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Viaggiare senza meta ma in prima classe


Lucaweb

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di GIANCARLO PIGIONATTI

Saliti alla stazione di partenza senza biglietto né una destinazione dichiarata, gli uomini di Carlo Recalcati stanno viaggiando forte, ben oltre una certa tabella di percorrenza.

Il biglietto lo si può sempre fare sul treno in corsa, nel frattempo il rapido biancorosso ha saltato le fermate (si fa per dire) di Siena e Treviso, per dire di due avversarie non pronosticate - al di là di ogni intento di vittoria - fra le battibile da una teorica Cimberio.

Già, sono proprio questi i punti che collocano Varese, e superbamente, al secondo posto (stando alla classifica di Legabasket), ovviamente tra ammirazione e stupore, ben al di là del comune sentire dei superottimisti di parte.

Sarà felice il sciur Cimberio bello comodo, con tutti i consorziati, nelle carrozze di testa e di prima classe, mentre pensa a una destinazione da sogno. Per una volta, soddisfatto del proprio nome, ben scritto lassù, si può permettere bei pensieri, anche per un certo vantaggio su convogli robusti e di lusso ma attardati o non partiti. Basti pensare a Treviso e Caserta, accreditabili in zona play off ma a fari spenti o di coda, il che non cambia la sostanza di una partenza, quella di Varese, che sta sconvolgendo alcune gerarchie prefigurate.

L’obiettivo resta una salvezza sana e in letizia, il campionato deve ancora salire agli irti colli ma una così convincente graduatoria può diventare un marchio di fiducia per squadra e piazza e di rispetto o addirittura timore per gli avversari. Le convinzioni crescono nei cicli virtuosi, le paure in quelli viziosi, come se ne sono vissute in tribolate stagioni.

Certo, in un campionato ancora un po’ labile per rapporti competitivi fra molte squadre, la carta imprevisti sta pur sempre lì, a preoccupare chi partecipa a un gioco così lungo e pieno di sorprese.

Dunque, avanti così, leggeri di testa ma concentrati su un amor proprio che ripaga, dovendo evitare con cura eventuali mete da perseguire, come quella, spesso nefasta, di una qualificazione alle finali di Coppa Italia che, solo a ricordarle, fa venir su il panettone dello scorso Natale.

Si viva, com’è accaduto domenica a Masnago, di entusiasmi alla giornata, da coltivare come spot utili per attrarre nuovi soci e più spettatori, ovviamente senza preclusioni a nobili traguardi ma nemmeno repentine depressioni in caso di infilate atroci.

Dunque, anche Brindisi è stata ridotta alla ragione d’una Cimberio segnata sul campo dal suo invidiabile e tosto equilibrio, attraverso assetti ben schierati dall’allenatore, quindi gli acuti del solito immenso Thomas (nella foto Blitz) e dell’istrionico Slay, il più affilato dei "lunghi coltelli" biancorossi.

Sin qui, anche per alcune fortunate situazioni, l’assenza di un pivot vero ha avuto l’effetto del novantun al lotto ma questa resta una verità parziale anche se, ora come ora, vincente.

Stavolta Varese non ha dovuto compiere recuperi, avendo sottomesso per tempo i pugliesi, persino impigliatisi nella ragnatela Cimberio: vien da chiedersi come Brindisi abbia speso molto più di Varese per appropriarsi di elementi, come Diawara, "indigeribili" per il loro modo di porsi in gara. Se li potevano risparmiare tutti quei soldi, dovendo invece risaltare gli "acquisti" biancorossi, pur con comprensibili timori sulla loro tenuta da usura ma, nel frattempo, talento, personalità e mestiere esaltano il contegno degli uomini di Recalcati, evidentemente molto attaccati alla propria maglia. Che, oggi, è anche quella di Varese.

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