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«Cimberio bella e sfortunata»


Lucaweb

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Il suo gruppo, denominato "Maturi Baskettari", formato da un centinaio dei personaggi più importanti del nostro basket - ex giocatori, allenatori, dirigenti - ha concluso qualche giorno fa una delle sue mitiche riunioni durante le quali la pallacanestro parlata, analizzata, ricordata ha fatto la parte del leone. Ma per Gianni Corsolini, uomo di rara intelligenza e finissima ironia, la voglia di argomentare di basket non si esaurisce mai perchè l'ex allenatore e dirigente, visto e apprezzato a Cantù per tante stagioni, ma anche a Udine e in LegaBasket, è uomo visceralmente innamorato della palla a spicchi, sempre attento a tutto ciò che si muove sul parquet e pronto ad offrire il suo sguardo sui "rimbalzi", spesso strani, prodotti dal nostro movimento.

«Non vorrei passare per chi vuol recitare il ruolo di "bastian contrario" ma - dice Corsolini - a me questo campionato piace e, di più, tolti di mezzo gli "eccessi" di Siena e Napoli, reputo davvero interessante il grandissimo equilibrio esistente. Non ricordo, tanto per restare a ciò che è successo nelle ultime stagioni, un torneo così avvincente e combattuto. Ogni settimana si verificano risultati a sorpresa. Basta scorrere la classifica per accorgersi che, dall'ottobre scorso a tutt'oggi, almeno cinque squadre si sono avvicendate al secondo posto. Poi, purtroppo, una vera rivale della fortissima MPS, soprattutto in ottica playoff, non c'è ancora, ma dal mio punto di vista è bello vedere tante candidate che dopo aver lavorato bene ed essere cresciute ci provano, ci credono, senza dare nulla per scontato».

- Che cosa prova quando legge la classifica?

«Da "vecchio canturino" non posso che provare un fremito nel vedere la NGC così ben piazzata però - continua Gianni -, uscendo dalle logiche di parte, mi fa piacere constatare la vitalità della provincia che, nella pallacanestro, esercita sempre la sua funzione di traino. Il basket nelle piccole realtà trova la sua valorizzazione più bella e, detto di Siena e Cantù, come fai a tralasciare Montegranaro o Caserta? Ma, ancora, come si fa a non valutare in termini ampiamente positivi la passione che muove la gente di Varese, Biella, Cremona, Pesaro, Ferrara, Treviso? Mi rendo conto che i grandi "media", per i loro interessi, vorrebbero si affermasse il basket delle grandi metropoli, ma in questo momento storico, con Roma e Milano che fanno su e giù e portano nei rispettivi palazzi medie-spettatori ridicole, e Napoli addirittura travolta dagli eventi, la pallacanestro è un "feudo" saldamente nelle mani delle formazioni provinciali che trasmettono il senso della programmazione e delle cose fatte bene, da persone competenti. Perchè, alla fine, lavoro e forza delle idee pagano sempre».

- Qual è invece la sua posizione sul tema "italiani in campo" e, in generale, sui vivai?

«Sul parquet della serie A ci deve andare chi merita, senza agevolazioni fornite dai passaporti. A questa premessa, aggiungo però che il lavoro sui vivai deve essere assolutamente incentivato e migliorato in ogni suo aspetto: tecnico, organizzativo, metodologico e, se mi consentite, anche filosofico. Per cercare di produrre più giocatori italiani, e solo Dio sa quanto ne abbiamo bisogno, occorre uscire, al vertice, dalla logica del "basket sociale". Quello può e deve funzionare nelle fasce basse delle giovanili. Poi, più avanti, bisogna lavorare con spirito da professionisti perchè non mi piacciono i ragazzi che, già a 18 anni, si allenano timbrando il cartellino, senza etica e volontà di sacrificio. Infine, discorso rivolto a tutto il movimento, per far giocare i giovani, per dar loro spazio e maggiori responsabilità serve assolutamente più coraggio a partire dai proprietari, per passare ai dirigenti e agli allenatori. Uscire, tutti, magari anche con regole studiate, dalla stritolante idea del risultato ad ogni costo, costituirebbe un bel passo in avanti».

- Lei è bolognese di nascita, canturino di transito, ma varesino di adozione visto che abita a Vedano Olona: che cosa pensa della Cimberio?

«Squadra bella, ben pensata ma sfortunata in corso d'opera. La Cimberio ha identità e cuore e, grazie a coach Pillastrini, gioca un buon basket ed è vicina al suo traguardo. Buona l'idea di creare uno zoccolo di giocatori italiani anche se, durante la stagione, gli infortuni ne hanno dimezzato l'impatto. Infine, mi piace molto Martinoni, ma al riguardo mi chiedo: ma che fenomeno potrebbe diventare se solo avesse un pizzico di carattere e cattiveria in più?».

Massimo Turconi

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