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Amici miei.

Non serve aggiungere altro, se non un enorme "Grazie".

Io "qulacosina" la aggiungerei :

- La grande guerra

- I soliti ignoti

- Il marchese del Grillo

Un gigante....

:frantics::clap[1]:

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Io "qulacosina" la aggiungerei :

- La grande guerra

- I soliti ignoti

- Il marchese del Grillo

Un gigante....

:frantics::clap[1]:

Guardie e ladri

L'armata Brancaleone

Un borghese piccolo piccolo

Bertoldo Bertoldino e Cacasenno

Speriamo che sia femmina

Parenti serpenti

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Rubare è un mestiere impegnativo, ci vuole gente seria, mica come voi! Voi, al massimo... potete andare a lavorare!

Ciao e grazie per averci fatto divertire.....

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Anche "Ho fatto splash" era suo?

Cattiva questa ...

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Maestro mio, non mi stupisce quel volo nel vuoto. Uno che ha passato la vita nel pieno delle cose, per l’antica legge mai scritta delle contrapposizioni, produce un innato istinto ad abbandonarsi nel niente che può rappresentare l’asfalto di un cortile. Me l’aspettavo. Ricordo un pomeriggio nel salotto di un’amica comune che piangeva disperata il divorzio dal marito appena avvenuto. Con la solita lucidità, senza scomporti e con cinica ammissione la redarguisti.

«Si finisce tutti in un loculo - le dicesti - stai qui a frignare e non ti accorgi che la vita è bella anche nel dolore».

L’hai amata molto la tua vita, Maestro, al punto di sentirla tua e solamente tua fino all’ultimo momento. Non condivido il gesto, l’accetto per l’affetto e l’ammirazione che mai ti ho fatto mancare. Hai riempito sale da cinema e stanze da tv per una vita intera. Hai catturato di Totò le ultime smorfie, lo sguardo di Walter Chiari, gli ammiccamenti di Tognazzi, l’intensità di Mastroianni, la cinica ironia di Sordi, la fisicità di Gassman e hai convissuto l’arte di tanti altri grandi.

«Viviamo tutti in un fosso, ma alcuni guardano le stelle» - scrisse Oscar Wilde. Tu le hai dirette tutte. Ciao Maestro.

Ombretta Colli

Posted (edited)

mercoledì 01 dicembre 2010, 08:00

Un ritratto perfetto dell’indole romana

di Nicola Porro

«Chevvoi scopa?». Prendete una frase un po’ scemotta, mettetela in bocca ad Alberto Sordi e fatela girare a Mario Monicelli: ne esce un capolavoro.

«Tu sii giudio e l’antenati tui hanno costruito la croce con cui hanno ammazzzato Gesù Cristo. Potrò esse ancora un po’ incazzato?» si chiede Onofrio marchese del Grillo duca di Bracciano, guardia nobile e cameriere segreto di sua santità Pio VII. Che non vuole pagare il suo conto. E ad Aronne Piperno, che insiste: «Bella la bbuaserì, bella la cassapanca, bella la libbreria, bello tutto, ma io nun te pago. Mo te spiego la procedura -dice il Marchese - Io i soldi nun li caccio e tu nun li becchi. Te ne devi annaaaa».

Il marchese del grillo è un grandioso film romano e sia pur girato in un palazzo Toscano raccoglie grazie a Monicelli il succo dell’indole capitolina. Tutto è raccontato con gli occhi della Roma papalina. Che resta e rimarrà l’unica Roma che ha contato. Certo, poi sono arrivati i Savoia, Porta Pia e il generone: ma si tratta pur sempre dei camerieri o al più dei contabili di Onofrio del Grillo. È una Roma favolosa quella di Monicelli. Fermarsi alla burla e al tono scherzoso è come fermarsi a Sergio Leone pensando che la battuta di Noodles «sono andato a letto presto» sia un frizzo di varietà. No, la Roma di Monicelli è quella che si trova nei meccanici delle traverse di Via Giulia. È la Roma del Caminetto, il ristorante dei Parioli, ma anche di Perilli la trattoria del Testaccio. Il Marchese del Grillo è il buttafuori del Piper e insieme il pariolino che fa la fila con la Ralph Loren. È indolente, ma giocoso. È curioso, ma eternamente stanco. Poche città come Roma, danno un imprinting così forte a chi ci vive. E pochi popoli come i romani assorbono il passo di una città antica. Monicelli ci racconta le gite in carrozza del Marchese tra i fori: le stesse che compiono tutte le mattine i romani tra il traffico e i pizzardoni. Ma anche la sciatteria di una popolazione che è abituata a tutto e che si può allegramente permettere di bruciare i suoi antichi pezzi di antiquariato.

Monicelli ci racconta la nobiltà romana, quella nera, quella vera e il papa: quello secolare. La fame di novità, l’illusione della Parigi napoleonica, ma anche e soprattutto la comodità del proprio palazzetto. «Vuoi Scopa?» si chiede il Gasperino il carbonaro che per una notte ha sostituito il marchese? Potrebbe essere la battuta di uno dei nuovi borgatari strafatti raccontati da Walter Siti. È sempre quella roba là. È come un centralinista che vi risponda esclamando: «Diiiicaa». «Voi scopà», «Diiiicaa», sono la stessa cosa: l’indolente cantilena del romano. Ve le immaginate in bocca ad un milanese?

