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«Qui manca un grande play»


Lucaweb

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di GIANCARLO PIGIONATTI

Se non hai le carte migliori del tuo avversario, puoi anche bluffare una volta ma non barare e perdi tutta la vita. Qualche cosa di simile è avvenuta nella sfida con Biella per una Cimberio privata di Ron Slay (risparmiato dai giudici di Losanna, non invece da una banale contrattura alla schiena), quindi incapace di fare canestro, almeno come i piemontesi, seppur coriacea nel suo solito contegno di combattivo manipolo. Varese s'è così bruciata in una gara che scottava già alla vigilia per evidenti raffronti con l'Angelico, pregevole sull'asse play- centro, ancorché ben fornito di personalità da canestro.

Saltati i tappi di noti limiti, la squadra di Pillastrini ha pagato dazio, innanzitutto per l'assenza di un lungo come Slay che, se in giornata, fa un certo effetto sotto i tabelloni, non avendo alcuna stazza d'uomo da opporre a Pasco e poi per una chiara differenza di potenziale in un settore nevralgico come quello dei play, non essendo certo quelli della Cimberio bombe ad orologeria e lo si sapeva. Come si sapeva di Jones, un americano che, per talento, può inventarsi l'uno contro cinque con segnatura e di Aradori che Carlo Recalcati apprezza anche come persona eccellente. I rilievi, che abbiamo annotato nella presentazione del match, sono così emersi, con puntuale scientificità, a giochi fatti: le chiacchiere sono chiacchiere, le categorie sono categorie. Bisogna far canestro, non si scappa. Certo, si può anche battersi da spartani ma se poi non si ciuffa, come Pillastrini si sarebbe atteso da Thomas ("qui ancora è un mezzo giocatore", sussurrerà poi il tecnico a certe orecchie) e da Morandais, al di là di alcune sue fiammate che, però, non hanno incendiato il match, il raccolto è da mani vuote.

Purtroppo la sconfitta, che complica quella "media inglese", utilizzata una volta nel calcio per far comprendere meglio l'andatura di una squadra tra casa e trasferta, impolvera le lucenti prove di Martinoni e Antonelli i quali, per incisività, hanno reso più dei compagni di lungo corso e di maggior valore: due fiorellini di campo tra le rovine di una cocente delusione, mettiamola così. La stessa Masnago, capendo l'antifona, d'una gara che s'era messa su una brutta china, non ci è sembrata furiosa nel tifo, d'altra parte se non muovi il tabellone dei punti, rimanendo aggrappato a una manciata di canestri da ricucire ogni volta, non puoi aspettarti il miracolo. Si diceva di una sconfitta scientifica, che sta tutta nel risultato finale, cioè in quei nove punti di margine che spiegano all'incirca le differenze più salienti della sfida.

Non dovendo usare il bilancino del farmacista si possono annotare i dieci punti di differenza, in più per Smith rispetto ai tre play di Varese, i dieci rimbalzi di gap tra Cimberio e Angelico (con undici di proprietà Pasco), per dire di un match vissuto sul parallelismo play-pivot , infine le nove palle recuperate in più dai biancorossi, molte delle quali finite poi sul ferro d'un nulla di fatto. Ecco i dati molto chiari del problema. Che Biella ha risolto con il tiro da tre, avendo spazio e scelta di tempo di fronte a una Cimberio, anche costretta a serrare sui muscoli di Pasco, quindi con una difesa a zona che, se non ricordiamo male, ha provocato uno zero su otto al tiro dei biancorossi..

Scarsa mira per i migliori Thomas e Morandais , da queste parti, ancora "wanted" e tanta recriminazione per la rinuncia a Slay.

Questione anche di potenziale punti, già deleterio in Abruzzo ma, soprattutto, a preoccupare è un reparto cruciale, come quello della regia., allorquando Childress non battezza le partite. Guarda caso, proprio il patron Gianfranco Castiglioni, che raramente fa commenti, a fine gara osservava:: "Per quel poco che possa capire io, qui manca un grande play".

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