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«Varese vale più della classifica»


Lucaweb

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Le idi di marzo sono passate da un pezzo, ma sabato scorso, ore 22 circa, i tremila spettatori del palazzetto di piazza Apollodoro non hanno potuto esimersi dall’esclamare in tono vagamente deluso: "Tu quoque, Marko, fili mi!”. Marko, ovviamente, è Tusek e il pubblico capitolino, dopo averlo applaudito a scena aperta e tributato gli onori che spettano a un’ex amato, mai si sarebbe aspettato che l’ala-pivot della Cimberio infilasse nella schiena di Giachetti e compagni dodici dolorosissime “coltellate”.

Una dozzina di punti, accompagnati da rimbalzi, difesa e giocate intelligenti che hanno steso la Lottomatica, mandato in cielo le speranze della Pallacanestro Varese e dato lustro alla figura di Tusek: un grande professionista che da anni, ovunque sia stato, è apprezzato per serietà, impegno, disciplina e dedizione alla causa.

«Applausi e riconoscimenti regalano sempre emozioni particolari perchè – spiega Tusek -, ti fanno capire che la gente ti apprezza al di là dei risultati ottenuti per il club. In passato avevo già ricevuto manifestazioni d’affetto importanti. Ricordo, per esempio, la “standing ovation” con cui i 13000 tifosi di Malaga salutarono, quando giocavo ad Avellino, il mio ritorno in occasione di una partita di Eurolega. Ma ho riscontrato la stessa partecipazione anche a Pesaro e, qualche giorno fa, a Roma. Penso che i tifosi sappiano riconoscere quelli che si sbattono e lavorano duramente per la maglia, ma sanno anche riconoscere la serietà che caratterizza un professionista. I fans romani, alla fine del match, hanno capito che, adesso, lavoro per Varese e sanno che io sento, in modo profondo, di dover fare il meglio per la mia Cimberio. Soprattutto in una stagione nella quale siamo stati poco fortunati».

Una Varese che a Roma ha messo a segno il classico colpaccio: da dove nasce una vittoria così nitida?

«Da tante cose fatte bene: un’ottima settimana di allenamenti di lavoro insieme, una buonissima preparazione tecnica e tattica e, sul campo, una grandissima difesa che ci ha permesso di limitare tutti i loro punti di forza. Basta gettare un’occhiata alle percentuali conclusive dei romani per comprendere come la nostra retroguardia sia stata efficacissima sia contro gli esterni, togliendo loro tiro da 3 e penetrazioni, sia contro i lunghi che hanno avuto pochissimo spazio per muoversi. Insomma, un piano gara perfetto e ben eseguito».

Lei, appena arrivato, nel novembre scorso promise di trascinare Varese in Europa…

«Allora credevo che Varese fosse una buona squadra in grado di puntare a qualcosa di più della salvezza. Oggi, che vedo la nostra giocare al completo, sono sempre più convinto di quelle dichiarazioni. Purtroppo, tra il dire e il fare c’è stata una lunga serie di acciacchi che non ci ha permesso di crescere secondo il nostro progetto e le potenzialità del gruppo».

Mai temuto, con il rientro di Slay di vedere assottigliati minuti e responsabilità?

«Ho sempre pensato a Ron come ad un’opportunità in più per Varese, non certo ad un ostacolo. Slay, oltre che un compagno molto simpatico, è un giocatore favoloso, la cui mancanza ha avuto pesanti efetti negativi sulla classifica di Varese e se non avesse avuto problemi alla schiena, ora ci troveremmo a discutere di scenari diversi. A queste considerazioni aggiungo che giocare con lui è davvero facile ed i problemi, quando siamo in campo insieme, credo siano solo per gli avversari che si ritrovano a marcare due giocatori che non offrono punti di riferimento. Insomma, fidatevi, uno come Slay è sempre meglio averlo dalla tua parte".

Adesso, alla salvezza manca davvero poco…

«Conviene ragionare una partita per volta e pensare a produrre il massimo per chiudere nel migliore dei modi la stagione. Il match vinto a Roma ribadisce che Varese può raggiungere qualcosa di più e di meglio di una salvezza risicata. Adesso ci aspettano quattro partite difficili, ma non impossibili e dobbiamo affrontarle come se fossero quattro finali. Caserta, domenica, sarà come gara-1: da non sbagliare mai. Loro, intorno ad un giocatore super come Jumaine Jones, schierano tanti altri buonissimi atleti. Sono forti, pericolosi e, vista la classifica, motivatissimi ma Varese – conclude fiducioso Tusek -, dev’esserlo di più. E in tutto».

Massimo Turconi

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