Jump to content

Per Varese è più d’un derby


Lucaweb

Recommended Posts

di GIANCARLO PIGIONATTI

Sbarre che non trattengono anime in una curva vuota.

Quello di domani è un derby sminuito nella sua tradizionale rivalità sugli spalti, mancando la tifoseria di Cantù, vietata a Masnago dalle autorità.

Questione di ordine pubblico, alla faccia delle famigerate gabbie, costate alla Pallacanestro Varese 250.000 euro ma inattuabili e inservibili in un momento, evidentemente, giudicato di maggior rischio. A perdere, dappertutto, nel calcio come nel basket, sono le casse dei club, nell'occasione meno pingui e la tenzone emotiva tra opposte fazioni che, spesso, crea l'atmosfera. Una sfida tra due piazze così vicine e antagoniste, sin dalla notte dei tempi, senza una componente appassionata con cui rivaleggiare civilmente in sfottò e striscioni (e questa è realtà vissuta tante volte e non utopia) può sembrare come un piatto di maccheroni senza cacio.

Ma tant'è, così ha deciso chi esercita il potere con la responsabilità di evitare possibili episodi incresciosi o, comunque, pericolose tentazioni sugli spalti nonché prima e dopo un evento sportivo. Come fare? Eliminando semplicemente una delle due fazioni: un soldato, da solo, non fa la guerra...

Ci sembra eccessiva tale prevenzione ma, seppur a malincuore, per l'intrigante fascino di storiche sfide di campanile, nelle quali una tifoseria spinge la propria squadra sull'altra per strozzarne l'urlo e schernirla alla fine, bisogna adeguarsi, anche per quel turbolento precedente dello scorso settembre quando a Desio, per un insignificante torneo, alcuni tifosi di Cantù e Varese fecero accorrere polizia e carabinieri.

Resta da chiedersi se Tagliabue & C. paveseranno la curva nord con la consueta coreografia, come in passato, apprezzata per ironia creativa nei confronti degli acerrimi rivali brianzoli. C'è pure un aeroplanino da vendicare, si fa per dire, d'una malinconica sera di maggio, di due anni fa, quando "strusciò" al vento, nei cieli delle nostre Prealpi, un irridente drappo con la scritta "Serie B". Ma quella fu una storia a sé, per una piazza già avvilita e umiliata da una retrocessione annunciata: quel colpo d'ala, seppur dall'alto, fu davvero basso ma ci stava.

Eccoci però qui, dopo una sola stagione, a giocarcela ancora, sicchè spiace, vien da dire, senza l'altra fazione con cui, eventualmente, rifarsi.

Resta, naturalmente, un derby atteso per Varese la cui rivalità con Cantù assomiglia persino a quella tra Roma e Lazio nel calcio, come dire che un successo può valere un'ambita superiorità, da godersi sino al prossimo confronto.

Per la verità, nel nostro basket, molte gare del genere, nonostante il pathos che suscitano gli annali attraverso immagini e racconti di generazioni passate che l'hanno vissute, hanno un po' perso il loro sapore antico proprio per la mancanza di militanza e appartenenza degli sfidanti, molti dei quali stranieri di passaggio, che non conoscono nemmeno le distanze tra città, almeno sin quando non arrivano a destinazione né tantomeno trionfi e delusioni che hanno riempito pagine di storia.

Varese, se non altro, con Vescovi e Ferraiuolo dietro le quinte ma fieri protagonisti in campo ai loro tempi e con Gergati, Martinoni, Antonelli e Galanda sul parquet, avverte il battito pesante della sfida, mentre Cantù, probabilmente, ha in Mazzarino il suo paladino più coinvolto sentimentalmente.

Già, ma questo è più di un derby per Varese la quale, rispetto a Cantù, al di là di ogni valore implicito, ha bisogno dei due punti per puntellare la sua traballante classifica, riconquistare sicurezza e tranquillità alla conquista di un entusiasmo perduto tra i suoi delusi tifosi.

Link to comment
Share on other sites

×
×
  • Create New...