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di Francesco Caielli

VARESE Non capita mica tanto

spesso di essere contenti per

una sconfitta. E infatti quel clima

di ventilata euforia che si

respirava dopo la partita di Siena

- una di quelle sfide perse

in partenza, che invece Varese

ha giocato fino all'ultimo secondo

- se n'è andata via nello

spazio di una notte. No, non

è per nulla "varesino" fregarsi

le mani dopo aver lasciato

per strada due punti, e di fronte

potevano esserci pure i Boston

Celtics: perché un gruppo

che si rispetti deve sempre

scendere in campo per vincere.

E allora via con i rimpianti

e il fegato amaro, un po' come

accadde in quella serata speciale

del 1999.1 Roosters con

lo scudetto sulle maglie ma

pieni di difficoltà in campionato affrontarono

a Milano i

campioni Nba dei San Antonio

Spurs: un'amichevole di

lusso, una tradizione che fino

a qualche anno fa vedeva i fenomeni

americani andare ad

affrontare i vincitori degli ultimi

campionati disputati in Europa.

I galletti guidati da Cedro

Galli stupirono il mondo intero,

guidando la partita fino a

due minuti dalla fine e uscendo

dal Forum sotto gli applausi

di ottomila spettatori arrivati

per vedere gli Spurs ma

ritrovatisi a fare il tifo per Varese.

Alla fine della partita

Pozzecco in diretta tv

spiazzò tutti quando dichiarò:

«Sono incazzato,

perché avremmo potuto

vincere».

A Siena è capitata un

po' la stessa cosa? Secondo

Cecco Vescovi, sì. «C'è tanta

amarezza e un po' di amaro in

bocca - dice il

gm biancorosso

- perché

siamo

arrivati

davvero a

un passo. Se non fosse arrivata

la prima delle due bombe di

Stonerook sono convinto che

ce la saremmo giocata punto a

punto fino alla fine: purtroppo

è andata così».

Davvero non ce la fa a essere

un po' soddisfatto?

Abbiamo perso, e in classifica

ci sono gli stessi punti che avevamo

domenica

mattina.

Certo, sono contento

per come abbiamo

giocato e per

lo spirito che abbiamo

messo in campo,

però siamo qui a

parlare di una

sconfitta. Piuttosto,

pensiamo alla

partita di Napoli:

quella sì che è

importante.

Martoriata dagli

infortuni e rivoluzionata,

questa squadra

è riuscita a trovare subito

il suo equilibrio. Stupito?

No. Abbiamo un gruppo su

cui lavorare composto da

giocatori che sono disposti

lavorare: questa è la premespiù

importante, senza la

ale non si va da nessuna parte.

Parla anche dei due ultimi

arrivati?

Tusek sta dimostrando quello

che vale, giorno dopo giorno:

ci ha messo un attimo a entrare

nei meccanismi di un basket

che conosce già alla perfezione.

Per Reynolds ci vorrà un

po' di tempo in più.

Perché?

E' in una realtà nuova, e si trova

a giocare a fianco di uno come

Childress. Deve dividersi

con lui la leadership e le responsabilità,

e insieme a Randy

deve gestire la squadra. Non è

l'unica punta.

Torniamo a Tusek. Possiamo

ufficializzare il prolungamento

del suo

contratto fino al

termine della stagione?

No. Siamo contentissimi

di quello che

il ragazzo sta facendo,

ma aspettiamo la

fine del mese prima

di prendere qualsiasi

tipo di decisione.

Tra le altre cose stiamo

aspettando la decisione del

Tas sul caso Slay: il giorno limite

del 10 dicembre ormai è

alle porte, e mi auguro che nelle

prossime ore sapremo qualcosa.

Diceva della sfida di domenica

a Napoli. Che partita si

aspetta?

Sarà difficile perché avremo

addosso tutta la pressione del

mondo, a differenza di quanto

ci è successo a Siena. Affrontiamo

una squadra che è praticamente

costretta a vincere e

che se non è con l'acqua alla

gola poco ci manca. Non so se

riusciranno a tesserare Best, ma

poco importa.

Perché?

Dipenderà tutto da noi: se giocheremo

con lo spirito delle ultime

uscite non avremo problemi.

Tra noi e loro c'è una differenza

dal punto di vista tecnico,

ma soprattutto da quello

dell'atteggiamento e dell'essere

gruppo e squadra.

Parliamo di palazzetto. Ha

seguito le ultime novità?

Sì, e non posso che

ribadire quanto detto

dal presidente Castiglioni:

così non si

può andare avanti, e

la costruzione di un

nuovo impianto per

la pallacanestro sta

diventando un'urgenza

e una priorità

per una città che ha

sempre vissuto di

basket.

Pensi che se ne potrebbero

costruire due: stadio e palazzo...

Ancora meglio: questo ci permetterebbe

di unire gli sforzi

con gli amici del Varese per ottenere

qualcosa che servirebbe

a tutti.

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