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«Senza "cata su" è sempre un po' meno derby»


Lucaweb

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VARESE Lui di derby ne ha giocati parecchi,

con la maglia di Varese e con il

sangue biancorosso. Il miglior giocatore

italiano di tutti i tempi, un cognome

che da queste parti non ha mai smesso

di fare emozionare, Dino Meneghin è

forse la persona più indicata per parlare

della sfida del Pianella. «Ieri come oggi,

ogni volta che Varese e Cantù si incrociano

è un po' come se fosse una finale

di Eurolega. Sono due società che

hanno fatto la storia del nostro basket,

espressioni di un modo simile di vivere

la pallacanestro e rappresentanti di

due città chilometricamente poco distanti.

Un vero derby insomma, come

non ne sono rimasti più».

Ieri come oggi, il senso di queste partite

è rimasto immutato?

Per i giocatori non è la stessa cosa. Non

possiamo pretendere che gli americani

di oggi comprendano l'importanza di

sfide così. Una volta, poi, Cantù e Varese

si giocavano il campionato e quando

si incontravano la posta in palio era altissima.

E allora oggi che senso ha parlare ancora

di derby?

C'è la gente, ci sono i tifosi che hanno il

compito di portare avanti la passione legata

a queste sfide. Loro lo sanno che cosa

significa, i palazzetti trasformati in

bomboniere caldissime sono la testimonianza

di una rivalità che dura ancora

e resterà per sempre.

Ci perdoni. Lei parla dei tifosi, ma è

da tre anni che assistiamo a derby

zoppi: senza le tifoserie avversarie,

lasciate a casa dalla questura, non è

certo la stessa cosa...

Non è la stessa cosa: un derby senza avversari

non è un derby, un derby senza

il "cata su" da cantare ai rivali sconfitti

non è un derby.

E allora?

E allora questa è la situazione alla quale

siamo giunti, con le tifoserie che in

qualche caso si sono messe a imitare i

colleghi del calcio e hanno trasformato

sfide come queste in momenti potenzialmente

pericolosi, e questa è una

sconfitta per tutto il nostro movimento.

Perché partite come Cantù - Varese sarebbero

degli spot meravigliosi per far

vedere a tutti quanto è bello il nostro basket.

E se questa possibilità di metterci

in mostra ci viene negata da un pugno

di imbecilli, allora è una sconfitta per

tutti.

Lei domenica scorsa era a Masnago

e ha visto Varese venire sconfitta da

Caserta, con quella beffa sulla sirena.

Sincero: questa Cimberio si salva?

Sarò banale e dico che lo spero: perché

il mio cuore batte sempre un po' verso

Varese e perché credo che questa squadra

lo meriti, con tutti i problemi che

quest'anno ha dovuto sopportare.

Quindi?

L'ultima parola spetterà al campo, che

per fortuna non mente mai. Varese ha

nelle mani il suo futuro, e noi non possiamo

non augurarci che tutto vada bene.

Francesco Caielli

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