«Io so io, e voi nun sete ’n cazzo» dice il Marchese ad una folla di «plebei» con cui aveva iniziato una rissa. È un piccolo sfregio: Sordi si gira. Lentamente. E maramaldeggia al suo rissoso pubblico.

Viene da immaginarlo, così, oggi, Monicelli: «Io so io, e voi nun sete ’n cazzo».

Edited by ROOSTERS99
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Maestro mio, non mi stupisce quel volo nel vuoto. Uno che ha passato la vita nel pieno delle cose, per l'antica legge mai scritta delle contrapposizioni, produce un innato istinto ad abbandonarsi nel niente che può rappresentare l'asfalto di un cortile. Me l'aspettavo. Ricordo un pomeriggio nel salotto di un'amica comune che piangeva disperata il divorzio dal marito appena avvenuto. Con la solita lucidità, senza scomporti e con cinica ammissione la redarguisti.

«Si finisce tutti in un loculo - le dicesti - stai qui a frignare e non ti accorgi che la vita è bella anche nel dolore».

L'hai amata molto la tua vita, Maestro, al punto di sentirla tua e solamente tua fino all'ultimo momento. Non condivido il gesto, l'accetto per l'affetto e l'ammirazione che mai ti ho fatto mancare. Hai riempito sale da cinema e stanze da tv per una vita intera. Hai catturato di Totò le ultime smorfie, lo sguardo di Walter Chiari, gli ammiccamenti di Tognazzi, l'intensità di Mastroianni, la cinica ironia di Sordi, la fisicità di Gassman e hai convissuto l'arte di tanti altri grandi.

«Viviamo tutti in un fosso, ma alcuni guardano le stelle» - scrisse Oscar Wilde. Tu le hai dirette tutte. Ciao Maestro.

Ombretta Colli

:lol:

E di chi sarebbe stata la vita di Mario Monicelli, se non di Mario Monicelli stesso?

C'è da riflettere su un paese (che non è l'unico, certo) che costringe un uomo di 95 anni, malato terminale, a farla finita buttandosi dal balcone piuttosto che nel letto di casa propria, nel momento da lui stabilito, dopo aver salutato i propri cari.

Ciao Maestro.

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:sick:

E di chi sarebbe stata la vita di Mario Monicelli, se non di Mario Monicelli stesso?

C'è da riflettere su un paese (che non è l'unico, certo) che costringe un uomo di 95 anni, malato terminale, a farla finita buttandosi dal balcone piuttosto che nel letto di casa propria, nel momento da lui stabilito, dopo aver salutato i propri cari.

Ciao Maestro.

Cioè ??

Lo stato avrebbe dovuto fornirgli una qualche "buona morte" nel suo letto ??? :huh:-_-

P.S.:...... ciao davidone !!! ^_^ tutto ok ??

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Sì Roo, intendevo proprio dire ciò.

@ Ponch: Io non sono un medico, ma giornali e wikipedia riportano "tumore alla prostata in fase terminale". Tu che invece sei destro-clericale, come la leggi? :sick:

Roo: solo 4 lettere, SPQI - Sono Pazzi Questi Inglesi.

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Perla di Facci !! :P:huh:

Amici suoi

di Filippo Facci

Cara Conchita, ciao, sono il Monicelli, sono l’anima de li mortacci tua, sono il Mario, quello hai evocato nel tuo editoriale sull’Unità che hai titolato «Caro Mario» per scassarmi i coglioni - scusami - anche da morto: sono qui in Purgatorio che sbrigo scartoffie (stavo per entrare in Paradiso, ma la Binetti e la Roccella hanno fatto ricorso) e voglio dirti che no, ascolta, la devi piantare di associarmi a ’sti giovinastri che occupano stazioni e autostrade spaccano vetrine e rovesciano autoblindi, tu non l’hai letta la mia ultima intervista che ho rilasciato per il libro «Gioventù sprecata» nel giugno scorso: dico che oggi i giovani sono «disinteressati a tutto, gran mammoni viziati, isolati, adagiati sul consumismo, senza interessi, senza il coraggio di dire niente, incapaci di avere qualcosa da dire in contrasto con gli altri».

E tu mi associ a ’sti pecoroni con lo zainetto firmato, a me che di sinistra lo fui davvero, a me che Benigni mi sta qua, a me che sdoganai l’Alberto Sordi che voi morettiani avete snobbato esattamente come Totò e Pietro Germi, a me che già nel ’77 vi spiegai tutto di quel «Borghese piccolo piccolo» che non vi votava e non vi vota, a me che l’odiato maschilismo l’ho fatto trionfare in «Amici miei», a me che devo pure leggermi i tuoi editoriali, adesso, in cui spieghi che

terapia tapioco come se fosse Antani. A me: che io so’ io, e voi siete Conchita.

02/12/2010

Posted
Perla di Facci !! :P:huh:

Amici suoi

di Filippo Facci

A me: che io so’ io, e voi siete Conchita.

02/12/2010

Magnifico.

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