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«Napoli mi è rimasta nel cuore»


Lucaweb

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di Massimo Turconi

Per alcuni il proverbio è “Vedi Napoli e poi muori”. Per Michel Morandais è da costruire in modo diverso: «Ho visto Napoli morire...».

L’ala francese della Cimberio, domenica al PalaBarbuto, vestirà i panni dell’ex tanto atteso. Soprattutto dai tifosi partenopei che, nelle stagioni d’oro dell’Eldo (vittoria di una Coppa Italia e playoff eccellenti contro la “solita” Siena), avevano eletto l’uomo di Guadalupa a icona di un basket tanto spettacolare, quanto efficace. Un affetto sancito dalla passione dei sostenitori napoletani e largamente ricambiato da Michel.

«Napoli mi è rimasta nel cuore per tanti motivi: i risultati eccellenti ottenuti sul campo, il bellissimo clima creato sia in spogliatoio, sia con i tifosi che avevano partecipato con entusiasmo alla rinascita del basket in città. Infine, il bellissimo rapporto d’amicizia stretto con tutti i miei compagni, in particolare con Ansu Sesay, personaggio “leggendario” col quale ho molti punti in comune, compresa la doppia personalità. Sul parquet, infatti, abbiamo una faccia, ma lontano dal campo mostriamo entrambi un volto totalmente opposto, molto più “easy” e alla mano. Ci piaceva ridere, scherzare e pensare che, oltre il basket, c’era, c’è, una vita tutta da vivere».

Che effetto fa sapere di Napoli in difficoltà...

«Da un lato sono spiaciuto perché la sensazione è che a quella squadra mancasse poco per spiccare il volo. Dall’altro non sono sorpreso perché già allora ci si chiedeva quanto sarebbe durata la festa».

Cambiamo capitolo: Varese è tornata da Siena sconfitta ma col sorriso e a testa alta.

«Credo ne avessimo tutti i motivi - risponde sicuro Morandais -. Contro la Montepaschi abbiamo giocato proprio bene, tenendo sulla corda i toscani fino a pochi minuti dal termine. Penso che nessun’altra squadra italiana, in trasferta a Siena, si sia comportata come noi e la prova di solidità offerta dalla Cimberio contro i campioni d’Italia serve per regalare fiducia e sicurezza a tutto il nostro ambiente».

Una squadra che, tuttavia, deve ancora crescere: in quale aspetto del gioco?

«Difficile rispondere a questa domanda perché, giorno dopo giorno, ci accorgiamo di poter compiere un piccolo passo avanti. Quindi, non focalizzerei la risposta su un aspetto più di un altro pensando che, da settembre, il gruppo è migliorato sotto tutti i punti di vista: tenuta difensiva, circolazione della palla in attacco, costante coinvolgimento di tutti i giocatori, distribuzione efficace di punti e responsabilità. Varese deve “semplicemente” migliorare tutte queste cose. Una cosa peraltro fattibile».

Siete a circa un terzo del cammino: quale il bilancio per la squadra e per lei?

«Quattro vinte e cinque perse, considerando i continui infortuni e alcuni cambi che hanno tormentato il nostro percorso, non mi sembra un cattivo dato né dal punto di vista numerico, né tecnico. Per strada abbiamo lasciato preziosi punti casalinghi ma non abbiamo mai mollato, mostrando carattere, determinazione, mentalità: qualità indispensabili per salire di livello. Il mio bilancio è sovrapponibile a quello della squadra: mi sento sempre meglio e credo che il mio contributo a favore del gruppo si sia fatto più costante. Mi mancano ancora gli uno contro uno conclusi con le schiacciate che, ai tempi di Napoli, avevano “gasato” il pubblico. Ma non sono preoccupato per questo, anzi sono consapevole che in un basket di sistema come quello di Pillastrini serva più tempo per entrare nei meccanismi. Ma, alla fine, anche queste giocate arriveranno».

Intanto, domenica contro la Martos Napoli, devono arrivare due punti obbligatori...

«Dovremo giocare una partita accorta e intensa sapendo che i padroni di casa si giocheranno una delle ultime carte in chiave-salvezza. Ho letto loro dichiarazioni bellicose, so che ci aspetteranno col coltello fra i denti per strappare il primo successo stagionale. Giocare contro una pressione del genere non sarà semplice, ma Varese ha qualcosa in più».

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