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Pozzecco subito qui come g.m.?


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di GIANCARLO PIGIONATTI

Torna per un bagno di gloria nella sua Varese. Naturalmente è Gianmarco Pozzecco che, sappiamo, ha un chiodo fisso in testa: diventare general manager. E dove, se non qui? «Mi piacerebbe dare una grossa mano alla famiglia Castiglioni e alla mia Varese portando, in dote, qualche socio potente e soldi veri per far lievitare il valore della squadra», la confidenza, già nota su queste colonne, sta un po' in questi termini augurali.

Pozzecco è il primo, sia chiaro, a capire che, con Cecco Vescovi nel ruolo, non può pretendere strada spianata ma quel che ha in mente lo spiattella senza malizia, sennò tramerebbe nell'ombra, ammesso che vi riesca. Se egli è uscito così allo scoperto, lo ha fatto sapendo che l'ideale del suo ex compagno di squadra sia, in fondo, diventare un signor allenatore.

Non sappiamo se ciò sia una grande verità, Gianmarco sostiene di avere attinto da fonti attendibili. Dunque, chi ha giudicato una turbativa questa uscita confidenziale con il sottoscritto da parte dell'ex Rooster stellato, evidentemente, è abituato a un modo di pensare un po' chiuso, se non farisaico: già, chi è dell'arte, stima l'opera...

Vescovi, lo sanno anche i sassi della città, è intoccabile e non per grazia ricevuta, è impegnato con serietà e rigore in un'operazione onerosa per impegno e capacità, cominciata nel dopo retrocessione con evidenti risultati costruttivi. Dopo un'immediata e risoluta promozione, la Cimberio, tra ambizioni sfiorate e rischi incombenti, non è poi così malaccio, proprio in rapporto a un budget davvero stringato.

Ovviamente Cecco sta dov'è per meriti, nessuno osa metterlo in discussione, ci mancherebbe altro.

E il sogno di Pozzecco? Lo realizzerà quando potrà, senza premere né invadere il campo di altri ed egli, da uomo di mondo e brillante personaggio qual è, lo sa perfettamente. Dovrà parlare, ovviamente, con la famiglia Castiglioni e, per quel che sappiamo, lo farà e se avrà sue carte da giocare, vantando una sfilza di rapporti prestigiosi e giusti, le calerà sul tavolo, anche se non basta.

Una cosa sarà certa: se potrà guadagnarci Varese come società e squadra, si troverà una soluzione che accontenti tutti, come conviene tra persone di specchiata limpidezza. Questa è la realtà oggi, d'un personaggio capace di spostare le montagne dell'attenzione e del clamore le cui cime finiscono laddove comincia un sensazionale battage pubblicitario per l'immagine del club biancorosso.

Per molto meno, anzi per nulla, tre stagioni fa, qualcuno azzardò fantasiose teorie d'un avvento societario da mille e una notte. Fummo gli unici a non abboccare e sappiamo come finì. Se l'avance di una persona ben diversa e di un altro pianeta com'è Pozzecco, amatissimo da Varese che esaltò e dalla quale fu esaltato, sarà soltanto un fuoco di paglia, toccherà a lui spiegarlo.

Ora come ora è altresì inattaccabile la poltrona dirigenziale di Vescovi, il veneratissimo varesino che, nel grande basket, ha battuto ogni record con la maglia della sua città e, se non fosse stato per un vero "attentato alla bandiera", commesso dallo stesso club, adesso sarebbe il leader di tutti i tempi per presenze in serie A, persino, davanti a un "mostro sacro" come Dino Meneghin.

Il giovane presidente ha riparato a quell'errore, commesso per aver dato ascolto a Giulio Cadeo, suo allenatore di allora, sicchè oggi se lo tiene, e giustamente, molto stretto. In gioco, nel tempo, c'è solo l'interesse della Pallacanestro Varese, avendo la famiglia Castiglioni di che decidere con scelte opportune per un bene così supremo.

Tutto il resto, comprese ombre e permalosità, che non esistono quando ogni pensiero è pubblico e ogni intenzione è annunciata alla luce del sole, non ha ragione di esistere, se non per gente dall'animo discutibile. Nel frattempo, però, si diceva, Pozzecco tornerà a Varese. Ma in campo, tra le "stelle per un sorriso", la sera del 12 marzo.

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