso.

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