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Gek Galanda ha un sogno


Lucaweb

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Sempre sedotti dal cosiddetto "fattore umano", da anni apprezziamo Giacomo Galanda. "Gek" conosciuto nella prima apparizione, quella del ’99, era un ragazzo educato, un po’ taciturno, talento puro in via di formazione. Uno più pronto ad ascoltare che ad intervenire. Quello della seconda reincarnazione varesina, cominciata nel 2006, è un uomo sempre educatissimo, umile e disponibile, diventato nel frattempo leader autorevole, ascoltato, ammirato. Uno di scarne parole, ma di efficaci concetti. Ovviamente, tratto comune, a legare insieme le due epoche di Galanda, l’intelligenza. Quindi, chi più di Giacomo può raccontare le cose importanti accadute in Pallacanestro Varese nell’ultima dozzina d’anni? Chi più di Gek, transitato sempre con ruoli da protagonista dall’esaltazione dello scudetto 1999 alla vergogna nera della retrocessione 2008, alla gustosa rivincita della vittoria in LegAdue nel 2009, può trasmettere un briciolo di senso di appartenenza?

Chi, meglio di lui, può oggi fotografare la situazione di casa Cimberio?

«Non mi piace parlare del passato perché una caratteristica degli sportivi è, dev’essere, quella di dimenticare in fretta gli avvenimenti di ieri, vittorie o sconfitte che siano, e prepararsi a ricominciare da capo ogni volta. Tuttavia, dello scorso anno mi piace sottolineare come, nel buio di una stagione sfortunatissima, luccichi come un diamante il comportamento del pubblico di Masnago che nel finale di stagione, capite le nostre difficoltà, ci è stato sempre vicino e in occasione del match decisivo contro Cremona ci ha sostenuto e, alla fine, ha fatto festa con noi. Tutto molto bello…».

Lei non vuole parlare del passato ma, ci perdoni, come si fa quando di mezzo ci sono Recalcati e, ça va sans dire, tre scudetti e una sfilza di allori conquistati con la Nazionale? Che cosa pensa del ritorno di Charlie a Varese?

«Con Carlo ho diviso i momenti più belli della mia carriera ma, come dicevo prima, Varese 1999, Fortitudo 2000, Siena, Atene 2004 e così via rappresentano solo bei ricordi che, oggi, contano poco. Invece, per rispondere alla seconda domanda, dico che mai mi sarei aspettato di rivedere Recalcati nelle vesti di allenatore a Varese, un po’ perché a giugno il suo nome non compariva nella folta rosa dei possibili candidati; un po’ perché pensavo che Charlie fosse destinato ad una panchina diversa da quella del PalaWhirlpool. Però…».

Però?

«Da quello che mi ha detto Cecco Vescovi, Carlo, tra tutti gli allenatori interpellati, è stato l’unico capace di allinearsi fin da subito alla filosofia societaria».

Lei che Recalcati ha ritrovato?

«Carlo è motivatissimo,voglioso di rimettersi in gioco nel club dopo la parentesi azzurra e cambiato tecnicamente rispetto a Siena. Facciamo cose nuove e, come sempre, Recalcati si dimostra uomo intelligente, flessibile, capace, grazie all’enorme all’esperienza acquisita, di porsi nel miglior modo nei confronti di chiunque. Ma, di più, oggi mi sembra abbia dentro una serenità e una consapevolezza che gioveranno a tutto l’ambiente».

Da capitano, a poche ore dal via del campionato, le chiediamo di regalarci una breve panoramica sul gruppo...

«In tutta sincerità: questa squadra mi intriga. L’edizione con Collins era forse più bilanciata, ma il povero Dwayne, un marmo grezzo tutto da modellare, fisicamente era un giocatore ad altissimo rischio. L’edizione attuale ha tanti "numeri 4" ma l’abbondanza deve diventare un valore, non un motivo di competizione interna e sono sicuro che tutti - Antonelli, Cotani, Fajardo, Kangur, Slay e il sottoscritto - sapremo adattarci alle esigenze tecniche e alle richieste di Recalcati. Da capitano apprezzo tantissimo l’atteggiamento dei nuovi perché Goss, Rannikko, Righetti e Kangur si sono posti benissimo nei confronti della squadra, mentre tutti noi "vecchi" stiamo cercando di passar loro le lezioni fondamentali: cos’è Varese, la sua tradizione, il suo pubblico e le aspettative, sempre elevate, che città e società nutrono nei nostri confronti. Nella speranza, tutti insieme, di dar forma al mio ultimo sogno da giocatore: riportare Varese in Europa».

Massimo Turconi

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