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«Voglio restituire ciò che ho ricevuto»


Lucaweb

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Una delle cose belle che ci sarà dato di rivedere nella prossima stagione della Cimberio sarà l’abbraccio pre-partita tra Simone Cotani (foto Blitz in alto) e Cecco Vescovi. In quel gesto, dal sapore vagamente scaramantico ma ormai apprezzato e atteso da tutto il palazzetto di Masnago, c’è la profonda umanità di Cotani.

Cotani, dietro la corazza del Gladiatore, suo soprannome preferito, cela un animo sensibile e un misto di educazione-riservatezza d’altri tempi...

«Con quell’abbraccio, nato in maniera del tutto naturale fin dalla prima partita di LegAdue - spiega Cotani - volevo trasmettere a Vescovi il mio senso di gratitudine. Devo molto a Cecco, perchè in un momento delicato della mia carriera ha creduto in me, offrendomi l’oppportunità di giocare a Varese, in una società eccellente e un ambiente assai gradevole. Ricordarmi di lui prima delle partite e scambiarci un “in bocca al lupo” è davvero il minimo».

Abbracci e gesti d’affetto che proseguiranno senza soluzione di continuità, al punto che la Pallacanestro Varese ha puntato forte su di lei come elemento fondante della nuova squadra.

«In un basket che spesso fatica a guardare in avanti - continua Simone -, il rinnovo del mio contratto su base biennale ha rappresentato un gesto decisamente significativo in termini di fiducia e stima. Adesso spero di restituire tutto quello che ho ricevuto e anche di più, perché, diciamolo chiaramente, l’esito della stagione scorsa, con l’uscita precoce di scena di Ron Slay che ha fatto saltare tutto il progetto e quel terz’ultimo posto che ha lasciato molti rimpianti, costituisce qualcosa da migliorare assolutamente».

La Cimberio è uscita dal mercato parzialmente rinnovata: quali le sue prime impressioni?

«La cosa importante da sottolineare è che, seguendo il solco tracciato negli anni passati, la società si è mossa bene portando a Varese ragazzi a posto, altruisti, disposti a giocare per la squadra. Su questa base, imprescindibile, cercheremo di costruire la nostra stagione, consapevoli che la cifra di talento tecnico e fisico è di buon livello perché Rannikko, Goss, Righetti, Kangur e Collins sanno giocare a pallacanestro. L’ultimo, è vero, perché giovane e alla prima esperienza da “pro”, rappresenta una scommessa, ma l’atteggiamento di Dwayne è quello giusto e non nutro perplessità sul fatto che, con l’aiuto di tutti, saprà imporsi nel campionato italiano. Le doti fisiche e tecniche di sicuro non gli mancano».

Lei è passato da una sorta di “padre putativo” com’era Stefano Pillastrini a Carlo Recalcati: differenze riscontrate?

«Anche in questo caso mi sembra che i dirigenti abbiano voluto percorrere la strada della continuità, mettendosi nelle mani di un allenatore come Charlie il quale, oltre ad essere molto esperto e vincente, è in possesso di caratteristiche psicologiche sovrapponibili a quelle di “Pilla”. In entrambi i casi, infatti, parliamo di tecnici disponibili al contatto umano e capaci di intrattenere relazioni coi giocatori. Tra l’altro, ho avuto la fortuna di essere allenato da Recalcati nel raduno pre-olimpico di Atene 2004 e in quell’occasione ebbi modo di saggiare sia le sue qualità tecnico-tattiche che il suo temperamento sempre misurato e controllato».

Simone Cotani e l’annosa questione del ruolo: che cosa succederà nella prossima stagione?

«Difficile e prematuro, oggi, parlare di ruoli e di posizioni da mantenere sul parquet. Però, se quello che mi sono messo alle spalle serve a qualcosa, allora dico che giocare da numero 3 o da numero 4 personalmente farà poca differenza. Ho dimostrato che, in presenza di particolari esigenze tattiche, sono in grado di evoluire in entrambi gli "spot". Quindi, a conti fatti, deciderà l’allenatore: a me, quello che interessa, è solamente giocare ed essere utile al gruppo».

Massimo Turconi

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